«Mio salmone domestico ha un cuore così tenero che si taglia con una motosega.»Un salmone cinico e malinconico di nome Crodo si trasferisce nella casa di una ragazza e inizia a occuparle la le regala sagome di cartoncino che si animano da sole, la prende in giro per ogni cosa che dice, fa di tutto per impedirle la stesura del romanzo Rotoli di seta. Salmone detesta le persone, ama la quarta fila dei cinema, non riesce a trovare lavoro, si innamora sempre ed è contraccambiato mai. Sta spesso immobile davanti alla finestra a osservare con stupore la complessità del mondo. Questa è la sua storia struggente.
Mio salmone domestico è un libro da leggere d'un fiato. Non soltanto per l'assoluta padronanza che Emmanuela Carbé ha della scrittura, che da sola varrebbe in ogni caso la lettura del libro. Quanto perché, pagina dopo pagina, si finisce per affezionarsi a Crodo, il salmone domestico della protagonista. E ci si commuove per l'immagine di Crodo che dorme nella sua cassetta di fragole coprendo con una pinna la O, così che "fragole" divenga "fragile". Arrivati al fondo si ha nostalgia del mondo assurdo e metaforico nel quale ci si è immersi, e si sfogliano le prime pagine e ci si imbatte di nuovo nella dichiarazione programmatica dell'autrice: "Capito? Hai capito salmone? Gli dico scuotendolo per le spalle. Dove sono le pistole, i cowboy? Dov'è il sesso? E soprattutto dov'è quel reticolo metaletterario di citazioni omeriche che fa sempre piacere ai maniaci delle soap opera che vergognandosi di esserlo nascondono le loro inclinazioni con una laurea umanistica e quando leggono salmone pensano di leggere qualcosa di altro da salmone?"
Finalmente un'autrice che riesce a scardinare il genere dell'autobiografia. Mio salmone domestico, con una lingua personalissima (a tratti stenografica, a tratti infantile), è il romanzo della generazione nata tra gli anni '80 e '90, alle prese con l'università, un mondo che non gli appartiene, il malessere psicologico, la disoccupazione.