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Il regno di Op
Quando stai per avere un figlio lo sai che ad aspettarti c'è l'uragano. Sai che alla meraviglia si mescolerà la fatica delle notti in bianco, dei pianti incomprensibili e del tempo che sparisce. Quello che non ti aspetti, mai, è che da un giorno all'altro l'uragano ti trascini nello stesso ospedale in cui tuo figlio è nato poche settimane prima. In un luogo così impronunciabile che devi inventartene un altro, di nome: Oncologia pediatrica, il Regno di Op.
Ma c'è un'altra cosa che non ti aspetti, e che scopri pian piano, una verità che ha il profumo dei pop-corn, i colori dei pennarelli, il suono di una canzone o di una ninnananna. Ed è che i bambini, anche quando sono malati, restano sempre soprattutto bambini.
La battaglia di Paola e di suo figlio si intreccia con quella di tante altre famiglie, di tanti bimbi di tutte le età, combattenti piccolissimi e invincibili, e con quella di chi nelle stanze del Grande Ospedale non è di passaggio: le infermiere, i portantini, i medici che «ogni giorno, come i pompieri, provano a spegnere il fuoco».
Ma la guerra finisce, prima o poi. E quando esci in piedi, da una guerra così, ti senti che la vuoi raccontare.
Ecco come nasce questa storia di solidarietà e resistenza, questa «maratona sui carboni ardenti» che Paola Natalicchio ci restituisce con una voce nitida e pungente, persino allegra, capace di scardinare il dolore per trasformarlo in coraggio. Perché «se parlarne significherà ottenere anche solo un minuto di attenzione in più, ne sarà valsa la pena. Dare un nome alle cose e mantenere intatto il desiderio di nominarle. Vale sempre la pena».
Ma c'è un'altra cosa che non ti aspetti, e che scopri pian piano, una verità che ha il profumo dei pop-corn, i colori dei pennarelli, il suono di una canzone o di una ninnananna. Ed è che i bambini, anche quando sono malati, restano sempre soprattutto bambini.
La battaglia di Paola e di suo figlio si intreccia con quella di tante altre famiglie, di tanti bimbi di tutte le età, combattenti piccolissimi e invincibili, e con quella di chi nelle stanze del Grande Ospedale non è di passaggio: le infermiere, i portantini, i medici che «ogni giorno, come i pompieri, provano a spegnere il fuoco».
Ma la guerra finisce, prima o poi. E quando esci in piedi, da una guerra così, ti senti che la vuoi raccontare.
Ecco come nasce questa storia di solidarietà e resistenza, questa «maratona sui carboni ardenti» che Paola Natalicchio ci restituisce con una voce nitida e pungente, persino allegra, capace di scardinare il dolore per trasformarlo in coraggio. Perché «se parlarne significherà ottenere anche solo un minuto di attenzione in più, ne sarà valsa la pena. Dare un nome alle cose e mantenere intatto il desiderio di nominarle. Vale sempre la pena».
168 pages, Paperback
First published July 25, 2012
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Community Reviews
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
July 6, 2013
Paola Natalicchio è giornalista, attivista e ottimista. Ha iniziato a raccontare della battaglia sua e di suo figlio scrivendo su un blog, che poi è diventato un libro. Paola Natalicchio è tante cose, ma soprattutto è madre.
Leggi la recensione completa al sito:
http://effeevi.blogspot.it/2013_07_01...
Leggi la recensione completa al sito:
http://effeevi.blogspot.it/2013_07_01...
April 23, 2014
Amazing story of a mother's strength and the kind of love that conquers a lot.
January 11, 2019
Il racconto di una tragedia personale, la terribile malattia di un figlio piccolo, vissuta con una forza d'animo incredibile. Di fronte al male assoluto, l'autrice mostra di avere uno spirito ineguagliabile. Suscita grande ammirazione e rispetto.
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