Mi spiace non esser riuscita a scrivere a caldo quello che questo libro mi aveva smosso, perché mi rendo conto, adesso, che sono passate due settimane, che tutto si è sopito, purtroppo è stata pure una scelta mia consapevole perché temevo di essere troppo pesante e di “pancia” e volevo essere più pacata, più razionale - cosa che devo ricordarmi di non fare mai più e continuare a buttarmi di getto in tutto, sempre, vita compresa.
Ho scelto di leggerlo perché diversi elementi mi attraevano tantissimo:
la fama di Lagioia
gli elogi a questo libro, letti in rete, da quasi tutti
un fatto di cronaca molto recente che mi incuriosiva vedere come veniva rielaborato da uno scrittore ritenuto di un certo livello (del caso in sé mi interessava poco e nulla, se non quel poco che ho letto a suo tempo – amo la criminologia, ma non il voyerismo, sinceramente -.)
Un libro che non ha soddisfatto, una, dico una, delle mie aspettative.
Un libro che mi ha deluso e infastidito profondamente.
Unico pregio, si fa per dire, si fa divorare.
In certi momenti il ritmo incalzante, ipnotico, per me è fondamentale, perché mi porta lontano dai miei pensieri, dalle cose che in quel momento mi opprimono, potessi andrei a farmi una bella corsa come negli anni della giovinezza, ma non posso, quindi mi butto su altro che mi annienti il logorio della mia mente e certi libri sono ottimi strumenti. Questo lo è. Lo inizi e non smetteresti mai di leggerlo.
Peccato però che non è una peculiarità di qualità, per me, questa caratteristica. E' solo un buon ritmo di annientamento mio mentale. Nei thriller è fondamentale, cerco adrenalina. Cerco annientamento, sono storie che voglio che mi annullino, forse un po' come da ragazzina gli horror che mi tenevano incollata alla tv.
Ma questo libro non è un horror, non è fiction, non è invenzione, è un fatto di cronaca terribile che ha distrutto quattro famiglie (si dice tre, le famiglie dei due assassini e della vittima, ma non credo che la famiglia della fidanzata di Varani, ne sia uscita leggera, felice e allegra). Un escamotage letterario che ti porta a dimenticarti che stai leggendo una storia vera e non un buon thriller. Una storia vera, dove genitori, amici e fidanzata sono ancora vivi e a 5 anni dal delitto, immagino ancora immersi in un dolore che per alcuni di loro non avrà mai più fine.
Questo è ciò che mi ha portato ad avere un fastidio profondo per come si è scelto di raccontare il tutto. Un racconto morboso, voyeristico, dove si è andati a riportare in modo pedante particolari inutili, dove ci si è ostinati a voler raccontar nei dettagli tutto.
Era necessario? Secondo me no.
Per carità, ottimo lavoro da parte di Lagioia, un lavoro certosino, che in una tesi compilativa avrebbe avuto un ottimo voto, ma assente di una profondità di sguardo, di analisi, di rielaborazione del tutto. Ossia quello che cercavo io.
Cosa mi interessa una ricostruzione pedante – che vuole passare per oggettiva, quando poi si sente benissimo che si è preso le parti di Prato e si giudica, invece, la vittima, dove per Prato si arriva a empatizzare e invece per Varani, no?- che potrei recuperar facendomi una ricerca in rete? (Apritevi i video su youteber sull'argomento e vi ritroverete poi gli stessi riportati nel libro, così, tanto per dire).
Avrei apprezzato un romanzo ispirato al fatto di cronaca, dove lasciar credere, intendere, che magari i particolari morbosi, i dettagli inutili, potessero essere frutto di fantasia e non reali, perché? Per rispetto di chi ancora è vivo.
Avrei apprezzato che la vicenda – conosciuta da tutti e facilmente recuperabile on-line – fosse stata raccontata in meno pagine, per dare spazio alle riflessioni dell'autore, perché per me questo è ciò che da senso a un'operazione del genere calandola, nel caso, nella Letteratura. Mi è sembrato di leggere un reportage di un rotocalco pomeridiano, una di quelle cose squallide che va a cercare il marcio restando nella superficialità più superficiale (ci vole Lagioia per dire che il male alberga in tutti noi, che potremmo essere tutti ipotetici assassini? che spesso i figli di papà che hanno soldi sono persone profondamente infelici? Che i rapporti genitori\figli possono creare personalità di vario genere tra le quali pure assassini?).
Vogliamo parlare di come sia pedante la Roma infestata da topi e gabbiani? Come sia banale vedere il paesaggio come riflesso di un malessere omicida?
E l'olandese?
Ci sarebbe da parlare della parte di autofiction, ma spoilererei l'unica cosa che forse non sapete, ma che, sempre assolutamente secondo me, sembrano più un pretesto per voler dare un senso profondo a un'opera che in realtà non c'è.