Se questo libro fosse stato scritto da uno " scrittore laureato" sarebbe ricoperto di lodi e tradotto in decine di lingue diverso. Il soggetto è affascinante. La biografia della prima donna ad avere una carriera universitaria in matematica: la russa Sofia Kovalevskaja, dottorata in Germania e professoressa in Svezia. Da un lato una storia piena di varietà: le prese di posizione politiche, il matrimonio di convenienza, il suicidio del marito, le aperture e i rifuti dell'alta società, l'amicizia con Dostoevskij e l'incontro con George Eliot, l'alternare tra matematica e letteratura. Dall'altra il suo indiscusso fascino, le accuse di aver costruito la sua carriera grazie ai begli occhioni e al bel visino, le amicizie famose e i nemici famosi, le campagne infami di Strindberg e Kronecker. Poi la morte, giovane, di polmonite. E la decostruzione di un mito da parte di tanti incapaci di acettare che una donna potesse coniugare bellezza e intelligenza, delitto imperdonabile, all'epoca.
Audin scrive ditutte queste cose e anche della matematica, non segue un filo cronologico tradizionale, indaga con il piglio dello storico e divaga con il tono del letterato, crea pastiche linguistici inventati e indugia sull'ortografia russa, mischia dinamica del corpo rigido e accuse di sessismo, citazioni letterali e esperienze personali.
Ne esce un ritratto che se non è completo (ma corredato da una sontuosa bibliografia) lascia comunque intravedere tutta la complessità della figura della Kovalevskaja.
Che, sia chiaro, per me che scrivo è stata una matematica di livello asoluto, molto più alto di quello di tanti suoi meschini detrattori.