Il fiordo dell'eternità è un romanzo ambientato tra la Danimarca e la Groenlandia nella seconda metà del Settecento. Il protagonista è Morten Falck, un ragazzo norvegese che, obbligato dal padre, va a studiare teologia a Copenhagen. Morten è uno spirito libero ed è ossessionato dalla massima di Rousseau “l’uomo è nato libero ed è in catene”, a cui vorrebbe ispirarsi.
Poco dopo il suo arrivo a Copenaghen, città brulicante di topi e prostitute, si perde nel sesso sperimentato in tutte le sue forme (proprio tutte, sigh…) fino a quando, divenuto Magister, ossia pastore, una improvvisa aspirazione religiosa lo spinge a richiedere di essere inviato come missionario nella colonia danese in Groenlandia.
“Una vita breve è un prezzo ragionevole per un’azione importante. Che cosa si potrebbe dire di lui se morisse adesso? Non ha fatto nulla che possa compensare il male che ha compiuto. Vuole realizzare qualcosa che possa giustificare le sue azioni"
Là in Groenlandia vede un futuro migliore, vede la possibilità di aiutare le persone, vede sé stesso realizzato, vede la possibilità di applicare tutto quello che ha imparato.
Purtroppo le cose non vanno proprio nel modo sperato e i sogni di Morten vengono presto ridimensionati. Il viaggio per arrivare è fatto in condizioni quasi disumane, le condizioni di vita in Groenlandia sono terribili.
“I selvaggi sono in fondo brava gente” racconta il comandante mentre sono a tavola. “Di gran lunga migliori di molti bianchi, ve lo posso garantire. Ma hanno abitudini ripugnanti e oscene. Si lavano nella loro stessa urina e mangiano carne putrefatta”.
Morten parte per il cosiddetto fiordo dell'eternità per evangelizzare gli inuit, il popolo della Groenlandia, ma i suoi deboli ideali religiosi (chissà se ne ha mai avuti?) servono poco in quell’ambiente primordiale. E invece di redimere le anime, lentamente perde se stesso, corrotto sia dalla natura dei nativi che dai difetti spregevoli dei colonizzatori.
Nel fiordo dell’eternità l’isolamento è pesantissimo da sopportare. Lì Morten sperimenta gli istinti più bassi dell’uomo, la degradazione fisica e mentale, la follia. Il peccato lo travolge: e gli fa trasgredire uno dopo l’altro tutti i comandamenti di Dio.
Neppure il ritorno nel mondo civilizzato servirà a placarlo; ciò che si è lasciato, non sempre si ritrova.
Il libro è scritto benissimo, con un linguaggio diretto, anche se qua e là ci sono salti temporali che possono disorientare. L’atmosfera generale è però cupa, forse perché non può essere diversamente. In quell’epoca, in quelle zone, il valore della vita era veramente basso, la vita era molto difficile, l’ignoranza sovrana. L’autore descrive con un realismo incredibile e sconcertante ogni cosa che avviene, anche le cose più intime e sconvenienti: la sessualità, la prostituzione, la sporcizia, le malattie, i divieti, i dettagli dei viaggi in nave, il cibo fradicio e salato, gli escrementi, l'omosessualità, le carestie, l’alcolismo, il vomito, gli stupri (dettagliatissimi), gli amori, la denutrizione, lo scorbuto. La ricerca fatta dallo scrittore per documentare le condizioni di vita dell’epoca è accuratissima, tanto che sembra di vivere in prima persona quelle situazioni, di sentirne gli odori, i rumori, di avvertirne i disagi, di subirne la brutalità.
Ho faticato un po’ a capire Morten Falk, con le sue scelte poco chiare, le sue contraddizioni, la sua psicologia contorta, la sua mancanza di carattere, il non sapere esattamente ciò che vuole. E infatti quest’uomo che agognava la libertà, che desiderava tutto, nonostante i suoi sforzi alla fine non riesce ad ottenere nulla. “L’uomo è nato libero ed è in catene”…. Alla fine sono gli istinti primari a vincere sulla ragione, a Morten non resta che restare in balia degli eventi non riuscendo a liberarsi spezzando le sue catene.
Un romanzone, questo di Leine. Un libro duro, che parla spesso di cose spiacevoli. Un libro noiosetto, in certe parti, ma molto interessante in altre. Ma Morten, durante il suo lungo peregrinare, mette in discussione i valori della morale e ci obbliga a meditare e pensare all'attualità di questi valori. Al termine, direi, il bilancio è positivo. Sempre interessanti, questi nordici….