Unicuique suum
Torni a Sciascia e ti sembra di non averlo mai lasciato. Come un ritorno a casa, in quei piccoli paesini siciliani dell’entroterra, piccoli mondi che ri-crea con la sua scrittura un po’ raffinata e acuta, e acumininata e molto pensata, eppure semplice e avvolgente.
Uno spaccato storico-politico della Sicilia degli anni ‘60, e forse di oggi, e forse dell’Italia di allora e attuale. Il potere politico, ancora fascista e comunista e socialista, se poi hanno senso queste distinzioni (”quasi tutti fascisti, anche quelli che credevano di essere socialisti o comunisti”). Il potere della chiesa, millenario e molto terreno. Il potere mafioso che trasversalmente attraversa e condiziona tutti gli altri poteri e metastatizza la società.
Sotto la cappa di questi poteri sta una società che pare non tanto rassegnata, ma adagiata. Sciascia ci regala una rappresentazione corale del paese, il farmacista, il dottore, il notaio, il militare in pensione, l‘avvocato, i preti, famiglie ricche e potenti, matrimoni di convenienza, amori e corna. Sopra tutti, Laurana, l’ingenuo professore di storia e latino che vuol essere investigatore. E altre figure per me magnifiche, un trio di cinici anziani (il cieco padre del dottore, Benito, la madre di Laurana) e la sensualissima moglie del dottore, Luisa (...quel lembo di pelle bianca scorto sotto la veste nera a lutto, quelle labbra a broncio...).
Sì, e infine è anche un giallo, c’è da scoprire un assassino. Che banalmente sarà una persona in carne e ossa, ma idealmente è il “sistema”, dove tutto deve andare al posto designato, “a ciascuno il suo”, unicuique suum come scolpito nei secoli nella testata dell’Osservatore Romano, unitamente a “non praevalebunt”, gli inferi non prevarranno, ma questo Sciascia non ce lo dice.
"Stiamo affondando, amico mio, stiamo affondando... Questa specie di nave corsara che è stata la Sicilia, col suo bel gattopardo che rampa a prua, coi colori di Guttuso nel suo gran pavese, coi suoi più decorativi pezzi da novanta cui i politici hanno delegato l’onore del sacrificio, coi suoi scrittori impegnati, coi suoi Malavoglia, coi suoi Percolla, coi suoi loici cornuti, coi suoi folli, coi suoi demoni meridiani e notturni, con le sue arance, il suo zolfo e i suoi cadaveri nella stiva: affonda, amico mio, affonda..."