Il testo è composto in questo modo: c'è una struttura portante tenuta in piedi dai due autori e una serie di saggi, di vari autori, che si focalizzano su vari aspetti più particolari. Questo rende altalenante la lettura: ci sono saggi estremamente intelligenti, altri molto pedanti.
I due autori cercano di mostrare l'importanza di un decennio che in maniera troppo semplicistica viene descritto come epoca di pura violenza. C'è stato dell'oro oltre al piombo. Chi cerca riflessioni sul terrorismo resterà deluso.
I due autori ricostruiscono le idee dietro ai numerosi movimenti che si sono succeduta dal 68 al 77: cercano di mostrare il profondo legame tra le varie teorie marxiste in voga in quegli anni e le pratiche dei movimenti. Infatti, quegli anni non furono solo una critica alla società, ma anche a una certa visione del marxismo: si è trattato di un vero e proprio ripensamento degli strumenti teorici della sinistra. Inoltre, si cerca di mostrare come il movimento studentesco fosse profondamente legato a quello operaio.
Nella prima parte si ricostruisce l'ambiente sociale e culturale degli anni 50-60, soprattutto in ambiente operaio. Queste informazioni rendono chiari gli eventi del 68, visti come il punto più alto di un percorso iniziato ben prima. Nel 68 lo studente si riconosce proletario: si fa indottrinare dall'Università al fine di diventare un efficiente capitale umano pronto per il mondo del lavoro. Per tale motivo, gli studenti e gli operai iniziano a lottare insieme, nonostante alcune divergenze. Il 68 italiano crede fortemente nella possibilità di avviare un processo rivoluzionario capace di sovvertire il sistema capitalistico in favore di uno utopico di stampo comunista. L'eredità della Resistenza pone questi giovani e questi operai all'interno di un discorso di lotta contro ogni forma di sfruttamento. Le derive di questo pensiero porteranno al terrorismo.
Nel 77 si lotta soprattutto contro il concetto di lavoro stesso: l'operaio cerca di svincolarsi dal lavoro, prima considerato come elemento della sua identità. L'operaio lavora perché deve sopravvivere, ma rivendica ciò che si trova oltre al lavoro come suo vero fondamento della propria identità. Grazie al femminismo, si intensificano le riflessioni sulla soggettività, sulla libertà personale, sul corpo e sul sesso. L'individuo cerca di abbandonare le catene sociali imposte dal potere in favore di una maggiore consapevolezza ed espressione di sé. Per tale motivo, il 77 sarà anche un momento di grande fervore culturale.
In tutto questo, lo stato e i vecchi partiti ricoprono il ruolo di forze restauratrici che cercano in tutti i modi di demonizzare queste esperienze. Non solo attraverso la strategia della tensione, ma anche attraverso un uso massiccio della forze di polizia e dei mass media.
Il testo è dichiaratamente di parte, e rivendicato come tale. Tuttavia, in questo risiede il suo interesse: nella sincera adesione degli autori alle lotte di quegli anni, si intravede non solo una teoria, ma un'umanità concreta che ha cercato, nel bene o nel male, di realizzare i propri sogni. E in questa sincerità si intravedono anche le storture di quel sistema, le sue falle, le sue debolezze.
Il testo si conclude con delle riflessioni sugli anni 80: queste esperienze non sono state capaci di darsi una strategia, il che ha prodotto una sorta di sbandamento della base. Lo stato, con la sua continua lotta ai movimenti, ha infine eroso quella vitalità.
Un testo importante, nonostante molti passaggi ridondanti o dove ci si perde in elenchi di movimenti e riviste.