Marocco, Marrakech, Piazza Jemaa el-Fna, sera...
M’sa l’khir. Buonasera. Permettete che mi presenti. Mi chiamo Hassan. Sono un cantastorie, sovrano di un regno più vasto di qualunque altro possiate figurarvi: il regno dell’immaginazione. ... Che lingua parlate, stranieri? ... Ditemi, da dove venite? Da lontano? Capisco. ... Sedetevi, vi prego, e unitevi al mio circolo di ascoltatori. ... Una storia è come una danza. Servono almeno due persone perché possa prendere vita: una che racconti, l’altra che ascolti.
Ed io mi sono messa seduta, gambe incrociate, e ho ascoltato...
Ho ascoltato tante storie senza ascoltarne veramente una.
Grande atmosfera, questo sì, e ne sono rimasta mio malgrado incantata.
Hassan è un cantastorie scaltro, abile, un superbo affabulatore, ha (in)volontari complici che a loro volta incatenano con le loro parole, al mistero aggiungono mistero, e insieme vi conducono per sentieri che si intersecano, si confondono, si sovrappongono e si disgiungono, fino a farvi perdere nei meandri di un labirinto di parole e di immagini abilmente edificato, di cui solo lui conosce l’uscita, perché solo lui ne ha la chiave.
Ripeto: molta atmosfera basata su ambientazioni incantevoli, a volte tenere e dolci, colme di magia e poesia, a volte invece dure e amare, quasi violente, ma sempre suggestive, e su sensazioni di profumi ed essenze, colori e sfumature, su tempi, battiti e ritmi evocativi... ma una trama vera e propria non c’è.
E non c’è uscita dal labirinto, non c’è chiave. L’importante - per una sera ancora - è aver incantato e incatenato il pubblico, perché un cantastorie, un superbo cantastorie, crea le sue mitologie, può rendere vera ogni cosa. Può far sembrare vera ogni cosa.
Perché questo, in fondo, è solo un lento, articolato e illusorio racconto che non ha fine, pieno di misteri, di vita e d’amore...
Cos'è la vita, dopo tutto, se non un fugace capriccio?
La luna, il gatto, il poeta, questo circolo di ascoltatori, siamo tutti sulla stessa pagina. Tra il labbro e il talismano, tra la gola e la voce, tra il cuore e la speranza, c'è sempre qualcosa che palpita, qualcosa che vive e muore. È la speranza? O è la pazzia? È forse il mare?
È l'amore.
Guardate: eccolo li, muto, tremante, qualche timida occhiata, un gesto effimero, una poesia sul kif, una sera di delirio, e poi il nulla.
È l'amore. Ha cinque sensi, sette suoni, nove vite, undici illusioni. È cedevole. È un fiore che cresce negli oceani più profondi. È una candela guizzante, un'impronta nella neve, un paese bellissimo, un frassino meridionale. È una chiamata e un'imprecazione e un prolisso incantesimo da ripetere ogni sera. È una fotografia, un lamento, una cronaca, un dipinto. È nel vaso di Pandora, in un parco soleggiato, nell’Albero del Corvo. È esultanza, confusione, solitudine, perdita, sogno.
È l'amore. Il più bello di tutti gli uccelli.
Marrakech: Porta aperta sul deserto...
📖 LdM Paese: Marocco 🇲🇦
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