La Foresta Trabocca parla di uomini e di donne, soprattutto di donne.
Parla dell'intimità dei problemi di coppia, delle dinamiche delle relazioni, coniugali ed extra-, dell'incomunicabilità tra partner, della manipolazione dell'individuo forte dei due sull'altro.
Parla di come non si dovrebbe mai finire a perdonare tutto in nome dell'amore, di come l'amore vada coltivato da entrambe le parti, di come sentirsi invisibili agli occhi dell'altro possa portare a una rabbia incontenibile, traboccante. Di come non si dovrebbe mai sottostare a regole che non si ha mai accettato. Di come il consenso sia sempre, sempre indispensabile.
Parla dei ruoli che la società (soprattutto giapponese) ha attribuito alla donna: una figura mite, pacata, che non alza la voce, che non ha opinioni forti anzi, non ne ha affatto, sostiene quelle del marito; una figura che deve essere vuota, pronta ad accogliere ciò che il marito ha da offrirle. Parla della donna vista come figura materna in una relazione etero, che si deve prendere cura del marito, pronta a consolarlo e ascoltarlo e che viene vista come "ancora" per l'ideale di famiglia, come detentrice delle responsabilità della casa e della coppia. E in quanto àncora, viene percepita pesante, qualcosa da cui scappare, di cui liberarsi per sentirsi sereni e da cui puntualmente tornare per svuotarsi del proprio malessere. Vivere senza una donna in casa è da falliti.
E parla anche della donna nell'ambiente lavorativo, nel quale dovrebbe essere sorridente, non esporsi troppo, non imporsi sui colleghi maschi e non dovrebbe ambire troppo a fare carriera.
Infine, parla anche di come gli uomini sono vittime loro stessi della mascolinità tossica che impone loro standard di virilità che si riflettono nel loro comportamento nel quotidiano. Alcune cose sono da femmine, altre da maschi e i maschi che fanno cose da femmine non sono degni di essere chiamati uomini. I romanzi rosa, i fiori, la moda sono da femmine. Essere innamorati, provare emozioni, piangere è da femmine.
Il gaslighting e il victim blaming in questo libro (visti ovviamente con occhio critico) mi hanno fatto ribollire il sangue nelle vene. Una parte di me è entrata in perfetta sintonia con questo libro perché la rabbia della protagonista, il suo sgomento e la sua frustrazione le ho vissute anch'io.
La scrittura è molto evocativa. Il pretesto weird per la trama funziona benissimo, una metafora perfetta che permette di giocare anche sul filo del realismo magico, mischiando realtà e immaginazione, presente e passato in un mondo onirico immerso nelle piante della foresta.
In sostanza: l'ho amato, tantissimo. Letto al momento giusto.
Grazie Add.