Dalla vasca d'acqua bollente emerge un enorme maiale bianco come uno spettro che oscilla impudico fino a quando dal finestrone il sole accende quintali di luce.
Nello spazio chiuso di un mattatoio, «la grande sala dove si esibisce la morte», Ivano Ferrari mette in scena uno spietato e cruento interregno uomo-animale determinato da una schiacciante sopraffazione. Un Macello che rimanda ad altri macelli che continuano ad attraversare la nostra vita di specie e che è campo di battaglia, lager, laboratorio, chiesa, teatro e dove i macellatori sono carnefici, tecnici, sacerdoti, registi. In questa raccolta poetica intensa e perentoria, piena di accensioni, implorazioni, crudeltà, straziante sarcasmo e personaggi animali e umani difficili da dimenticare, ogni verso ha un suo ictus determinato da una provocazione lessicale, tonale e psichica che diventa immediatamente lacerazione visiva. La materia, la carne - come la poesia - vengono messe in totale sofferenza e la vita è registrata nel suo punto limite e anche oltre, nelle sue ulteriori degradazioni istologiche eppure non ancora al termine del suo percorso di profanazione e violenza.
"Nei bovini per il forte sviluppo dei seni frontali è ristrettissima la regione attraverso la quale si può immediatamente colpire il cervello almeno con la tecnica detta della mazza" e ancora "evitare in modo particolare che il bestiame vivo si incontri con le carni macellate."