Amore sconfinato per le donne, cultura ebraica e una vita fuori dell’ordinario sono i tre cardini attorno a cui ruota l’esistenza di Romain Gary. Emigrato dalla Russia delle mille diaspore ebraiche alla Francia degli anni Trenta, Romain Gary è stato, ad un tempo, pilota di guerra ma non-violento, gollista ma non francese, diplomatico ma anticonformista, seduttore ma compagno attento. L’irregolarità e l’eccezionalità della sua vita è riassunta mirabilmente in queste pagine che, come affascinanti polaroid, offrono allo sguardo momenti cruciali dell’atmosfera intellettuale del secondo Novecento. Le storie sono le più varie e raccontano dell’annuncio del Nobel (mancato) oppure rievocano l’esilarante cronaca della scoperta – ben prima di Woody Allen – della macchina per generare orgasmi. Vi sono poi riflessioni sul mondo letterario, sui personaggi dei propri romanzi (dall’Educazione europea a Biglietto scaduto, da La danse de Gengis Cohn a Cane bianco) e sul clima politico di un Occidente che, al tramonto del colonialismo, stava per assistere agli albori di un Sessantotto già preda delle ideologie. La prosa di Romain Gary rivela mille percorsi di lettura, indicando gli approdi e i segnali possibili per un’idea del tutto diversa di uomo e di umanità. Individualista deluso dall’individuo, idealista deluso dagli ideali, Gary è il prototipo dell’uomo in fuga verso un altrove mai raggiunto. Picaro contemporaneo, conduce il lettore alla scoperta di punti di vista inaspettati in compagnia di una sarabanda di persone: volti noti e sconosciuti, familiari ed estranei, eroi reali e letterari. Ne esce il ritratto di un uomo che trova se stesso nell’essere sempre altrove rispetto al proprio io, e la cui identità si ricostruisce di continuo nella descrizione, sarcastica e grottesca, di un’umanità troppo umana per meritare anche solo di essere presa sul serio.
Romain Gary was a Jewish-French novelist, film director, World War II aviator and diplomat. He also wrote under the pen name Émile Ajar.
Born Roman Kacew (Yiddish: קצב, Russian: Кацев), Romain Gary grew up in Vilnius to a family of Lithuanian Jews. He changed his name to Romain Gary when he escaped occupied France to fight with Great Britain against Germany in WWII. His father, Arieh-Leib Kacew, abandoned his family in 1925 and remarried. From this time Gary was raised by his mother, Nina Owczinski. When he was fourteen, he and his mother moved to Nice, France. In his books and interviews, he presented many different versions of his father's origin, parents, occupation and childhood.
He later studied law, first in Aix-en-Provence and then in Paris. He learned to pilot an aircraft in the French Air Force in Salon-de-Provence and in Avord Air Base, near Bourges. Following the Nazi occupation of France in World War II, he fled to England and under Charles de Gaulle served with the Free French Forces in Europe and North Africa. As a pilot, he took part in over 25 successful offensives logging over 65 hours of air time.
He was greatly decorated for his bravery in the war, receiving many medals and honors.
After the war, he worked in the French diplomatic service and in 1945 published his first novel. He would become one of France's most popular and prolific writers, authoring more than thirty novels, essays and memoirs, some of which he wrote under the pseudonym of Émile Ajar. He also wrote one novel under the pseudonym of Fosco Sinibaldi and another as Shatan Bogat.
In 1952, he became secretary of the French Delegation to the United Nations in New York, and later in London (in 1955).
In 1956, he became Consul General of France in Los Angeles.
He is the only person to win the Prix Goncourt twice. This prize for French language literature is awarded only once to an author. Gary, who had already received the prize in 1956 for Les racines du ciel, published La vie devant soi under the pseudonym of Émile Ajar in 1975. The Académie Goncourt awarded the prize to the author of this book without knowing his real identity. A period of literary intrigue followed. Gary's little cousin Paul Pavlowitch posed as the author for a time. Gary later revealed the truth in his posthumous book Vie et mort d'Émile Ajar.
Gary's first wife was the British writer, journalist, and Vogue editor Lesley Blanch (author of The Wilder Shores of Love). They married in 1944 and divorced in 1961. From 1962 to 1970, Gary was married to the American actress Jean Seberg, with whom he had a son, Alexandre Diego Gary.
He also co-wrote the screenplay for the motion picture, The Longest Day and co-wrote and directed the 1971 film Kill!, starring his now ex-wife Seberg.
Suffering from depression after Seberg's 1979 suicide, Gary died of a self-inflicted gunshot wound on December 2, 1980 in Paris, France though he left a note which said specifically that his death had no relation with Seberg's suicide.
«Quel che vorrei essere? Romain Gary, ma è impossibile»
L'uomo che mangiava la bellezza: caustico, spregiudicato, ironico, anticonformista, irriverente, conservatore, aristocratico, francese. Eppure romantico, amabile, delicato, carezzevole, rivoluzionario, plebeo, ebreo, ma soprattutto umano, irresistibilmente umano. In poche pagine (piuttosto furbette, caro Signor Neri Pozza) che raccolgono saggi, articoli e interviste, Romain Gary si racconta e ci racconta la vita intorno a sé.
Delle donne «Essere in due è per me la sola unità concepibile»
Degli ebrei «Il nazismo non è stato soltanto politico: è stato qualcosa di umano»
e di lui stesso: un uomo e il suo esatto contrario «Il suo ideale di felicità terrena? Non ne sono a conoscenza»
Questo libro è un'interessante raccolta di scritti ed interviste dell'affascinante scrittore e diplomatico Romain Gary. Il libro parla di molte cose (le più disparate), anche se ritengo che il tema prevalente e più intrigante sia forse quello sul femminismo e sul rapporto uomo donna.
Cosa ci dice Gary in merito?
Innanzitutto dichiara gli errori fatti da una concezione maschile assolutamente sbagliata fatta fin dai tempi più remoti.
"In origine il cristianesimo fu una rivoluzione contro la barbarie, contro la forza, in richiamo alla compassione, al perdono, alla tolleranza, ai valori femminili. La voce di Cristo fu il primo vero richiamo alla femminilizzazione del mondo. Un richiamo che venne tuttavia subito soffocato, ridotto al silenzio dai tuoni della mascolinità. Così, quasi da subito, ai valori affettivi si sostituiscono quelli maschili legati al machismo, culto celodurista e virile al quale si ispira il noventanove percento dei veri uomini, quelli che, per usare le parole dei legionari, sono veri, duri e tatuati. I danni, sia materiali sia spirituali, di questa mediocrità da dare e avere che è diventata la nozione di virilità costituiscono una delle grandi sconfitte della nostra civiltà."
Quindi contesta gli eccessi del femminismo, che secondo lui non porta da nessuna parte.
"L'aspetto più triste del movimento di liberazione della donna è che tende ad organizzarsi come una società chiusa su sé stessa, un ghetto per donne libere e indipendenti dal quale gli uomini sarebbero praticamente esclusi. Ma dietro la maschera della rivolta si cela la realtà della capitolazione. La rigida separazione degli ambiti sa di disfattismo. Gli studiosi hanno ormai da tempo stabilito che tracciare una netta linea di demarcazione tra maschile e femminile è una cosa puramente illusoria. Quelle forme disperate di propaganda che invita le donne, per disfattismo e sottomissione, a chiudersi in loro non sono un modo di lottare, ma un modo di sottrarsi. E mi pare proprio che la risposta non dovrebbe essere quella di ritirarsi in un ghetto femminile a fare parte a sé nel recinto di una civiltà immutata, ma di cambiare la civiltà stessa. Non si tratta di superare l'uomo, né di prenderne il posto, ma di cambiare l'uomo. Questo è un reale atto materno. Lottare per la parità dei diritti non è che la base per la sopravvivenza."
Ed enuncia il seguente concetto di coppia, che mi sento di sottoscrivere completamente:
"Laddove esiste una coppia, i rapporti vanno ben al di là di ogni discorso che riguardi l’indipendenza dell’uomo o della donna. La coppia è una nozione essenziale, fondamentale, primordiale, che non può certo essere divisa in parti d’”indipendenza”. La vera coppia costituisce un’unità in sé che non è formata da un solo uomo e una sola donna, ma che è la coppia in sé. Per questo, torno a ripeterlo, la coppia è un uomo che vive una donna; una donna che vive un uomo. La coppia va al di là di ogni “appartenenza di genere”, oltre ogni concezione “separatista”: è un’altra dimensione, un altro sesso, un’altra specie. Nella coppia non è più possibile sapere chi dei due ruoti intorno a chi: ognuno è terra, ognuno è sole. In nome dei diritti dell’uomo, dei diritti della donna, in nome dell’indipendenza dell’uno o dell’altra, ci si scorda completamente del vero valore dell’indipendenza, che nella coppia, è un valore di scambio basato su due donatori."
non posso che condividere la sua idea di "futuro":
"Gli uomini e le donne non hanno ancora minimamente preso in considerazione l'idea di trascendere la differenza sessuale per basarsi invece su rapporti di fraternità. Per cambiare si dovrebbe provare a costruire qualcosa insieme."
Uno sguardo all'uomo - Gary -, allo scrittore e alle sue idee, talvolta così contemporanee che è difficile pensare siano state espresse tra il Dopoguerra e gli Anni Settanta. C'è un'amara arguzia nelle sue parole. Un che di doloroso, come una di quelle "pallottole" che si porta dentro, fastidiosa ma impossibile da rimuovere perchè parte del suo io.
Since I love this author so much I am partial to this book which tells his life via interviews. I like his ideas and essays. I also agree with many of his ideas. I find him sincere, sarcastic but still sweet enough not to be the intellectual and antipathic writer.