“Una storia d’amore come tante”, di Lucía Etxebarría, è un libro che raccoglie quindici racconti che pongono, come sempre, al centro della narrazione la figura di una donna. Diversissime tra loro, queste donne, per condizioni sociali, cultura, età. Ma tutte hanno una storia da raccontare in cui l’amore, o la negazione dell’amore, ha una parte importante. Amori non convenzionali, va detto: una madre che si prostituisce per mantenere la propria bambina, un’altra che tenta di recuperare il rapporto con la figlia dopo la violenza sessuale da quest’ultima subita da parte del padre, donne insoddisfatte dal rapporto col proprio partner, sia esso maschio o femmina, donne che cercano di rimettersi in piedi, raccogliendo i cocci della propria vita. Storie vere, come spiega l’autrice stessa nelle note di chiusura, sebbene modificate per tutelare la privacy delle protagoniste: “L’essenziale rimane. L’accessorio no.”
Fondamentale è il tipo di scrittura usato dalla Etxebarría, un linguaggio estremamente crudo, diretto, secco, che ci rende partecipi degli eventi, ma non consente mai l’immedesimazione, in modo tale che il nostro giudizio resti sempre obiettivo e “distaccato”, caratteristica questa che, a mio parere, accomuna tutti gli scritti dell’autrice spagnola.
Gli uomini, in queste confessioni di donne, non ne escono mai molto bene. Nessuno di loro riesce mai ad essere davvero il compagno, il complice e l’amante assieme. Sembrano tutti troppo presi da se stessi per soffermarsi a riflettere e comprendere la persona che hanno al fianco. Una visione non molto consolante delle relazioni tra uomo e donna.