“Il lavoro scientifico è stato il principale godimento e l’unica occupazione di tutta la mia vita, e nell’eccitazione che esso mi dà posso dimenticare, quasi annullare, il mio affanno quotidiano.”
Darwin scrisse questa autobiografia per la famiglia e non per la pubblicazione. Voleva lasciare ai figli un ricordo di sé. Non è quindi un’autobiografia vera e propria, contiene ricordi, riflessioni, divagazioni su altri scienziati suoi contemporanei, sulle sue ricerche e i suoi scritti.
Molto bello il capitolo sulle ‘Opinioni religiose’, su come lo sviluppo della sua teoria dell'evoluzione abbia eroso la sua fede nell'interpretazione letterale della Bibbia e infine nel cristianesimo. Ne esce una figura capace di applicare il ragionamento scientifico anche quando andava contro la religione in cui era stato educato. Un cambiamento radicale se si pensa che in gioventù aveva preso in considerazione l’idea di fare il pastore.
“Quando ero imbarcato su Beagle ero di un’ortodossia perfetta […] Ma già a quel tempo ero pervenuto, gradualmente, a rendermi conto come il Vecchio Testamento, per la sua storia del mondo così manifestamente falsa, con la Torre di Babele, l’arcobaleno come presagio , ecc., per la sua attribuzione a Dio dei sentimenti di un tiranno vendicativo, non meritasse più fede dei libri sacri degli indù o della credenza di qualsiasi barbaro.” E riguardo i Vangeli scrive: “Ma col passare del tempo trovai sempre più difficile, pur sbrigliando la mia immaginazione, inventare prove sufficienti a convincermi. Così l’incredulità s’insinuò lentamente nel mio spirito, e finì col diventare totale.” “Il mistero del principio dell’universo è insolubile per noi, e perciò, per quel che mi riguarda, mi limito a dichiararmi agnostico.”
Quest’autobiografia ci restituisce l’immagine di un uomo modesto, profondo, legato alla famiglia e inconsapevole della propria grandezza. L’ho trovato a tratti parecchio noioso, ma è comunque molto utile se si desidera approfondire la personalità di Darwin.