Yayoi è una diciannovenne inquieta. C’è qualcosa, un rumore di fondo, che la disturba. Facciamo anche fatica a capire esattamente quale sia il problema visto che la sua è una famiglia felice. I genitori si amano, e amano i loro due figli, Yayoi e Tetsuo, che a loro volta vanno molto d’accordo sia tra loro che con i genitori.
Per quanto normale sia l’esistenza di Yayoi, al tempo stesso non lo è. Fin da piccola è stata caratterizzata da dei poteri strani, paranormali, come la capacità di vedere cose successe nel passato, o sapere chi sta chiamando a casa in quel dato momento.
“[…] Era come vivere sempre con il sole di mezzanotte. Senza limiti, trovando la serenità soltanto dentro noi stessi, senza mai sapere che cosa sarebbe accaduto l’indomani. Ancora adesso, non riesco a dimenticarlo. Mi è rimasto dentro per tutti questi anni, come una maledizione, o una benedizione.”
Yayoi decide di cercare delle risposte a casa della zia, un’insegnante di musica molto brava nel suo lavoro, quanto indisciplinata nel tenere in ordinare la propria casa, il proprio giardino, la propria esistenza.
E forse è proprio per questo che Yayoi si trova così bene con lei, con la sua confusione e il suo disordine. O forse si trova così bene perché la zia rappresenta le risposte che a Yayoi mancano.
Mi sembrò di aver colto per la prima volta in lei una debolezza come essere umano, e ciò mi addolorò un poco. Distogliere lo sguardo dalle cose che le facevano paura, da quelle sgradevoli o che potevano ferirla, era il suo modo di fare.
Leggendo Presagio triste di Banana Yoshimoto ho sempre percepito questa malinconia di fondo; malinconia dovuta a una mancanza. A Yayoi non mancano solo dei ricordi, non mancano solo delle risposte, manca qualcosa e manca qualcuno. È come se percepisse l’assenza di quello che poteva essere e che non è stato. E questa mancanza, questa assenza, l’ho percepita anch’io, semplice lettrice e spettatrice della sua storia.
Sebbene abbia continuato a percepire queste emozioni fino alla fine, devo dire che nelle ultime pagine ho cominciato a percepire anche speranza da parte della protagonista, forse perché quel qualcosa è stato ritrovato. Non tutto, non in modo completo, ma qualcosa.
Banana Yoshimoto ha trattato ancora una volta temi delicati come la perdita, la morte, e anche l’amore. Temi delicati trattati a sua volta con delicatezza, con eleganza, con semplicità, ma senza risultare banale. È un modo diverso, più fragile se vogliamo, di parlare di tematiche di cui non tutti sanno scrivere in modo adeguato.
Presagio triste è stata una lettura piacevole, anche poco impegnativa, grazie allo stile dell’autrice che rende tutto più semplice, leggero e decisamente poetico.