L’anagrafe è spesso impiegata come un dispositivo di selezione della popolazione e delle sue componenti “desiderabili” e “legittime”. In questi anni sta giocando un ruolo di primo piano nello scegliere il tipo di persone che possono o meno risultare residenti in un territorio. Queste iniziative colpiscono persone di cittadinanza italiana come persone provenienti da Stati europei e da paesi terzi. Chi non è residente è più vulnerabile e ricattabile, anche sul piano lavorativo e spesso rischia di non avere accesso ai servizi essenziali di cui ha bisogno. L’esclusione anagrafica si accompagna a uno stato di subordinazione e dipendenza: le lotte su questo tema mostrano quanto il conflitto sulla residenza si intrecci con le mobilitazioni per la libertà di movimento e per la piena partecipazione alla vita della città.
Enrico Gargiulo insegna e lavora come sociologo nell’Università di Bologna. Si occupa di cittadinanza, immigrazione, discriminazioni amministrative e strumenti di governo delle popolazioni. Oltre a pubblicare articoli e saggi in ambito accademico – tra cui Appartenenze precarie. La residenza tra inclusione ed esclusione (Utet 2019) – scrive per blog come Lavoro Culturale, Jacobin Italia e NapoliMonitor e collabora, nell’ambito di una rete di attiviste/i e Ong, ad azioni di contrasto giuridico e politico alle discriminazioni anagrafiche.
Ho trovato questa lettura molto interessante e stimolante per ripensare al rapporto tra individui e territorio, tenendo conto del modo in cui veramente le persone attraversano e vivono gli spazi, e non basandosi sulle categorie che le istituzioni vogliono disciplinare a modo loro. L'anagrafe è un dispositivo politico di controllo dei corpi, attraverso cui lo Stato decide la legittimità o l'illegittimità di circolazione delle persone. È evidente la natura di incasellamento e controllo dalla conseguente esclusione anagrafica, per cui i diritti legati alla residenza in un luogo, o alla cittadinanza, nel caso di soggetti stranieri, diventano privilegi, e il permesso di soggiorno diventa un ricatto. Viene segnata, in questo modo, una linea di demarcazione tra soggetti "legali" e soggetti "indesiderati", che taglia fuori una componente rilevante di popolazione, portando all'invisibilizzazione amministrativa di soggetti stranieri o marginali. L'anagrafe, attraverso il dispositivo della residenza, non tiene conto delle condizioni reali (materiali, sociali ed economiche) dei soggetti che attraversano i luoghi, provocando uno scarto tra la popolazione rilevata e quella effettiva. "La base su cui dovrebbe fondarsi l'esercizio dei diritti è la presenza in un luogo, non importa da e per quanto tempo, non la titolarità di un qualche status giuridico."