La storia della letteratura americana è il racconto del cammino ricco, accidentato e contraddittorio che ha portato alla costruzione di una nazione dalle mille voci e dalle mille etnie. In questo volume, quattro fra i massimi americanisti italiani ripercorrono con chiarezza e competenza l’intenso sviluppo della cultura statunitense: dalla nascita di una letteratura nazionale agli intrecci tra Nuovo e Vecchio Mondo, dal realismo del primo Novecento alla generazione beat, gli autori descrivono l’unicità di grandi scrittori come Twain, Hemingway, Salinger e Philip Roth, e allo stesso tempo narrano le trasformazioni e il fascino di quel tessuto magmatico e polifonico che ancora oggi continua a rinnovare gli orizzonti culturali di tutto il mondo.
Questo saggio racconta l’avvincente percorso della letteratura americana nel tentativo di acquisire dignità e prestigio artistico in seguito alla guerra contro l’Inghilterra. Nel creare una voce Nazionale che non le faccia provare quel senso di inferiorità che la attanaglia da decenni, ed è legata a doppio filo con la smania di grandezza che ha accompagnato questo paese fin da quando ha ottenuto l’indipendenza. Un processo di creazione dell’identità che ha portato questa nazione, e la sua personale concezione dell’arte, ad avere un’egemonia culturale difficilmente scalfibile. Che riprendendo gli stilemi della madrepatria ha saputo poi crescere autonomamente, influenzata da una straordinaria Storia nazionale — nel bene e nel male — colma di contraddizioni, offuscata da ombre che hanno nascosto per decenni negli angoli bui il marcio che si nascondeva dietro il sogno americano, che è esistito solo nella pubblicistica di fine ottocento e del ventesimo secolo, che ha portato la popolazione ad aumentare a dismisura creando sacche di dolore e povertà mai sanate. Ma dal fango, come spesso accade, nascono nuovi germogli, e dopo ogni caduta (le frequenti crisi finanziarie), in questo paese è nata una nuova generazione di scrittori, che hanno saputo raccontare i drammi e le storture di quei conglomerati cittadini corrotti — Upton Sinclair, per esempio —, l’alienazione prima e la fuga verso ideali di libertà che poi si sono rivelati un fuoco fatuo (Beat Generation), ma che hanno dato il via a processi di emancipazione per molte minoranze.
È vero, come hanno scritto altri lettori, che spesso si parla degli scrittori in modo riduttivo, ma è anche vero che una Storia della letteratura non può essere affrontata in 688 pagine in modo esauriente, specie quella americana, intrisa com’è di sincretismo religioso, popoli creoli, minoranze come quella afroamericana (che definire minoranza è un po’ azzardato visto il numero di persone appartenenti alla popolazione di origine africana) e minoranze quindi con una accezione non numerica ma con la definizione data ai soprusi; gli appartenenti alle nazionalità di origine cinese, giapponese, tedesca (la nazionalità più presente), senza tralasciare gli italiani, che hanno prodotto anch’essi della letteratura di interesse internazionale. Il libro affronta un periodo storico ampio, includendo nel novero anche poesia e teatro. E se la poesia è ovviamente rappresentata, fa un po’ storcere il naso il teatro, non per mancanza di considerazione per il suo lato ovviamente letterario, ma perché a differenza della letteratura «classica», non possiamo recuperare gli spettacoli, come facciamo oggi con il cinema di ogni tempo, e anche se la scrittura teatrale si può leggere senza vederne la messa in scena, personalmente avrei dedicato più spazio ad altri argomenti.
Una cosa che invece mi è piaciuta molto è l’attenzione che i relatori di questo saggio hanno usato verso il contesto storico, raccontando, anche se brevemente, le vicende che hanno fatto da contorno o hanno formato la nascita di nuova letteratura. Tratta quindi quasi tutti gli scrittori conosciuti e quelli che qui in Italia non sappiamo nemmeno chi siano o che hanno ricevuto solo qualche attenzione da editori minori, Main Street di Sinclair Lewis, per esempio, o alcuni lavori di Stephen Crane. Fortunatamente, negli ultimi anni, il termine dei diritti editoriali di alcuni autori ha fatto decidere a molte case editrici di tradurre (spesso non con molta cura) opere che non erano mai state pubblicate nel nostro paese, o che risultano introvabili.
Trovo quindi questo saggio ben fatto, al netto di strane esclusioni — Bukowski, citato fugacemente in un capitolo riguardante la poesia. Sono tanti gli scrittori che ho appuntato con intenzione di leggere e altri che gridano vendetta per una mancata traduzione e che sono terribilmente interessanti. Ci sono poi delle curiosità intriganti, come l’esistenza di altri due libri su Tom Sawyer, scritti sempre da Twain, ma che sono solo delle pallide reincarnazioni senza mordente che avrebbe fatto meglio a non pubblicare, ma i problemi personali e finanziari lo indussero a tentare il ritorno a quella letteratura che gli diede il successo.
Si legge veramente d’un fiato, e pur conoscendo molti degli autori, è sempre piacevole leggerne delle analisi.
Buon manuale, ottimo per chi si avvicina per la prima volta alla letteratura nordamericana e forse un po' riduttivo per tutti coloro che la letteratura nordamericana la masticano già da un bel pezzo. Unica pecca: troppo riassumere e alcuni passaggi e autori liquidati troppo velocemente, probabilmente un po' superflue le eccessive digressioni su poesia e teatro.
Buon manuale anche se un po' caotico, me lo hanno assegnato come libro di testo per un esame di letteratura angloamericana. Condensa tanti autori in poche pagine e a volte risulta confusionario. Alcune delle parti sul teatro sono incomprensibili se non si ha una conoscenza di base degli autori di cui si parla, mentre le parti dedicate alla letteratura ebraica americana forse sono un po' troppo stringate. Interessante il percorso sul black movement e le parti dedicate al contesto generale, un po' troppo sintetiche le parti dedicate ai singoli autori. Ma è un ottimo punto di partenza per approfondire una volta che si ha un'infarinatura generale.
Questo manuale di storia letteraria americana - o perlomeno quella parte del manuale che sto utilizzando e che tratta della seconda metà del ventesimo secolo - è tanto carente e caotico quanto invece sono completi, piacevoli e chiari gli scritti di Fernanda Pivano sugli stessi argomenti.
3,5 in realtà. Alcune parti trattate meglio che altre. La parte post seconda guerra mondiale molto confusa e incentrata su tendenze varie in modo caotico e dispersivo. Sinceramente dopo la beat generation mi sono un pochino persa e la lettura dell'ultima sezione è stata per me sofferente.Sinceramente per come è fatta la parte finale sarebbe stato meglio non averla nel manuale a questo punto. Mi rendo conto che non è facile condensare tutto in un manuale e che lo scopo dello stesso è quello di invitare all'approfondimento di quanto interessa di più, ma sarebbe consigliabile che la parte dalle origini al secondo dopoguerra e quella più moderna( dagli anni 60 in poi) fossero trattate in volumi separati per dare a chi ama uno o l'altro periodo la possibilità di approfondirlo meglio o di decidere scientemente di acquistare entrambi qualora lo desiderasse. Si potrebbe così snellire il numero di pagine per periodo o decidere di tenere lo stesso numero con maggiori approfondimenti per ciascuno dei periodi.
Un bel manuale per avere un’infarinatura della letteratura americana, anche se soprattutto nella seconda parte si sofferma su autori e tematiche che a me non interessavano molto. Sicuramente utile come manuale da consultare di volta in volta, anche per approfondire alcuni autori.