Bibbiena. Dodicimila anime in provincia di Arezzo. In un punto qualunque degli anni Novanta, Sebastiano deve fare il servizio civile. Ha il sospetto che sarà un anno rubato alla sua vita, invece sarà l'anno che alla vita lo restituirà, cambiato, con meno paure, con la capacità di restare, finalmente, fermo.
Antonio Vincenti, in arte Sualzo, è nato nel 1969 a Perugia. Disegnatore autodidatta inizia la sua carriera negli anni ’90 collaborando con “Il corriere della sera”. Diventa poi autore di libri per ragazzi e comincia subito a lavorare per le principali case editrici italiane. I suoi libri sono pubblicati in tre continenti. In Italia ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura al Festi’BD di Moulins per L’improvvisatore (Rizzoli Lizard, 2009) ed è stato tra i cinque finalisti del Premio Micheluzzi 2010. Da qualche anno pubblica con Tunué, Bao Publishing, TopiPittori e Il Castoro.
Disegni estremamente realistici. Prima lettura dell'autore. Ho trovato i disegni davvero belli e piacevoli, realistici, ma allo stesso tempo come se i paesaggi fossero visti con gli occhi di un bambino: trovandoci sempre qualcosa di nuovo. Di contro la storia non mi ha colpito tanto, carina, ma niente di eccezionale. Sicuramente si fa leggere ed è una lettura piacevole.
Delicato e toccante, in buona parte autobiografico, ma per nulla egoriferito. Sualzo è un disegnatore autodidatta, ma non c’è nulla di naive nelle sue tavole.
Come un turista visita un paese per scoprire spazi nuovi, ognuno di noi cerca disperatamente, e nel minor tempo possibile, di indagare se stessi e scoprire i posti più belli da condividere con gli altri.[http://goo.gl/7zkZJI]
Io di solito leggo fumetti d'azione, con disegni che, se possibile, mi devono lasciare a bocca aperta per la loro bellezza e dinamicità. Non sempre, ma molto, molto spesso. A volte, raramente, mi soffermo su altro materiale. Come questo, che mai avrei pensato di poter leggere. E invece questo fumetto di Sualzo, questa graphic novel dal disegno quasi infantile, che parla di un ragazzo che deve fare un anno di servizio civile perché impantanato all'università e perché non può scansare "l'anno di militare", mi ha piacevolmente sorpreso. Molto autobiografico, come si capisce bene anche prima di arrivare alla postfazione, è una storia molto delicata, con momenti piacevoli, ma anche tragici. In generale, però, è una bella storia, che vale davvero la pena di leggere.
Terribile il rapporto di Sebastiano con le donne. Bello il sogno in cui nevica sul letto. Finale meh. Notevoli alcune poesie citate a inizio capitolo: Nel dolore, cercate di dormire le giuste otto ore. Non siate casti, non saltate i pasti. (W. Cremonte) pag. 25 Tra il non dire e il non fare, il mare largo del pensare. (S. Vecchini) pag. 77 Tempo verrà in cui, con esultanza, saluterai te stesso arrivato alla tua porta, nel tuo proprio specchio, e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro. (D. Walcott) pag. 121 http://sualzo.tumblr.com/
Fermo inteso proprio come status personale, il protagonista di questa storia è in una fase di stallo. Non decide nulla nella sua vita personale, tantomeno in quella sentimentale, si lascia trasportare dagli eventi senza capire cosa vuole. Fino a che le difficili vite di altre persone non gli fanno aprire gli occhi, non gli fanno di nuovo (o finalmente) percepire la vita e il suo moto. Allora si che tutto prende forma e senso, la storia evolve in modo non banale volgendo poi ad un finale inaspettato.
Sebastiano ha 25 anni quando deve fare il servizio civile. È assegnato al Comune di Bibbiena, dove finisce ai servizi sociali: il suo compito è quello di far compagnia alle persone con disagio psichico. Quell'anno gli servirà tantissimo per crescere.
Grande sensibilità, con un finale forse un po' troppo frettoloso.
Introspettivo e delicato, un affresco che ha avuto per me il pregio addizionale di avermi catapultato indietro di quasi trent'anni, a dinamiche relazionali in cui solo il telefono fisso era il mezzo per restare in contatto quotidianamente.
Bel roimanzo grafico con un protagonista molto profondo e un insieme di personaggi molto vario che rende la lettura interessante e piacevole. Ottimi disegni e uso dei colori.
Non leggo quasi mai graphic novel, questa mi è stata regalata da una persona speciale. Non so se ho sovrapposto l’emozione per il dono alla lettura, sta di fatto che ho trovato Fermo di una delicatezza e di una sensibilità commoventi. Il personaggio, un po’ troppo indolente per i miei gusti, si trova incastrato in un piccolo paese della provincia di Arezzo per prestare servizio civile come obiettore di coscienza. In quell’età liminale dove si affrontano i grandi temi della vita nel modo più vero e concreto, avrà l’occasione di scoprire che da vicino nessuno è normale. E che per vedere davvero bisogna stare, anche per più di un momento, fermi. Di rapida lettura, può addolcire un pomeriggio. Peccato per la scelta di colori tendenti ai toni più scuri per le illustrazioni, dettaglio che non rende facilissimo leggere se non con un’ottima illuminazione.
Mi sono piaciuti molto i disegni. Da come dice Suelzo è un autodidatta. Ho apprezzato maggiormente l’abilità di trasferire le scene su carta.
La storia mi è piaciuta, non ho apprezzato l’ultima parte in cui sembra che tutto si sviluppi molto velocemente.
Do comunque una buona valutazione perché mi ha fatto riflettere su qualcosa che non conoscevo o che comunque non fa parte della mia storia. Un ragazzo che si cimenta - forse per la prima volta davvero - con delle responsabilità che possono sembrare più grandi di lui ma che in realtà Sebastiano gestisce molto bene.
Mi è piaciuto anche che Bibbiena sia un luogo esistente e non inventato, ha reso il racconto molto più tangibile
Una storia di indescrivibile bellezza, rara delicatezza. Sualzo narra, con la poesia del suo tratto e della sua prosa, di come alle volte le coincidenze, le paure e le seccature possano trasformarsi in esperienze che ti cambiano la vita. Sebastiano parte per fare il servizio civile in un paesino di dodicimila anime. Andrà a lavorare alle scartoffie. Crede lui. E invece imparerà a stare Fermo.
Grazie Antonio, hai scritto un gioiello che emoziona.
bellisima storia, pero a me é piaciuto molto perché quel paesino che descrive nel libro, Bibbiena, é il paese dove sono nata e cresciuta e non mi sarei mai aspettata di trovarlo in un libro
Sualzo, raccontando un po' di sé, descrive con poesia l'uscita (tarda) dall'adolescenza e la possibilità di crescere dando aiuto agli altri. In più, Fermo sembra emergere bene dai disegni e anche qui torna un po' - come in L'improvvisatore - la passione per il jazz, che non guasta mai.