Solitamente scrivo recensioni molto brevi, non sono un'amante delle cose troppo lunghe, ma questa sarà un'eccezione. Perdonatemi se ci sarà qualche errore di battitura o di ortografia per questo motivo.
Cosa dire di questo libro? Anticipo che per me è un 3.5. Che nella mia visione delle cose non vuol dire che il libro è brutto o è mediocre. Se si pone il mouse sulla terza stellina su Goodreads, il sito stesso dice: I liked it. Lo premetto, perché so che molti considerano 3 stelle un brutto voto. Non lo è.
Ho deciso di arrotondare a 4 per due motivi. Uno, io sono una mollatrice di libri di professione, ma non ho mai voluto mollare questo libro. Due, è comunque una mezza-prima prova per l'autrice. Chapeau.
Fatte queste premesse, questo libro ha dei pro e dei contro. E aggiungo che, prima di leggerlo, ho letto delle recensioni per capire se fosse nelle mie corde. Di conseguenza, molte delle mie impressioni saranno in risposta - senza citarle - ad alcuni problemi sollevati da altri utenti. Sempre per questo motivo, la recensione sarà spoiler.
Vorrei iniziare dal worldbuilding. Le prime 60 pagine circa si prendono il loro tempo (forse anche un po' troppo) per descrivere Mesio e il mondo che ruota attorno alla città. Inizialmente non soffrivo la mancanza di contesto e, anzi, mi chiedevo cosa avesse fatto nascere quelle recensioni. Andando avanti con la trama, quando inizia a correre (e anche questa volta, forse un po' troppo), ho iniziato a sentire la mancanza di alcuni punti fermi. Come funzionano le relazioni con le altre città, le preghiere, la vita in città. Se si indaga il testo qualche risposta c'è, ma sono nascoste sotto righe e righe di testo, quindi da una parte capisco chi desiderava qualcosa in più, soprattutto riguardo Caduta, le altre città, i Numi eccetera.
Molti hanno già sollevato il problema del maschilismo detto, ma non mostrato. In questo caso sì, forse un approccio meno "diretto" avrebbe funzionato meglio. Tuttavia, credo che questo aspetto funzioni comunque. Non ho ben compreso, invece, l'intrigo politico. Si accenna a diverse famiglie nobili - correggetemi se sbaglio - eppure nella trama esistono solo il re e le famiglie delle protagoniste. Questo intrigo mi risulta un po' vacuo nel momento in cui... cosa si guadagna? Grano in più? Per farci cosa? Insomma, non mi è chiaro cosa si ottiene da questo conflitto, se non di sedere su un trono. Che okay, bello, ma cosa si ottiene di fattuale? In aggiunta al fatto che in una riga il padre di Clizia in qualche modo giustifica la sua azione come una vendetta, perché l'amicone gli ha rubato la ragazza. Potrei anche essere io che, viceversa, non ho compreso che il succo dell'intrigo sta proprio qua: nella sua vuotezza. In questo caso, allora, diremo che è un mio gusto personale.
Piccolo nitpicking: il popolo viene descritto fondamentalmente come una massa stupida che si sveglia e decide di volere condizioni più giuste solo perché si fa convincere da un dio malvagio che vuole portare scompiglio. Andato il dio, tutto dovrebbe tornare più o meno in ordine col tempo. Ovvero popolo che sgobba e nobili che si beccano il grano. Mmm. Guardiamo il lato positivo: di nobili sono rimasti in cinque, o qualcosa del genere.
Passiamo alle personagge. Clizia per la prima metà non brilla, ma è un personaggio accettabile. Nella seconda metà, terribile. E non lo dico in stile oh no le donne che piangono voglio solo donne forti. Un libro intero passato con il prosciutto sugli occhi, e okay, manipolazione, ma dico io due fratelli su due, la madre, praticamente tutti vedono il padre per quello che è, ma lei prosciutta fino all'ultima pagina. Dall'altro lato, l'unica intelligente che capisce cosa succede. Mah. E lei regina alla fine? Aiuto, pregherò per la città. Decisione che per me non ha senso, né per il suo personaggio, né per quel mondo, ma ovviamente non sono l'autrice.
Ah, io sono team Lelius. Proteggetelo ad ogni costo.
Passiamo a Verdiana. Non mi ha totalmente conquistata, ma sicuramente personaggio più interessante di Clizia. Molti decantano il suo arco del personaggio e in gran parte concordo. Il suo disinnamoramento per Clizia mi è sembrato un po' brusco, così come la sua fiducia per un Nume che è chiaramente malvagio. Dai, come quei personaggi che si fidano di qualcuno che allo spettatore appare sospetto. E lei era la furba/intelligente delle due. E sì, il trauma, la disperazione, tutto quello che vogliamo. Ritorna il gusto personale.
Ultimo punto sulle personagge. Finalmente una rappresentazione saffica, olé. Purtroppo mi sento di dire che, sebbene si dica ogni 5 righe che le due si amano, non ho trovato alcuna chimica sulla carta. Non saprei indicare bene cosa me lo ha fatto pensare, purtroppo questo è quello che si è sedimentato nel mio cervello. Non le trovo compatibili, anzi, in alcuni punti si insultano dicendosi le peggio cose - nel senso, cose che si dicono proprio perché si sa che feriranno l'altra. E va bene una e due volte, alla terza forse non vi amate così tanto. Dicono di conoscersi benissimo, due minuti dopo litigano perché non si capiscono.
Infine, lo stile. Scorre bene, si inceppa raramente, ho beccato solo qualche svista nelle ultime pagine (una lettera non maiuscola, ad esempio). Motivo per cui non mi è mai venuta voglia di mollarlo lì. Le uniche cose che non mi hanno convinto molto sono alcune metafore un po' azzardate, che mi hanno fatto ridere nei momenti sbagliati o mi hanno sbalzata fuori della sospensione dell'incredulità.
Forse troppe invocazioni di Verdiana nella prima metà. Dice più O mio dio (versione Desteria e Numi) questa donna di me, e io ne dico tanti. Tantissimi.
Potrebbe sembrare una recensione negativa, ma come si suol dire: se una cosa funziona, spesso non si nota. Ho apprezzato l'ispirazione alla tragedia greca (anzi, avrei voluto qualche conflitto di ideali in più, piuttosto che l'intrigo politico), l'ambientazione (motivo per cui avrei voluto di più), i personaggi (tranne Clizia), mi sono persino commossa per la morte di Ferus.
In conclusione, come prima prova non è male, anzi. Rimango in attesa di altri libri dell'autrice.