Sono stata indecisa fino all’ultimo se dare 3 o 4 stelle, e credo che questa incertezza dica già moltissimo su quanto Lui, il primo amore sia un manga capace di dividere le sensazioni. Perché da un lato ha un inizio che per me era da 5 stelle piene, dall’altro una seconda metà che mi ha fatto storcere il naso più e più volte, fino a farmi scendere la valutazione.
I primi volumi sono stati una vera coccola. Mi piaceva tutto: Karin, Kiriya, il loro primo amore acerbo e intenso, e soprattutto il gruppo di amici, che è uno dei punti di forza del manga. L’amicizia tra Karin e Nanri è forse la cosa che ho amato di più: Nanri si dimostra un’amica vera, presente, leale, di quelle che vorresti avere nella vita reale. All’inizio c’è quella leggerezza tipica degli shōjo adolescenziali ben riusciti: piccoli drammi, imbarazzi, incomprensioni gestibili, sentimenti che crescono piano piano. Era tutto molto tenero e autentico.
Poi, però, da circa metà opera, qualcosa inizia a crollare. L'autrice, nell'intervista all'interno dell'ultimo volume, rivela che non inizia mai un manga con un finale scritto già in mente. E, devo essere onesta, si vede.
Quei piccoli casini adolescenziali diventano drammi esasperati, trascinati avanti per volumi interi. I misunderstanding non sono più realistici o funzionali alla crescita dei personaggi, ma diventano infiniti, pesanti, estenuanti. E soprattutto entra in scena una fissazione sul sesso che, inizialmente, poteva anche funzionare: lui che si trattiene, lei che non si sente pronta, l’imbarazzo… carino. Il problema è che questa dinamica viene ripetuta identica per tipo sei volumi, senza evoluzione, senza dialogo reale, senza maturazione, anzi. E' proprio qui che Kiriya, purtroppo, diventa una red flag spaventosa. Più volte si arrabbia con Karin perché non si sente pronta, le mette pressioni e quasi la obbliga, e arriva praticamente a sfiorare il tradimento andando quasi a letto con un’altra.
Questo è stato per me uno spartiacque. Una cosa gravissima, trattata nel modo peggiore possibile. Il fatto che tutto il gruppo lo venga a sapere (Nanri compresa) e che tutti decidano di coprirlo, senza mai dirlo a Karin, è semplicemente inaccettabile. Lì mi è crollato tutto, specialmente la bellissima amicizia nata tra le due. È sbagliato a livello narrativo, emotivo e anche etico. Se almeno questa cosa fosse venuta fuori, se Kiriya avesse dovuto affrontarne le conseguenze, se ci fosse stato un vero confronto, se avesse pregato come un cane il suo perdono… forse avrei potuto rivalutare tutto. Invece no: la cosa viene sepolta, Karin non lo scopre mai, e si va avanti come se nulla fosse successo. Per me, imperdonabile. Stronzo lui e tutti gli altri.
Da quel momento in poi, da quei volumi in poi, la relazione perde equilibrio. Kiriya diventa sempre più instabile: sparisce, mente, si arrabbia con Karin senza motivo, la manipola, la tratta male. È vero, ed è giusto dirlo, che la sua fragilità viene poi spiegata: la morte del fratello, il rapporto complicato con i genitori, il suo dolore irrisolto. Ed è anche bello vedere come, grazie a Karin e agli amici, riesca piano piano a stare meglio e a ricostruire un legame con la sua famiglia. Quella parte è ben scritta e umana. Ma questo non cancella ciò che è successo prima, né il suo comportamento instabile, che forse meritava più auto-analisi.
E poi c’è Karin. All’inizio mi piaceva molto: silenziosa, un po’ spenta, ma autentica, vera con sé stessa. Col tempo, però, diventa un'altra persona, una lagna continua. Sempre a piangere, sempre a colpevolizzarsi, sempre a fare la crocerossina ogni volta che Kiriya sparisce, mente, la ignora o la manipola. Lo perdona in tre secondi, si contraddice da sola, si fa cento volte le stesse domande. A lungo andare è stato davvero stancante leggere sempre le stesse dinamiche ripetersi senza mai una vera presa di coscienza.
Fa quasi sorridere leggere i commenti dell’autrice che dice di ricevere mail su quanto tutte vorrebbero Kiriya come fidanzato… personalmente, ma anche no, grazie. Neanche sotto minaccia.
Detto questo, voglio essere onesta fino in fondo: se non ci fosse stata tutta la questione del quasi-tradimento (che per me vale come tale, ma vabbè, opinabile) e del silenzio complice che lo circonda, questo manga avrebbe tranquillamente meritato 4 stelle. Rimane comunque uno shōjo classico, con tanti cliché che io amo, e nonostante tutto ho fatto binge reading senza troppi problemi o pensieri. Proprio per questo mi dispiace ancora di più: perché aveva tutte le carte in regola per essere davvero una lettura leggera e piacevole, pur con temi importanti e delicati.
Una storia che parte fortissima, che emoziona, ma che a un certo punto si perde nelle sue stesse scelte narrative. E fa male dirlo, perché all’inizio mi aveva conquistata completamente!