Τορίνο 1928. Μια νεαρή γυναίκα από αριστοκρατική οικογένεια παντρεύεται τον εκλεκτό των γονιών της, όπως επιβάλλουν τα ήθη της εποχής και της τάξης της. Όταν αργότερα συναντά το γοητευτικό κι αινιγματικό Τροτ, γνωρίζει επιτέλους τον έρωτα και κάνει τη μικρή της επανάσταση: αφήνει τον άντρα της, μετακομίζει στο εγκαταλειμμένο υποστατικό της οικογένειας στην Τοσκάνη και με τη βοήθεια του εραστή της το μετατρέπει σ ένα σύγχρονο κι επιτυχημένο οινοποιείο. Τότε όμως ο Τροτ, χωρίς καμιά εξήγηση, την εγκαταλείπει. Ένας έρωτας με φόντο τα σαλόνια της Ευρώπης και τους αμπελώνες της Τοσκάνης, η ιστορία μιας γυναίκας που θα της πάρει μια ολόκληρη ζωή να καταλάβει πως η διαχωριστική γραμμή ανάμεσα στο φαινομενικό και το πραγματικό, στο δίκιο και το άδικο, στην αλήθεια και το ψέμα είναι κάποιες φορές τόσο λεπτή, που γίνεται αδιόρατη.
أولى روايات الكاتبة الايطالية بينيديتا تشيبراريو سرد جميل ومشوق لحياة طويلة على لسان امرأة تعدت الثمانين اعتراف بالأخطاء وتعبير عن المشاعر والانفعالات ومرارة اكتشاف حقيقة الآخرين بعد فوات العمر قليل من التمهُل في محاولة فهم ومعرفة من نلقاهم في الحياة أحيانا تُخفي الحدة واللامبالاة وراءها شيء من الاهتمام والتخوُف من الرفض الرواية تمر على فترات تاريخية مختلفة, الملكية والحرب العالمية الثانية ثم تحول ايطاليا للنظام الجمهوري ومن خلال السرد تعرض الكاتبة التغيرات الاجتماعية والأحداث السياسية
هل يمكن أن يمضى العمر، لنكتشف في آخره كم كنا حمقى؟ وأن كل ما كرهناه كان يستحق منا كل الحب والتقدير، وأن كل ما احببناه كان سرابًا الحق ان نصف الرواية الأول كان بالنسبة لي غامضًا غير مبرر تمامًا ثم بدأت الرواية تتوزان وتتضح الأمور في نهاية النصف الثاني من الرواية إلي درجة انني صدمت مع تكشف الأمور وتساءلت هل يمكن ان امضي فى حياتي لأكتشف قرب نهايتها انني على خطأ وان ما ظننته عين الصواب كان وهمًا حييت داخله حمقاء اتمني من كل من سيقرأ هذه الرواية أن يكملها للنهاية وان شعر بالملل فى البداية فلاشك انه سيصل الى ما وصلت اليه وسيعيد تفكير في الكثير من امور حياته ولن اتطرق الى سرد اى شيء بخصوصها
Cari ascoltatori, buon giorno. Piove a dirotto e fa ancora freddo nonostante si sia già ad aprile. Ci sono solo 8 gradi e, durante la notte, si prevede si scenda addirittura a 3. Date le condizioni del campo di gioco, simile ad un pantano, i responsabili si sono chiesti se non fosse meglio rimandare l’incontro, ma le squadre hanno insistito per giocare ugualmente la partita. Quindi da un lato abbiamo Marta e Chris72, che si stanno riscaldando a bordo campo. Dall’altro abbiamo Arwen56, che si fuma una sigaretta tentando di non farsi notare, diventando così passibile di squalifica. Ma di sanzioni parleremo in seguito. Per il momento, ciò che importa è il gioco.
L’arbitro fischia dunque l’inizio partita … si comincia …
Marta si impossessa della palla e dice: “Un racconto ben scritto, piacevole, con bellissime descrizioni e ambientazioni; alcune frasi mi hanno colpito parecchio. La pecca a mio giudizio è "la soluzione narrativa" che sa di già letto, ad un certo punto è stato facile capire dove si andasse "a parare", ciò non toglie che è una piacevole lettura. Consigliato per un pomeriggio di relax.” Poi passa a lato.
Chris72 è pronta a coglierla al balzo e punta a rete con decisione affermando: “Opera prima di una scrittrice esordiente molto promettente! Tanto mi è piaciuto che l'ho persino regalato.”
Ovazione della folla … attimi di spasmodica attesa … nooooooooooo … palo.
Arwen56 acchiappa la palla, che le arriva fortunosamente addosso di rimbalzo, con entrambe le mani e si rifiuta di mollarla, nonostante l’arbitro estragga prima il cartellino giallo e poi quello rosso, e comincia a protestare: “No, un momentino, per favore. Effettivamente, lo stile non è male. Finalmente la lingua italiana non viene del tutto bistrattata e consente al lettore di seguire con un piacere che è anche “musicale” l’andamento della storia. Pure la struttura narrativa è gradevole, con quell’alternarsi incessante tra passato e presente assai ben calibrato e altrettanto ben gestito. La materia, poi, è davvero buona ed avrebbe avuto le carte in regola per dare origine ad un “signor romanzo”. Purtroppo, però, quel che fa acqua da tutte le parti è la psicologia dei personaggi, soprattutto quelli che dovrebbero essere i principali. Vengono ben descritti e tratteggiati a livello generale, ma lasciati poi in sospeso e vaghi per quanto riguarda i punti cruciali.
Prendiamo l’innominata protagonista. Ha il coraggio di mollare il marito, di cominciare ad occuparsi di un’azienda agricola pur non avendo alcun rudimento al riguardo, di farsi un amante e di mettere al mondo un figlio illegittimo, il tutto in un’epoca che condannava pesantemente, almeno in una donna, tali atteggiamenti. Ma non dice né a né ba quando tale matrimonio le viene imposto dal padre, neppure una piccola lamentela. E questo è strano. Non si capisce assolutamente come faccia una che non ha mai lavorato in vita sua ad assumersi con successo la responsabilità di una grande tenuta. Il tutto pare avvenire come una specie di miracolo. E questo è strano. Incontra Trott, di cui nulla sa e nulla saprà mai, neppure dopo il breve periodo di convivenza, eppure si innamora follemente al punto da dedicargli l’intera vita. Ma di cosa s’innamora, dato che niente condividono? E anche questo è strano. Vive fianco a fianco al figlio, che non sa di esserlo, non esprimendo mai alcun tormento per tale assurda situazione. E questo è più che strano. Poi rivede il marito e s’intenerisce, perché capisce di essere stata molto amata, benché non lo sospettasse. E questo non è solo strano, è proprio da fuori di testa.
E parliamo anche di questo marito. D’accordo che il punto di vista privilegiato nel romanzo è quello di lei, però se l’unico modo che ha per dirle che l’ama è prendersi un’amante, non è che poi possa venire a lamentarsi di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. La volontà di spiegare l’ha pur trovata scrivendo all’avvocato Ricorsi, perché non dunque con la sua stessa moglie? Tanto più che la voce poi salta ben fuori quando diventa necessario perorare la causa del figlio. E pure questo è strano.
Per non parlare di Trott stesso, che non si capisce bene come collocare. E’ un avventuriero, va bene. Ma allora perché si prende la briga di gettare le basi di quella che sarà poi la grandezza de “La Bandita”? Il successo del “Rossovermiglio” è soprattutto suo. E questo è, di nuovo, strano.
Paradossalmente, sono le figure minori ad essere più vivide, reali e concrete: Mario, Novella, Ricorsi, Dino, la madre, il cugino Oddone e tutti gli altri. In buona sostanza, potremmo dire che ci troviamo di fronte all’abbozzo di quel che poteva essere un ottimo romanzo, ma la carenza nell’uso dei “ferri del mestiere” si sente in modo pesante, nonostante quel vigore tutto toscano che si percepisce nello scrivere.”
A questo punto l’arbitro, bagnato fradicio, perde la pazienza. Incavolato come una biscia, strappa la palla dalle mani di Arwen56, fischia la fine della partita e spedisce tutti quanti negli spogliatoi a rileggersi la “Divina Commedia”. Avanti marsc. E Arwen56 si becca anche una settimana di squalifica. Così impara a fumare, a prendere la palla con le mani e anche a scrivere un commento del cazzo.
Nonostante la vittoria in un premio non � una fregatura. Ben scritto in corretto e armonioso italiano, contiene la storia di una donna che fa del suo puntiglio un punto di partenza e taglia col suo mondo originario per costruirsene, crede lei, uno pi� piccolo ma a sua misura e gusto. Ambientato fra Torino e la Toscana dei vini da premio, ha intreccio vivace senza adagiarsi sul romanzo d'amore o d'avventura o storico, in una mezza via equilibrata. La stellina in meno � per l'abuso di ambientazioni franzesismi e frufru di name dropping che forse la veicolano presso (un certo) pubblico femminile ma che a noi impastoiano la lettura senza fornire alcun beneficio ulteriore all'ambiente. Se lei mi cita una foggia d'orecchini per denotarmi una composta raffinatezza del personaggio � utile e doveroso ma non arrivi alle passamanerie, quelle NO! Contiene un elemento di forte disturbo per l'eventuale giovine maschio italico che si avventurasse per errore (lo credo assolutamente improbabile) fra queste pagine. L'incredulit� mista a timore di fronte a certe scelte irrazionali e balzane (equinamente balzane) della protagonista e la sua pertinace fedelt� al rischiosissimo modello dell'imprinting, sia epifania d'amore, sortilegio irrichiesto, o colpo di fulmine [corredato di immancabile colpo di vento] Si rassegnino, talune si comportano cos�. Non le si cambia, al massimo le si pu� riconoscere. Comunque la mancanza assoluta di identificazione con alcun personaggio non mi ha fatto n� abbandonare il libro n� rallentare la lettura. Dipende anche dall'opportuna e onestissima mancanza di piacionismo e di strizzate d'occhio che l'Autrice ci ha evitato. Qualche occhiolino c'� ma ha lo scopo di attirarvi in un vicolo... e ho detto tutto. Del fatto che la Cibrario poi non abbia incominciato tour a porcaporca, non abbia immediatamente voluto ammannirci la sua visione del mondo, commentando qualsiasi fatto accaduto in Italia e continenti limitrofi, gliene rendiamo grandissimo merito. Allegano foto nel libro: pare una bella signora con sguardo birichino e tratto intelligente. Il comportamento ce lo conferma aggiungendo pure l'educazione. ========= SPOILER ========= Anticlimax in riflusso degno di nota, il giudizio implicito nel libro (non tanto spinto da diventare una tesi, ma ben presente) sul personaggio e cio� che se si sta "contenti al quia" spesso � meglio specie se il quia � agevole e che "in ogni caso, giudicando per prendere drastiche decisioni, eliminare preventivamente idiosincrasie e nevrosi varie". Non siamo ancora al pensiomammista e cullabarista "lasciare il buono per cercare il meglio pu� portare ad accontentarsi del cattivo per paura del peggio" per� se nei prossimi mesi leggerete altri libri sullo stesso trend, sappiate che entro pochi anni potrebbe tornar di moda perfino il matrimonio combinato (fonte di ottime scuse) e (ohib�!) pure la verginit�. Signora mia! Ah! La Cibrario parte decisamente con Orgoglio e Pregiudizio sotto gli occhi, poi sviluppa tutto come se Lizzy avesse fatto la scelta sbagliata. Ad oggi pare che in Italia me ne sia accorto io solo. Per chi lamenta che non si sbrodoli col sentimentalismo legga e si consoler�: Tutta sfolgorante � la vetrina piena di balocchi e profumi, entra con la mamma la bambina tra lo sfolgorio di quei lumi. Comanda, signora? Cipria e colonia Coty... "Mamma! - mormora la bambina mentre piena di pianto ha gli occhi per la tua piccolina non compri mai i balocchi, mamma, tu compri soltanto i profumi per te!" Ella, nel salotto profumato ricco di cuscini di seta, porge il labbro tumido al peccato mentre la bambina indiscreta dischiude quel nido pieno d'odor di Coty... "Mamma! - mormora la bambina mentre piena di pianto ha gli occhi per la tua piccolina non compri mai i balocchi, mamma, tu compri soltanto i profumi per te!" Esile, agonizza la bambina; or la mamma non � pi� ingrata: corre a vuotar tutta la vetrina per la sua figliola malata. "Amore mio bello, ecco i balocchi per te..." Grazie! mormora la bambina! Vuole toccare quei balocchi. Ma il capo gi� reclina e gi� socchiude gli occhi. Piange la mamma, pentita, stringendola al cor!
قد تكون الروية بسيطة باسلوبها من الناحية الادبية ،، لكنها تعرض لنا حكاية امرأة قوية امرأة هاربة من عصر ومن عالم رفضت الخضوع لأحكامه وقواعده يقول زوجها الذي تركته بعد خيانته لها لااخفيك مقدار دهشتي.. كنت اظن اني فقدت رفيقة رقيقه رفيعة المستوى.. لان ماكنت اقدره على انه جمال صالونات.. كان يخفي في واقع الامر مواصفات المحاسب وخصال المزارع المثابر الدؤوب.. حقا من الصعب ان تعرف شخصاً معرفة تامة وثيقة تلك هي المرأة القوية.. بطلة رواية احمر قرمزي والذي يرمز للون النبيذ الذي كانت تصنعه في احد وديان ايطاليا في زمن الحرب
Ultimamente mi capita di affrontare generi letterari che non rientrano nei miei gusti: è giusto farlo, se non altro per provare ad allargare i propri orizzonti di lettore. A volte si produce la sorpresa di un romanzo ben superiore alle aspettative, altre volte no e qui purtroppo siamo nel secondo caso.
Rossovermiglio ha vinto il Premio Campiello e lungi da me l'idea o la presunzione di disprezzarne il valore; si tratta di un'opera certamente ben scritta che non ho avuto difficoltà nè provato fatica a leggere in un tempo tutto sommato breve.
Il problema è semplicemente che la vicenda narrata non mi ha interessato per nulla. Un po' mi pare di aver letto innumerevoli volte, anche se ora non ho voglia di rammentarne i titoli, romanzi impostati e sviluppati su questo schema con l'io narrante in età ormai avanzata che rievoca gli eventi determinanti della propria vita (infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia). D'altra parte gli avvenimenti stessi non mi paiono di tale rilevanza o particolarità da meritare di per sè un'attenzione speciale: chissà quante nostre nonne o prozie, a parte la nobiltà, potrebbero narrare vite più eccitanti!
Per contro, quando un romanzo descrive storie non particolarmente straordinarie, lo stile deve divenire la pietra portante di tutta l'opera e non è più sufficiente che sia corretto e ben governato come in questo caso: è necessario che abbia davvero qualche elemento straordinario, altrimenti si riduce a un bel temino fine a sè stesso.
Una soffusa malinconia, accentuata dalla location (ad esser severi anche questa ipersfruttata...) della collina toscana, conferisce unitamente alla scrittura che si citava all'inizio, un certa qualità al romanzo che però, per quanto mi riguarda, non gli consente di andare molto al di sopra della sufficienza.
Uma história de vida! Um mulher que luta para manter a sua vida nas suas mãos sem olhar a comentários e mexericos da sociedade. Obrigada a casar pelo seu pai a protagonista cedo percebe que iria ser infeliz num casamento assim e por isso acaba por se entregar a um Amor impossível que também não dura muito. Acaba por abandonar o marido por não suportar viver numa ilusão, que tinham de mostrar à sociedade. Depois de muitos anos sem noticias da sua grande paixão voltam a reencontrar-se e aí começam o cultivo das suas Vinhas, e são realmente as verdadeiras vinhas da ilusão. Depois se ser abandonada pelo seu grande amor a protagonista, que nunca sabemos qual é o seu nome, continua o seu negócio das vinhas sem nunca saber o porquê de ter sido abandonada, vivendo como uma reclusa na sua propriedade, dedicando-se a ela e aos seus cavalos. Já no final da sua vida resolve juntar de novo os seus amigos de antes, entre eles o seu marido, que ela abandonou e o seu grande amor, que a abandonou a ela, as revelações são impressionantes. A escrita da autora faz com que a história se desenrole de uma forma muito calma, saltando do presente para o passado e vice versa, fazendo com que nunca se perca o "fio à meada" e muito menos o interesse pela leitura. Gostei bastante e recomendo!
Romanzo casualmente recuperato…un vecchio regalo rimasto sempre nello scaffale dei libri da leggere. È una storia d’amore, di matrimoni falliti, amanti e ricerca di indipendenza, che si intreccia con le vicende d’Italia del 900, con la guerra prima e il referendum per la repubblica poi. Uno spunto storico interessante, raccontato dal punto di vista, non così comune, dell’ aristocrazia dell’epoca, che sarebbe stato bello se approfondito meglio e con maggiore convinzione. Non voglio raccontare troppo della storia, dal momento che per gli spunti più interessanti e su cui possa valer la pena discutere bisogna aspettare l’ultimo capitolo. Prima di questo punto una storia molto lenta, con salti temporali che generalmente non mi disturbano ma in questo caso hanno frammentato troppo gli eventi . Dico solo che i temi che mi sembra si siano scelti (matrimoni combinati, amanti, orgoglio, fuga, ma anche femminismo e desiderio di bastare a sè stessi), siano stati trattati con troppo poca convinzione, lasciando troppo dell’opinione sui personaggi al lettore piuttosto che alla loro stessa voce. Nessuno di loro ha modo di spiegarsi e chiarire le sue ragioni direttamente. A nessuno di loro viene data la possibilità, e neanche la cercano a dire il vero, di dare la loro versione dei fatti, o di riabilitarsi. Sono contenta di aver messo la spunta a questo titolo che posso finalmente mettere da parte. Ma, oltre a questo, niente di più.
non mi ha convinta No, questo libro non mi ha convinta.Ho letto la storia,ho cercato di esserne la protagonista,di vivere il contesto storico e sociale cui si riferisce:una Torino regia e prefascista e la famiglia nobile e rigida,aliena all'etica del lavoro e all'esternazione dei sentimenti.Ma no,non vengo trascinata nella storia. Vi è questa donna,Manuela Cuadrado detta Minù,prima bimba poi ragazza,che cresce in questa famiglia torinese fredda e convenzionale,cui viene imposta la scelta di un marito della sua stessa estrazione sociale in una rosa di cinque candidati.Fra questi lei sceglie quello che crede sia il male minore e inizia una vita matrimoniale senza amore nella quale da subito, invece di incolpare se stessa per aver subito l'imposizione del matrimonio senza reagire, incolpa il marito della sua perduta libertà.Nella realtà non cerca in alcun modo di conoscere veramente lo sposo,che davanti ad un muro di disprezzo e freddezza reagisce orgogliosamente facendola soffrire e tradendola pubblicamente.Purtroppo sono entrambi prigionieri di un'inadeguatezza sentimentale retaggio della rigida ed antiquata educazione ricevuta in famiglia. Dopo 10 anni di matrimonio Minù si decide a lasciare il marito per andare a vivere nella proprietà toscana ereditata dal fratello morto,la Bandita.Anche questa decisione avviene però in conformità con il comportamento dell'epoca, cioè senza dare scandalo, e , ancora una volta in modo vigliacco, cioè senza che ella cerchi un confronto diretto col marito.Solo dopo moltissimi anni essi si riincontrano e finalmente avviene la spiegazione tra i due:ma nemmeno questa volta in maniera diretta:ancora una volta Minù scopre dalla lettura di un carteggio del marito, i veri sentimenti che lui aveva sempre provato nei suoi confronti: la speranza che lei potesse vederlo per ciò che era veramente al dilà della sua apparente frivolezza e l'orgoglio che gli impediva di svelarsi a lei nella sua fragilità sentimentale. Durante gli anni passati separati, entrambi trovano qualcuno col quale esprimere il proprio lato sentimentale, ma solo alla fine del loro percorso si ritrovano insieme ormai fragili e anziani ma per la prima volta disarmati uno di fronte all'altra.Forse finiranno la loro vita insieme.
L’autrice traccia quasi un secolo di storia, dal Fascismo alla Seconda Guerra Mondiale, dal Dopoguerra fino ai giorni nostri, raccontandolo attraverso la voce della contessa, che ottantenne rivive il suo percorso di vita, alternando passato e presente, ricordi e accadimenti. Ne esce il ritratto di una donna che per sfuggire al tessuto sociale di appartenenza, troppo rigido e convenzionale si isola, quasi, trovando nel contatto con la terra e nel lavoro una ragione di esistere. Gli altri personaggi, e lei stessa in fondo, rimangono arroccati nei loro privilegi, schiavi delle etichette e di un mondo che cambia sotto i loro occhi e nel quale rischiano di perdere tutto quello che (non) hanno costruito, ma che posseggono solo in virtù della discendenza. Manuela cerca passione e amore, troverà solitudine, silenzi, menzogne. Anche le sue, perché il tessuto sociale penetra nelle ossa e non è facile liberarsene. Il finale è spiazzante e movimenta una narrazione che fino a quel momento scorre placida e senza grandi colpi di scena. Una trama forse non originale, ma che si legge con piacere, considerando anche che è un romanzo d’esordio che ha vinto il premio Campiello nel 2008. Peccato per la trasposizione poco emozionale dei fatti storici che accompagnano la vita di Manuela. Leggendo senza sapere nulla dell’autrice, ho pensato che le vicende della guerra dovessero essere per lei qualcosa di così distante da non riuscire a far immedesimare il lettore nella tragica atmosfera dell’epoca. www.pennaecalamaro.com
La protagonista è una contessa di Torino che a 19 anni (siamo nel 1928) viene costretta dal padre a scegliere il marito in una lista di cinque nomi. Sceglie Francesco Villaforesta, con cui si sposa entro pochi mesi, solo perché in comune hanno l’amore per i cavalli e pensa che questo sarà un motivo sufficiente per riuscire a stare bene insieme, visto che non si conoscono affatto. Durante il viaggio di nozze a Parigi, città di cui vuole assorbire e respirare ogni angolo ogni aspetto, al contrario invece del marito, durante una delle tante cene mondane a cui partecipa, conosce Trott, un franco-italo-austriaco (non si sa bene), anch'egli sposato, da cui rimane affascinata. Lo rivede quattro anni dopo ad un ricevimento, durante il quale lui tenta un approccio ma senza conseguenze, perché lei se ne va. Il loro rapporto però ha una svolta ha una svolta nel 1939, quando si rivedono a Torino, una sera a teatro, e passano il giorno successivo insieme in uno squallido albergo di quart'ordine. Intanto il matrimonio della protagonista sta naufragando: il marito ha un’amante (una prostituta), Jole, che non esita ad ostentare, come fosse la moglie, facendola addirittura servire dalla medesima sarta. I due si odiano e si fanno così tanto male a vicenda, che la protagonista decide di fuggire da Torino e rifugiarsi in Toscana, nei pressi di Siena, nella tenuta “la Bandita”, vinta dal padre al gioco e lasciatale in eredità dal fratello Enrico, a cui il padre l’aveva intestata, morto in guerra in Africa. Trott ricompare nuovamente nella vita della protagonista soltanto dopo la guerra, le fa intendere che il suo matrimonio è fallito e che ha lasciato moglie e figlioletta in Francia; decide di rimanere nella tenuta dove aiuta la protagonista a coltivare le viti e a fare il vino. Ma nel giugno del ’46, durante i giorni del referendum per la scelta tra monarchia e repubblica, Trott sparisce nuovamente, senza lasciare alcuna spiegazione, mentre lei è fuori a cavallo con pochi, intimi amici. Lei però è incinta, non ha mai avuto coraggio di dirglielo perché temeva una sua qualche reazione negativa, visto il carattere ombroso, chiuso e irrequieto di lui. Sola, grazie all’aiuto dell’amica Nina e ai suoi consigli, decide di affidare il bambino a Mario e Novella, che l'aiutano nella gestione della tenuta. Dino vivrà accanto a lei senza sapere di essere suo figlio e diverrà abilissimo nel gestire la Bandita. Sono trascorsi cinquant’anni ormai dal giorno del matrimonio, quando riceve una lettera del marito Francesco Villaforesta, che è molto malato e la prega di rinunciare ai diritti che ancora ha sui beni di famiglia, dato che sono ancora ufficialmente sposati, per il figlio Aimone avuto da Jole. Ma lei fa di più: lascerà una parte della “Bandita” ad Aimone, con la clausola che potrà venderla solo a Dino, a cui lascerà tutto il resto della tenuta, o ai suoi eredi. E’ così che decide di invitare alla tenuta per una piccola festa che intende dare con i suoi amici, ricordando quei giorni del referendum del lontano ’46, anche il marito. Francesco arriva alla tenuta qualche giorno prima, approfittando di un passaggio dal figlio Aimone che deve andare a Firenze per alcuni affari. Francesco però ha un malore dovuto all’aggravarsi della sua malattia, così lei, distandogli la piccola valigetta e sfogliando il libro che lui aveva portato con sé, trova fra le pagine una vecchia lettera che le fanno scoprire la verità: Villaforesta aveva vigilato segretamente su di lei incaricando un avvocato del luogo, Ricorsi, col quale è ancora in buoni rapporti, di sorvegliarla per evitarle di commettere errori. Anche la sparizione di Trott è opera di Villaforesta e Ricorsi: i due, saputo della cattiva reputazione dell'uomo (si dice che cerchi di approfittare del patrimonio delle sue amanti, che abbia debiti di gioco, che sia stato una spia tedesca) lo hanno convinto ad andarsene in cambio di un'adeguata somma di denaro. La protagonista, furiosa per la scoperta, vorrebbe chiedere spiegazioni a Villaforesta, che sta dormendo, ma all'ultimo rinuncia, perché si rende conto che Villaforesta l'ha amata veramente e che lei per paura e per l’ansia di essersi ritrovata gettata in un matrimonio scelto da suo padre, non è riuscita a capirlo. Prima di andare a letto dice a Dino di essere sua madre, ma lui le risponde che è tardi e che è stanca per la giornata pesante e di andare a letto che lì a vegliare al malato sarebbe rimasto lui.
La storia viene raccontata in prima persona dalla protagonista ormai ottantenne, che attraverso i ricordi, come appaiono come sprazzi di luce e di buio, ripercorre la sua vita, in continui salti cronologici dal presente, al passato prossimo, al passato più remoto, senza quindi un ordine cronologico. La vita della protagonista si intreccia con gli eventi storici che vengono appena sfiorati e ricordati con una certa insistenza come la causa della fine di un’epoca (quella aristocratica di fine Ottocento e dei primi quarant’anni del Novecento) e l’inizio di una nuova (quella repubblicana dopo la vittoria del referendum del 1946). Sullo sfondo però, come un quadro, il paesaggio sempre uguale, dolce e rassicurante nei suoi ritmi della coltivazione della vite e della produzione del vino (il romanzo prende il titolo dal Rossovermiglio, uno dei vini prodotti e che ha ottenuto riconoscimenti) della Bandita, che ha attraversato la storia senza esserne scalfita, come se la guerra lì non ci fosse mai stata. E con essa, l’unica cosa che la protagonista non aveva mai smesso di fare, l’unica cosa che le dava la felicità vera: andare a cavallo, sempre e con ogni condizione meteorologica.
Che dire, Rossovermiglio è un volume piacevole, dolce-amaro, tenero, nostalgico, ottimo per passare un po’ di tempo persi nella campagna toscana e tra le colline del Chianti, ma la protagonista manca di approfondimento psicologico, manca di spessore, appare come una figura di carta velina, a fine lettura viene da chiedersi ancora che cosa pensasse, che cosa volesse, che cosa cercasse dalla vita questa donna…le sue scelte, dopo il matrimonio combinato, sembrano ancora e sempre volute da qualcun altro, questo perché a mio avviso l’autrice non ha saputo (o non ha voluto) avventurarsi nella psiche umana, preferendo dare importanza e spessore al paesaggio toscano, come un pittore lascia sulla tela grosse pennellate di verdi per le colline e di rossi per i tramonti, ma relega sullo sfondo figurine umane appena abbozzate.
Prima lettura, ho pensato "é bellissimo" una trama semplice, quasi scontata ma jarrata divinamente.
Ora, alla seconda lettura confermo il pensiero: é un capolavoro.
Epoure solo due recensioni a 5 stelle una delle quali é la mia?
Come é possibile? A me é piaciuto anche più di "il rumore del mondo". Un libro al termine della cui lettura vorresti incontrare l'autrice per stringerle la mano e - semplicemente- ringraziarla
Non mi � rimasto nulla dopo poco pi� di un giorno che l'ho finito, come un film colorato e forse piacevole. La campagna toscana, le vicende amorose e famigliari possono far passare qualche ora di relax ma non bastano a rendere una lettura interessante.
Con l'aiuto dell'ennesima sfida e lettura di gruppo mi inoltrai nel labirinto della storia dell'incompresa protagonista di queste pagine risalente ai giorni dell'aristocrazia italiana, che per l'America coincise con la nascita del cosiddetto movimento delle suffraggette. Sono tornata, dunque, a sentire questa storia, dopo anni e anni dalla sua ultima lettura, che non si è identificata egregiamente coi miei gusti, allorché da ragazzina non comprendevo appieno certi tipi di romanzi. All'età di ventisettenne anni, la mia anima si ciba esclusivamente di letture famigliari e mi nutro di esse ascoltando storie sulle donne o sugli uomini di quel tempo che giocano sul campo della vita, combattendo una battaglia inarrestabile e potente. Storie di cui la letteratura è stato il miglior surrogato possibile, e che sempre lo sarà.
Ma uno non decide di leggere una storia per ciò che rivelano le sue pagine, per tutto il reticolo geografico, storico, politico e sociale che vi è fra di esso e per la complessità genealogica dei sentimenti umani. Molte cose ci possono rivelare certe storie. Rossovermiglio è una di questi.
In questi dieci anni non fui la prima, e nemmeno l'ultima, a conoscere, tanto per sentito dire, Benedetta Cibrario. Semplicemente che, diventando 'grande', mi sono incuriosita maggiormente: nutro interesse e curiosità per qualunque forma di prosa o letteratura. Il culto del mio essere. Come mi piace scherzosamente chiamarlo. Perché onorare certe opere è un conto, cibarsene un'altro. E l'idolatria, l'amore che vi riservo ha a che fare con tutt'altra faccenda.
L'altro pomeriggio compi l'atto di recarmi in un posto specifico, scoprendo come la libertà è un prezzo caro che bisogna pagare. E non esiste nulla che possa donarcela dinanzi alle convenzioni. La protagonista di questa storia conosce profondamente il dolore di una ferita ancora aperta. Il suo aver 'azzardato' un passo falso, che hanno rivelato una faccia della medaglia di cui non se ne scrutava nulla.
Finalista del premio Campiello, l'autrice di questo romanzo rivelò delle intenzioni completamente diverse. Quello di Rossovermiglio infatti è stato quel tentativo di seguire i canoni della letteratura francese e italiana, che miseramente fallisce in cui l'analisi patologica della rivendicazione della propria libertà dovrebbe costituire l'argomento principale. Ed in parte è stato così, che ha risposto a quel naturale desiderio di giustizia e armonia che la gente rivendica quasi sempre.
Per il momento, il mio percorso con la Cibriano termina qui che in queste pagine ha visto spiriti che hanno cercato di tenersi per mano, ma inutilmente, corpi di gente che si avvia al patimento e alle sofferenze.
Il vero e proprio difetto di Rossovermiglio è racchiuso semplicemente nel fatto che non si discosta più di tanto dal verismo italiano, ma, a modo suo, mi ha benedetto in un modo che purtroppo non ho apprezzato completamente. Io che ho ritenuto ognuno di questi personaggi come delle marionette docili di carne e ossa, ben o male hanno favorito nel rispolverare l'importanza che io attribuisco ai classici, non conquistando però completamente il mio favore personale. Le creature della Cibriano respirano, ma non prendono vita. E i miei tentativi di 'capirli' non ha potuto emettere altro che un piccolo battito.
Dramma di nervi e sentimenti nonché opera tesa a gettar una certa luce sulla realtà, opera che ricalca ben poco degli autori romantici a cui sono abituata. Ma delinea una prospettiva precisa sul percorso individuale della stessa protagonista, guidata dai forti dettami letterari naturalisti italiani.
🇮🇹 Citazione preferita: 'Torino l'amavo già abbastanza, e non come culla di chicchessia, ne amavo i viali di platani e le ombre sotto i portici'
Protagonista è una donna alquanto 'marginale' della società benestante di poco e pessimo coraggio. Lettura molto scorrevole, impregnata di sentimento e significato. A lettura conclusa dividerei il romanzo in molte parti a seconda dell'età e quindi della vita della protagonista: - la bambina (che dolce il fratello, da piccolo e da grande, il suo esempio, quello che lei avrebbe voluto forse essere) - l'adolescente ribelle - la giovane donna - il matrimonio combinato (come descritto più avanti da lei stessa: 'IL NULLA') - l'amante (Trott: gentiluomo? o filibustiere?) - la Bandita - la guerra - il rosso - la vecchiaia -> macro racconto del romanzo intercalato a flashback dedicati ai ricordi
Andando più nel dettaglio posso ritenermi sincera nel confessare che non mi sono mai posta il problema di ricordare il nome della protagonista (se il mio cervello non mi ha abbandonata, Manuela - ricerca su google - non è mai stata nominata). Questo dettaglio non mi è parso pesante durante la lettura, ma alla svolta dell'ultima pagina mi è calato addosso come un temporale: il nome di una persona è tutto, ma in questa opera Benedetta è stata in grado di concentrare l'attenzione su altro, e in particolare sulla descrizione del tessuto sociale di quell'epoca percorrendo 20 anni di storia italiana (l'alta società, la guerra, il cambio di rotta da monarchia a repubblica) E così com'è cambiata Manuela, è cambiata l'Italia.
🇬🇧 Favorite quote: 'I loved Turin enough, and not as the cradle of anyone, I loved its avenues of plane trees and the shadows under the arcades'
Protagonist is a somewhat 'marginal' woman in wealthy society of little and lousy courage. Very smooth reading, impregnated by emotion and meaning. At the end of the reading I would divide the novel into many parts according to the age and thus the life of the protagonist: - the little girl (who sweets her brother, as a child and as an adult, her example, what she perhaps wanted to be) - the rebellious teenager - the young woman - the arranged marriage (as described later by herself: 'THE NOTHING') - the lover (Trott: gentleman? or freebooter?) - the Bandita - the war - the 'Rosso' - the old age -> macro narrative of the novel intercalated with flashbacks focusing on memories
And going into more detail, I can be honest in confessing that I never had the problem of remembering the name of the main character (if my brain has not failed me, Manuela - google search - has never been named). This detail didn't seem onerous to me during the reading, but at the turn of the last page it came down on me like a thunderstorm: a person's name is everything, but in this work Benedetta Cibrario was able to focus attention on something else, and in particular on the description of the social structure of that period by traversing 20 years of Italian history (high society, the war, the change from monarchy to republic) And as Manuela changed, so did Italy.
Romanzo al femminile con la solita storia di emancipazione e riscatto, ben scritto e con i tempi narrativi giusti, ma che lascia abbastanza freddi, senza mai coinvolgere il lettore più di tanto. la protagonista è una ragazza della buona società sabauda nella Torino degli anni venti: agi, privilegi, tanti soldi (anche se non come prima), servitù, auto e carrozze. Una famiglia rigida per regole e convenzioni a cui non si può sfuggire e un marito scelto dal padre che bontà sua le offre cinque alternative, tutte di lignaggio adatto. Il matrimonio non è dei più felici: lei intimorita lo rifiuta e lui si trova una mantenuta (e una famiglia), lei regge dieci anni poi senza troppi scandali si rifugia in una tenuta in Toscana. Nel durante ha incontrato l’uomo della sua vita che in un pomeriggio in albergo le fa conoscere l’amore come non l’aveva mai provato. L’amante è in realtà un misterioso avventuriero, di origine austriaca con tanto di moglie, che appare e scompare a suo piacimento. Nel dopoguerra per alcuni mesi vivono in Toscana con lei che va a cavallo e lui che lavora per impiantare le vigne con il progetto di produrre vini pregiati, prima di eclissarsi definitivamente nei giorni del referendum del ‘48. L’intera storia è rievocata con una serie di flash back dalla protagonista stessa ormai ottantenne che vorrebbe organizzare una sorta di amarcord con gli amici di un tempo, poi gli eventi portano a una nuova e più razionale interpretazione dei fatti e dei protagonisti di allora - lei, il marito, l’amante – perché la vecchiaia porta saggezza. Una lettura scorrevole ma anche improbabile nella trama e con i personaggi che suscitano scarsa empatia e le stesse ambientazioni – la Torino sabauda, la campagna toscana – non lasciano certo il segno. Si legge in fretta ma altrettanto in fretta si dimentica. Tre stelle.
Anno 1928: la protagonista, appartenente ad un’aristocratica famiglia torinese, accetta un matrimonio combinato, come avveniva spesso nel suo ambiente, dove la vita delle giovani fanciulle veniva decisa, organizzata e progettata da qualcun altro. Il matrimonio si rivela ben presto infelice, senza amore né tenerezza, dominato dall’orgoglio e dalla incapacità reciproca di spezzare le barriere che con inutile crudeltà i due coniugi hanno eretto tra loro. L’incontro con l’enigmatico e misterioso Trott, dalle inconfessabili frequentazioni, sveglierà la protagonista dal lungo adolescenziale e giovanile letargo, mentre nella società italiana tutto rapidamente e inesorabilmente sta cambiando. Sceglierà di trasferirsi nella tenuta di famiglia della “Bandita”, in Toscana, dove scoprirà di avere insospettabili doti di organizzazione, dedicandosi all’arte della vinificazione. Dopo la guerra, come una meteora ricompare Trott ma, ancora una volta, senza un apparente motivo, scompare improvvisamente, cedendo al “suo bisogno di star solo e al suo irresistibile nomadismo”. Verso la fine del romanzo, incontrandosi dopo decenni col marito, la protagonista ne scoprirà la fragilità e la natura del legame che sempre lì aveva uniti. Una scomoda verità in quest’occasione le sarai casualmente svelata. Alla sua luce dovrà rivedere tutta la sua vita e le sue convinzioni sulle vicende e gli accadimenti che tanto l’hanno segnata. Ma, lungi dal provare la “sensazione di aver trovato finalmente la tessera che mancava al mosaico”, penserà che tale verità “ ha irrimediabilmente sporcato qualcosa che doveva esser lasciato riposare lì dove era stato tutti quegli anni”.
Abbandonato a poco più della metà. È un romanzo terrificante. La trama si basa su questa contessa della prima metà del '900 (che non viene nemmeno nominata, peraltro) destinata a un matrimonio combinato, ovviamente infelice, che si trasferisce in una tenuta a Firenze e con le sue forze mette su un'azienda vitivinicola. En passant c'è un amante che compare qui e li, ma senza intenzioni serie. Il vuoto cosmico, la fiera delle banalità. Abbiamo questa voce narrante che millanta un'infelicità del tutto immotivata, dato che il romanzo non è in grado di sviscerarla: sì, vabbè, il marito si è preso un'amante. L'unico problema di questa donna sta qui, e peraltro pure lei va a letto con un altro, perciò boh. Tutto il resto sembra non toccarla, e quando dico tutto il resto intendo LA SECONDA GUERRA MONDIALE, che lei vive nella sua tenuta in campagna senza alcun problema di sorta, come se al di fuori non ci fossero milioni di morti, bombardamenti, dittature, combattimenti. No, nulla. L'unico contatto che ha con la guerra è una sua amica che una sera le bussa alla porta e le dice io vado a fare il medico tra i partigiani (come Medici Senza Frontiere ante litteram, ma senza una motivazione umanitaria, così, per diletto). Io boh. Anche questo suo amante compare e scompare a caso. Un libro vuoto, vuoto, inutile e brutto.
Da qualche tempo ho preso l’abitudine di acquistare libri ambientati nei luoghi che visito e “Rossovermiglio” di Benedetta Cibrario edito Feltrinelli viene proprio da una gita nel Chianti.
La protagonista e io narrante è una donna anziana che ripercorre la sua esistenza, sin da quando, giovane fanciulla dell’aristocrazia torinese nel 1928, si vede costretta ad un matrimonio combinato che si rivelerà fallimentare.
Il vero amore passionale arriva con l’incontro con un personaggio misterioso, solo alla cui presenza lei si sente “viva e desta e in pieno possesso di me”.
Guidata da “testardo coraggio o smisurato orgoglio”, la protagonista lascia Torino e le costrizioni sociali dell’epoca e si trasferisce nella tenuta “La Bandita”, avvolta dal paesaggio leonardesco della campagna toscana perché “il Chianti è davvero una terra benedetta, capace di rappacificarti il cuore”. Qui si dedica con successo alla vinificazione- il Rossovermiglio è il nome del suo vino migliore.
Le vicende storiche del Novecento toccano solo marginalmente la protagonista, poiché il romanzo si incentra sulle riflessioni della protagonista in una società che cambia “ci sono privilegi che non perdonano, che comportano doveri ai quali è inimmaginabile pensare di potersi sottrarre”.
Per quanto ben raccontata, la storia è veramente deludente. Altro che rivendicazioni femministe! C'è qualcosa di forzato nelle scelte dei personaggi, soprattutto in quelle della protagonista. Il tentativo di riscatto al femminile, dalle convenzioni e dalle soffocanti regole di un'aristocrazia fossile, spezzata e spazzata dall'incedere della storia, non si capisce bene se si risolva in una vittoria di Pirro. Il finale è quanto di più sconclusionato ci possa essere: la rivalutazione di un amore paternalistico, privo di passione, a confronto con una passione travolgente, priva di sincerità, e l'allusione ad una vita ribelle che si rivela menzogna, mi hanno lasciato esterrefatto. La rivolta contro la tradizione aristocratica si traduce nell'affermazione dei valori della famiglia borghese. boh? Ridatemi Goliarda Sapienza e "L'arte della gioia"!!!
Anche se scritto bene, il romanzo non ha nulla da trasmettere, il personaggio narrante non mi crea emozioni, anacronistico, parla di un mondo aristocratico di 100 anni fa che personalmente mi lascia indifferente. Una ragazza che subisce un matrimonio combinato e non trova nel marito un compagno con il quale condividere l'esistenza. Poi lei.... . dal cilindro trova forza capacità e talento per creare dal nulla una cantina viticola d'eccellenza. Forse l'amante molto intraprendente ma un pó farabutto è riuscito in pochi mesi a trasmetterle le capacità di essere viticoltore?? Contraddittori i comportamenti anche successivi, si scopre un marito innamorato ma come?? Una moglie incinta dell'amante che disconosce il figlio. L'ho trovato un'accozzaglia di parole.
“Rossovermiglio” - scrittura curata, una buona storia di stampo antico - è il romanzo d'esordio di Benedetta Cribario che le valse il premio Campiello nel 2008. Letto da sette miei “vicini” di aNobii, ha avuto riscontri assai diversi: stelle assegnate da cinque a una, con copertura dell'intera gamma. Per me, quattro stelle. Il mondo - dei lettori, ma non solo - è bello perché è vario.
L'epilogo della storia mi ha lasciato francamente delusa. tutta sta fatica per capire che l'unico uomo che l'aveva amata era il marito con cui non aveva mai avuto un po' di sesso decente? E questo Trott alla fine si spegne così nell'insulsaggine? Bah. La storia non mi convince, invece l'ambientazione signorile inizio secolo è convincente e ben costruita.
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Libro un po' senza arte nè parte. Coinvolge sicuramente nella lettura perchè scritto bene ma la trama in sè non ha nulla di particolare nè di accattivante. Sono abbastanza stupita che abbia vinto il Campiello anni fa..
Il problema di questo libro è che non succede niente, se non nelle ultime 3/4 pagine. La protagonista è un’inetta, incapace di prendere in mano la propria vita.