Piacere di conoscervi, fratelli Corsaro!
Roberto, il maggiore, è avvocato, serio e composto, tutto casa lavoro e chiesa, vive con il desiderio di avere un figlio; Fabrizio, il minore, è giornalista di nera, eterno fanciullo e donnaiolo perso, e ama il suo lavoro.
Non hanno nulla in comune se non la determinazione di vederci chiaro in situazioni che di chiaro hanno ben poco.
Come i casi, che li vedono coinvolti e affiancati, della morte di due donne a pochi giorni di distanza che pare non abbiano connessioni. E invece di connessioni ce ne sono eccome! Basta cercarle avvalendosi anche degli aiuti giusti.
Racconto a due voci, a cui l’autore ha saputo dare le caratteristiche peculiari di chi parla; sembrano quasi due scritture diverse, una seriosa l’altra frizzante, in netta contrapposizione. E questo mi è piaciuto molto.
E che dire dell’ambientazione palermitana? Io, con un pizzico di nostalgia, mi sono ritrovata il questo stralcio:
Palermo è una vecchia aristocratica caduta in miseria che nessuno si fila più e che vive di ricordi, dei fasti dei gloriosi giorni che furono, e contemplando i gioielli di famiglia e la mobilia d’antiquariato si scorda per un po’ che le mura di casa sono crepate e il tetto sta cadendo a pezzi.
Trama convincente, personaggi che hanno carisma ognuno a modo suo (ma io preferisco Fabrizio!); la soluzione è facile da capire, ma resta il fatto che ci si deve arrivare per finire il libro, chiuso con soddisfazione e promosso, tanto da voler continuare presto la serie.