I pre nego što je progovorila, već je bilo onih koji su tražili njenu ruku... Agnesa Francuska, poslednja kćerka kralja Luja VII još kao devojčica poslata je na vizantijski dvor da bude žena Aleksija II. Njena graciozna i elegantna pojava postala je važno sredstvo političkih želja, zbog budućih važnih međunarodnih dinastičkih manevara. Tako je došlo i do promene njenog imena, po običajima tadašnjeg vremena: Agnesa Francuska postala je Ana Vizantijska. U Carigradu, jedinoj hrišćanskoj metropoli na Mediteranu, Ana je iskusila jedinstvene, očaravajuće ali i bolne događaje, koji nemaju pandana u čitavoj istoriji tog vremena. Njeno sazrevanje podudara se sa krizom carstva, i kada uz odlučujuću podršku Venecije francuski i flamanski vitezovi, sa kojima je bila u krvnom srodstvu, u Četvrtom krstaškom ratu zadaju fatalan udarac vizantijskoj moći, ona neočekivano pokazuje da je nepovratno Vizantijka, upravo u trenutku kada je najteže bilo biti Vizantinac. Čaroban svet na granici između Istoka i Zapada, i jedna veličanstvena, sasvim ženska priča... Sudar civilizacija: svetlost i tama izgubljenog Carstva...
La prima cosa da dire su questo libro è che la figura di Agnes / Anna è un pretesto per la narrazione degli ultimi anni di Bisanzio, del resto della sua vita a parte i fatti principali si sa molto poco. Comunque è un pretesto che funziona perché le sue connessioni familiari e la durata della sua vita si prestano bene sia alla spiegazione dei rapporti tra Oriente e Occidente sia a coprire l'ultimo periodo dell'impero bizantino. Il pregio maggiore del libro è senza dubbio la ricchezza di informazioni che l'autore ci dà sia sul quadro politico del periodo sia sui costumi di Bisanzio; purtroppo - soprattutto nella prima parte - la mole di nozioni e l'uso di frasi fin troppo lunghe tendono a rendere la narrazione pesante. Sono stata piuttosto indecisa su che valutazione dare proprio per questo motivo, ma alla fine ho deciso di premiare la completezza del testo, che comunque nella seconda parte risulta più fluido. In ogni caso è un libro che consiglierei solo agli appassionati della storia del periodo.
Non un libro per tutti. Tuttavia, se amate la storia, avete rudimenti di conoscenza del periodo medievale e volete calarvi nel XII secolo fra Francia e Bisanzio, allora questo libro potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa. Ho imparato qualcosa di cui ignoravo l'esistenza. Il minus? Lo stile dell'autore. Una maggiore fluidità in alcuni punti avrebbe giovato. Ma del resto non tutti hanno la fluidità di Manfredi, Cardini o del miglior Eco.
Naslov knjige "Ana Vizantijska" mozda i nije prikladan za knjigu jer se najmanje o njoj govori,a i ono sto je receno su uglavnom pretpostavke jer je veoma malo izvora u kojima se Ana pominje. U prvom planu su prilike u Vizantiji sredinom i krajem 12. veka i pocetkom 13. veka,kao i osvajanje grada od strane vojske krstasa 1204. godine.
Ova knjiga gotovo da nema veze sa njenim naslovom. Bolje bi joj pristajao "Život Komnina". Ana se tek sporadično pominje i to najčešće u kontekstu "možemo pretpostaviti da...", "vjerovatno je...", "ne postoje dokazi, ali..." itd. Povrh toga, knjiga je nevjerovatno dosadna i uključuje bezbroj likova kroz vladavinu Komnina.
In procinto di partire per Istanbul presi questo libro ambientato nella vecchia Costantinopoli. Pensando di trovare il semplice ritratto di una figura in fondo minore dello scenario politico di allora, trovai con grande soddisfazione un libro ben più ricco e complesso. Le fonti danno all'autore pochissimo materiale sulla figura specifica di Anna di Bisanzio, il suo personaggio però diventa un perfetto passe-partout che attraversa un intero periodo storico fondamentale nella storia della città sul Bosforo (e di riflesso nella storia di Venezia); nella sua vicenda si riflette la trasformazione e la fine di un impero millenario, che qui si rivolta nei suoi ultimi spasmi. Voglio andare oltre però ed affermare che il vero protagonista di questo libro è l'umana miseria, la cieca disperata ricerca del potere che porta un figlio ad uccidere una madre, uno zio ad assassinare il nipote, la sete di potere che trasforma gli uomini in miserabili bestie affamate di quanto più volubile e precario ci sia. Ecco, il libro bene mostra la decadenza morale e politica di questo venerabile ed unico Regno nei suoi ultimi anni, così come ci racconta di una città ricca di tesori mirabolanti, opere d'arte così belle da non poter essere descritte e di cui ormai, in gran parte, ci resta solo un malinconico ricordo. Di ritorno da Istanbul ebbi a pensare che di Costantinopoli è rimasto ben poco, e la colpa non è tanto da ascrivere agli "infedeli" turchi, ma ai costantinopolitani stessi ed a noi "latini", e queste sono le tristi lezioni della Storia.