Re Aurelien Lathlanduryl, signore di tutti gli elfi, non riesce a dormire: l’alba è prossima e il suo esercito, pur ridotto allo stremo, dovrà presto tornare all’attacco.
Di fronte un’enorme armata di uomini, orchi e goblin, accanto solo i fedeli alleati nani. La vittoria gli garantirebbe il dominio assoluto sull’Athakah; la sconfitta lo costringerebbe a tornare con la coda tra le gambe nell’isola di YnisEythryn, rinunciando per sempre ai propri sogni di gloria.
Consapevole dell’alta posta in palio, il giovane sovrano non esita a mettere in gioco la propria vita in una sortita contro Kurush Lamadisangue, Sommo CapoOrda e leader indiscusso delle forze nemiche. Al suo fianco solo gli amici Eutin Ilian’Kah ed Erendil Dal’Vhar, oltre ai due temuti e rispettati sovrani del popolo dei nani, Karzan Harald e Hankar Grumbar, che non hanno alcuna intenzione di lasciargli tutta la gloria.
Il duello, reso ormai inevitabile dall’evolversi degli eventi, finirà così per decidere non soltanto le sorti dell’Athakah, ma anche l’avvio della storia, che si snoderà lungo il corso di innumerevoli secoli, attraverso la favoleggiata Età dell’Oro di elfi e nani e attraverso le vicende dei suoi tanti protagonisti, eroi destinati a divenire leggenda.
Ma mentre la trama ricca di colpi di scena scioglie via via i suoi tanti interrogativi, ci si avvicina all’imprevedibile epilogo, una conclusione in cui il Fato, o forse qualcuno che trama nell’ombra, ci metterà del suo, portando gli antichi alleati, i due più potenti imperi mai esistiti, sull’orlo del più sanguinoso conflitto che la Storia abbia mai conosciuto...
Fantasy che presenta sia connotati classici che innovativi; dopo una prima parte carica di azione (che nei fantasy più canonici normalmente troviamo più avanti, se non alla fine della storia) si incentra molto sull'espansione dell'impero elfico e sulla situazione politica, parallelamente alla crescita dei personaggi, senza però risultare noioso. La scrittura fluida, l'ambientazione curata (ma non eccessivamente descrittiva), unita alla profonda caratterizzazione dei personaggi permettono un'ottima immedesimazione. Mi è piaciuta molto la reinterpretazione che l'autore dà delle situazioni e delle dinamiche già note agli amanti del genere (es. la nascita dell'astio tra elfi e nani, il rapporto difficile con gli umani appena usciti dallo stato primitivo etc) A qualcuno potranno risultare un po' indigesti gli elementi di dissonanza, mi sento comunque di consigliarne la lettura, assieme ai due volumi successivi.
Decisamente una lettura con pro e contro. Innanzitutto, ho trovato la storia di questo primo volume interessante. Per questo motivo, nonostante il mio voto, è un libro che consiglierei di leggere, anche se con le dovute accortezze. E, molto probabilmente, proseguirò la lettura della trilogia, più per scoprire il finale di questa avventura. Le note stonate, però, sono diverse a mio avviso, ma potrebbe trattarsi di un mio semplice gusto personale. Non mi ha fatto impazzire lo scorrere del tempo all'interno della narrazione. Pagine su pagine a descrivere lo stesso istante, e poi, tutto d'un tratto, all'interno dello stesso capitolo si fa un salto di ben tre secoli, senza un avvertimento o una vera e propria spiegazione. Sembra quasi manchi qualcosa tra le varie parti. E poi, i titoli ai capitoli. Un elemento che non capiró mai, soprattutto quando ti anticipano il contenuto o il finale del capitolo stesso, rovinandoti così la lettura. Evitateli, per quanto possibile.
Devo dire che questo libro è stato una grande delusione. L’editore me l’ha venduto come un libro avvincente il meglio del loro catalogo. La verità è che questo tomo da 600 pagine non incontra per nulla i miei gusti per il semplice fatto che non accade mai nulla. 600 pagine di chiacchere e seghe mentali più o meno sofisticate. Parlano e pensano, pensano e parlano ma non si muove una foglia. Persino nel l’unico duello emozionante che c’è ad un certo punto si fermano a chiacchierare! Mancavano solo il the con i biscotti! Con tante parole mai seguite da azioni non si piò essere rapiti dalla storia o immedesimarsi nei personaggi.
I personaggi elfi, nani, umani e orchi sono di derivazione Tolkeniana e in questo non c’è nulla di male se non fosse che a questa ambientazione non c’è nessuna aggiunta di originalità. Anzi no il nani governati da due Re mi sono piaciuti. Gli elfi spocchiosi, i nani testardi, gli orchi stupidi e gli uomini primitivi e prolifici. La cartina è ben realizzata ed è la cosa migliore del libro.
La passione già smorzata dal nulla che regna sovrano nell’azione viene definitivamente ammazzata quando da un capitolo all’altro iniziano ad esserci salti di centinaia di anni per cui cambiano le generazioni di personaggi coinvolti causando un nuovo inizio e difficoltà a capire le varie generazioni.
Nelle poche azioni narrate trovo, seppure nella mia ignoranza, grandissimi buchi di logica sulle manovre militari. Si parte con una guerra in campo aperto lunga cent’anni. Ora una guerra di fortificazioni di assalti ai castelli può durare cent’anni ma una guerra in campo aperto dove ogni giorno se le suonano quanto può durare prima che si massacrino tutti a vicenda? Una settimana esagerando? Ma il tutto viene risolto dai Re degli elfi e dei nani che fanno un agguato lanciandosi in prima linea contro l’unico Orco a capo dell’esercito dei cattivi. L’Orco ha una spada che lo rende invincibile ma (dopo il the con i biscotti) il Re degli elfi riesce ad ucciderlo grazie alle sue abilità poco prima di morire e da qui speri che parta una lunga storia piena di emozioni e invece seguono almeno 500 anni di pace… (gli orchi spariscono non si fanno più vedere, mah). Unica eccezione di qualche scaramuccia fra orchi e nani in cui i nani difendono un passo montano ma non danno battaglia dietro i bastioni di una fortezza sul valico. No! Loro scendono in capo aperto ad affrontarli… sia mai che le asce si arrugginiscano…forse perché sanno che gli orchi sono stupidi e attaccano sempre alla stessa maniera e quindi vincono sempre e tu mentre leggi ti aspetti una novità un emozione ma non accade perché gli orchi vengono puntualmente massacrati ( e ti chiedi perché ma lo racconti allora?)
L’unico personaggio interessante è il mago elfico che riesce a creare un Talismano magico in grado di esaudire ogni desiderio. Ti aspetti che sia la scossa alla narrazione ma cosa succede? I tre maghi riuniti ci mettono mezzora e ne escono tutti vivi solo un leggermente spossati. E speri che il Talismano creato per fare del bene venga infine usato per fare del male ma anche questa speranza viene disillusa.
Il finale è tragico, tragico perché c’è da mettersi a piangere. Per fare scoppiare una guerra fra nani ed elfi ci si può inventare di tutto davvero non è difficile. Il figlio Re degli elfi deficiente l’aveva costruito bene, i nani sempre orgogliosi ma (SPOILER) la guerra scoppia perché un nano si inciampa nella barba e cade, un elfo forse ride forse non ride e di qui spunta una disputa che all’asilo da mio figlio se la scordano talmente è avvincente. Però nel libro non ci sono suore che danno due sberle a tutti e li mettono in un angolo per cui scoppia la guerra.
Lo stile di Stefano Mancini ormai è una garanzia, per il modo ben curato con cui presenta le sue storie; in particolare ho apprezzato due cose del romanzo: prima di tutto la struttura, l'essere un volume corposo che, come le antiche cronache, non narra un solo episodio, bensì un'epoca intera, abbracciandola nel suo complesso. Per cui ecco che troviamo tanti personaggi, luoghi e situazioni diverse: la campagna d'Athakah, i generali degli elfi, i re dei nani, i loro figli e nipoti, gli studi e le ricerche di Jyrien, la fine delle guerre, la nascita dei tre principi Lathlanduryl, Methke il mezzuomo e molte altre trame che si uniscono a formare un unico fiume, quello che bagna l'Età dell'Oro, fino alla sua foce. L'autore ci dimostra che per raccontare una bella storia fantasy non serve necessariamente un "bad guy" (che, il più delle volte, come Sauron o tanti altri, è semplicemente un Signore Oscuro) ma si può raccontarla in molti modi, seguendo le gesta e soprattutto lo sviluppo di un'intera società. Gli elfi, in questo caso, e i nani, in seconda battuta. E poi, se vogliamo, il vero nemico di queste razze sono loro stessi, il senso di vuoto che subentra nella maggior parte di loro una volta che le guerre sono finite, il culmine della potenza raggiunto da elfi e nani e che li porterà a capire che il mondo, come l'hanno conosciuto, è troppo piccolo per entrambi.
La seconda cosa che ho apprezzato è probabilmente imputabile a una mescolanza di fattori. Conoscevo già quel che sarebbe accaduto dopo i Giochi Funesti, ma ero curioso di scoprire come si era arrivati a questo punto, cosa c'era prima, e il libro mi ha soddisfatto; tanto ero preso dalla trama e dal ritrovarmi partecipe ai pensieri di Aurelien che a un certo punto mi ero quasi dimenticato che sapevo già come sarebbe finita. Inoltre ho apprezzato la presenza di sottotrame inaspettate, come Methke e la creazione dell'amuleto di Jyrien, che hanno decisamente aggiunto la sorpresa alla piacevolezza della lettura. Certo, arrivati alla fine, resta un po' di amaro in bocca, non per il libro, certamente, ma per come vanno a concludersi le cose: l'orgoglio di Kalanath, il suo infantilismo (quanti calci nel culo gli avrei dato!) e il suo continuo rapportarsi al padre, il suo volergli essere superiore, decretano in qualche modo il destino di tutte le terre di Mhur. Forse era così che doveva andare, forse tutti gli imperi sono destinati a ergersi fino a sfiorare il sole e poi a crollare. Chissà. Meditiamo! :)
Ho letto questo romanzo (molto simile a un prequel), su suggerimento dell'autore, dopo aver letto gli altri due libri della saga (Il figlio del drago e Il crepuscolo degli dei) e devo dire che ne sono rimasta davvero colpita, ma non ne avevo dubbi perchè gli altri due mi erano davvero piaciuti moltissimo. Qui c'è una nota di originalità che ho molto apprezzato, in quanto si vive quella sorta di Eta dell'Oro di elfi e nani, alleati come non ero mai stata abituata a immaginarli. Lettura scorrevole, con un linguaggio come sempre fresco e dinamico. E i dialoghi restano, a mio avviso, un punto forte dell'autore.