Composta sotto la protezione di Margherita di Valois e considerata come il più filosofico tra i Saggi, l’Apologia di Raymond Sebond costituisce un’ampia indagine sulle conseguenze legate alla presunzione umana di conoscere le cose per come sono in se stesse e giungere a una verità fissa e stabile. Attraverso una celebrazione del pirronismo e prendendo come pretesto la Theologia naturalis, sive liber creaturarum di Sebond, Montaigne ci presenta una raffinata riflessione sulla vanità del sapere umano e discute le ragioni dell’ingiustificata subordinazione della razionalità delle bestie a quella dell’uomo. Le conseguenze di questa presunzione, lungi dall’essere criticate in nome di una speculare ignoranza, rappresentano la cifra della multiformità e della complessità della nostra esistenza, oltre che delle smisurate ambizioni della ragione umana. Così, se è vero che la presunzione di sapere è «la peste dell’uomo», è altrettanto vero che è la vanità della ragione ad aprire lo spazio per l’indagine e l’esperimento. La ricerca del senso, che esprime un movimento continuo e non riconosce una verità stabile, passa per un’interpretazione critica delle grandi questioni che hanno animato la riflessione filosofica e si incrocia con i temi che costellano le domande sul senso del nostro come può il sapere aiutarmi a dare senso ai problemi concreti della mia vita? A cosa serve la filosofia? In che cosa la razionalità umana diverge da un’istintualità puramente animale? L’Apologia di Raymond Sebond rappresenta il settimo e ultimo volume dei Saggi di Montaigne, dopo Coltiva l’imperfezione, La fame di Venere, Sopravvivi all’amore, Scopri il mondo, Costruisci te stesso e Filosofia come arte di vivere. Con il suo consueto stile brillante e i suoi molteplici riferimenti alla tradizione classica, Montaigne ci porta nuovamente a esplorare i limiti della nostra capacità di interagire con il mondo e nel mondo, con l’obiettivo di stimolarci a concepire alternative sostenibili per dare nuove forme alla nostra vita.
Sembra che la presunzione sia l’unico dono che la natura ci ha fatto per consolarci del nostro stato miserabile e meschino. Epitteto dice che l’uomo non ha nulla di veramente suo se non l’uso delle proprie opinioni. Non disponiamo che di vento e fumo. La filosofia dice che gli dèi hanno la salute per essenza e la malattia per conoscenza. Al contrario l’uomo possiede i suoi beni per fantasia e i mali per essenza. È stato giusto valorizzare le forze della nostra immaginazione. I nostri beni, infatti, non sono che sogno.
Michel Eyquem de Montaigne (1532-1592) was one of the most influential writers of the French Renaissance. Montaigne is known for popularizing the essay as a literary genre. He became famous for his effortless ability to merge serious intellectual speculation with casual anecdotes and autobiography—and his massive volume Essais (translated literally as "Attempts") contains, to this day, some of the most widely influential essays ever written. Montaigne had a direct influence on writers the world over, from William Shakespeare to René Descartes, from Ralph Waldo Emerson to Stephan Zweig, from Friedrich Nietzsche to Jean-Jacques Rousseau. He was a conservative and earnest Catholic but, as a result of his anti-dogmatic cast of mind, he is considered the father, alongside his contemporary and intimate friend Étienne de La Boétie, of the "anti-conformist" tradition in French literature.
In his own time, Montaigne was admired more as a statesman then as an author. The tendency in his essays to digress into anecdotes and personal ruminations was seen as detrimental to proper style rather than as an innovation, and his declaration that, "I am myself the matter of my book", was viewed by his contemporaries as self-indulgent. In time, however, Montaigne would be recognized as embodying, perhaps better than any other author of his time, the spirit of freely entertaining doubt which began to emerge at that time. He is most famously known for his skeptical remark, "Que sais-je?" ("What do I know?").
Remarkably modern even to readers today, Montaigne's attempt to examine the world through the lens of the only thing he can depend on implicitly—his own judgment—makes him more accessible to modern readers than any other author of the Renaissance. Much of modern literary nonfiction has found inspiration in Montaigne, and writers of all kinds continue to read him for his masterful balance of intellectual knowledge and personal storytelling.