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Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo
Nascosta tra le montagne, dimenticata dal mondo come il popolo da cui nasce, la poesia kurda canta l'amore e la guerra, la passione per la propria terra e la libertà. Negli ultimi settant'anni, dopo la spartizione del Kurdistan tra Iran, Irak, Siria e Turchia, racconta le atroci persecuzioni di cui è vittima il popolo kurdo, fino allo sterminio con armi chimiche nell'Irak di Saddam Hussein e alla guerra senza quartiere in Turchia. Questa raccolta presenta, per ogni secolo, le opere più significative della poesia kurda d'autore e del ricchissimo folklore kurdo. Nelle espressioni di una cultura e di una lingua millenaria, oggi represse e proibite, si rivela l'anima di un popolo innamorato della propria terra e della libertà.
- GenresPoetryNonfictionHistory
98 pages, Paperback
First published January 1, 1993
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Community Reviews
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
August 24, 2017
“[…] da lacrime, sangue, desiderio/ sorge la poesia/ rinnova il nostro amore/ e sospinta da un soffio leggero vola/ oltre le sbarre.”
Un piccolo gioiello, questo libretto che mi pento di aver lasciato ad attendere tanto a lungo nella mia libreria. Come anticipa il titolo, vi sono raccolte poesie e canzoni popolari kurde, i cui temi principali, attestati fin dal VII-VIII secolo, sono l’amore e l’anelito di libertà a seguito di guerre e dominazioni straniere.
Si scopre così, leggendo tra i versi, che quella della nazione kurda – poiché di nazione si tratta, a dispetto di chi, come i turchi, afferma che essa non esiste – è storia antichissima, giunta fino ai nostri giorni con profonde ferite ma ancora speranzosa in un futuro che possa restituirle terra e dignità. Non mi dilungo oltre, anche perché dei kurdi ho già scritto nel mio precedente commento, quello a “Kobane calling” di Zerocalcare.
Mi limito a riportare due fra i componimenti che più mi hanno colpita durante questa bella e istruttiva lettura: il primo, “Le mie ciglia”, è di autore anonimo e risale al Settecento; fu messo al bando dalla radio e televisione irachene negli anni ’80 del secolo scorso in quanto giudicato irriguardoso verso la dignità maschile. Il secondo, “Frontiere”, fu scritto da un poeta originario del Kurdistan iraniano, Hemin (1921-1986), più volte incarcerato ed esiliato: in alcuni luoghi, ieri come oggi, la libertà di parola è diritto che si paga a caro prezzo.
“Le mie ciglia”
Mia amata,
mentre sono immerso nel sonno
posa i piedi sulle mie palpebre
e non lamentarti
non dire che le mie ciglia
dure come spine
possono ferire il tuo piede,
più morbido del petalo di un fiore.
Sono contento
di avere ciglia dure,
per spazzare la terra
al tuo passaggio.
“Frontiere”
Terra adorata, mia terra,
amore che ho perduto
se tu fossi remota
in un cielo inaccessibile
o su una vetta ai limiti del mondo
saprei correre da te
anche con scarpe di ferro.
Ma ti separa da me un tratto sottile.
L’invasore lo chiama confine.
Un piccolo gioiello, questo libretto che mi pento di aver lasciato ad attendere tanto a lungo nella mia libreria. Come anticipa il titolo, vi sono raccolte poesie e canzoni popolari kurde, i cui temi principali, attestati fin dal VII-VIII secolo, sono l’amore e l’anelito di libertà a seguito di guerre e dominazioni straniere.
Si scopre così, leggendo tra i versi, che quella della nazione kurda – poiché di nazione si tratta, a dispetto di chi, come i turchi, afferma che essa non esiste – è storia antichissima, giunta fino ai nostri giorni con profonde ferite ma ancora speranzosa in un futuro che possa restituirle terra e dignità. Non mi dilungo oltre, anche perché dei kurdi ho già scritto nel mio precedente commento, quello a “Kobane calling” di Zerocalcare.
Mi limito a riportare due fra i componimenti che più mi hanno colpita durante questa bella e istruttiva lettura: il primo, “Le mie ciglia”, è di autore anonimo e risale al Settecento; fu messo al bando dalla radio e televisione irachene negli anni ’80 del secolo scorso in quanto giudicato irriguardoso verso la dignità maschile. Il secondo, “Frontiere”, fu scritto da un poeta originario del Kurdistan iraniano, Hemin (1921-1986), più volte incarcerato ed esiliato: in alcuni luoghi, ieri come oggi, la libertà di parola è diritto che si paga a caro prezzo.
“Le mie ciglia”
Mia amata,
mentre sono immerso nel sonno
posa i piedi sulle mie palpebre
e non lamentarti
non dire che le mie ciglia
dure come spine
possono ferire il tuo piede,
più morbido del petalo di un fiore.
Sono contento
di avere ciglia dure,
per spazzare la terra
al tuo passaggio.
“Frontiere”
Terra adorata, mia terra,
amore che ho perduto
se tu fossi remota
in un cielo inaccessibile
o su una vetta ai limiti del mondo
saprei correre da te
anche con scarpe di ferro.
Ma ti separa da me un tratto sottile.
L’invasore lo chiama confine.
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February 20, 2018Baba Tahir
Sono l'aquila che vive sulle vette
dall'alto osservo i pascoli.
Senza famiglia, senza casa e terra
come sudario avrò le mie ali soltanto.
Tutto quel che io desidero è di avere accanto
un volto splendente come un tulipano.
Se alle montagne narrassi il mio soffrire
sui pendii non crescerebbero più i fiori.
È addolorato il mio cuore, Signore,
soffre e trema d'angoscia
anela alla patria, piange l'esilio.
E questo fuoco mi brucia.
(secolo X)
Sono l'aquila che vive sulle vette
dall'alto osservo i pascoli.
Senza famiglia, senza casa e terra
come sudario avrò le mie ali soltanto.
Tutto quel che io desidero è di avere accanto
un volto splendente come un tulipano.
Se alle montagne narrassi il mio soffrire
sui pendii non crescerebbero più i fiori.
È addolorato il mio cuore, Signore,
soffre e trema d'angoscia
anela alla patria, piange l'esilio.
E questo fuoco mi brucia.
(secolo X)
December 8, 2023
sooooo, surely the content of this book is better than the other. It's well written, and some of these poems made my heart melt. I recommend it.
November 11, 2018
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Sono rimasta molto colpita da questa raccolta di poesie curde: hanno quasi tutte – com’è ovvio in una raccolta, qualcosa di meno memorabile lo si trova sempre – un’energia e una passione incredibili. Mai titolo fu più azzeccato!
Da questi componimenti emerge con forza la lotta che il popolo curdo ha dovuto e ancora, purtroppo, deve combattere per non essere spazzato via e per ribadire il suo diritto a esistere. È sorprendente come un insieme così semplice di parole possa portare con sé una tale anelito verso la libertà e l’amore.
È una poesia profondamente commovente, è impossibile rimanere impassibili di fronte al desiderio di essere al sicuro e in pace nel luogo che si chiama casa e alla voglia di mettere a disposizione della lotta qualsiasi cosa, anche la vita – perché, quanto vale questa se è spesa tutta in servitù e umiliazione?
Sono rimasta molto colpita da questa raccolta di poesie curde: hanno quasi tutte – com’è ovvio in una raccolta, qualcosa di meno memorabile lo si trova sempre – un’energia e una passione incredibili. Mai titolo fu più azzeccato!
Da questi componimenti emerge con forza la lotta che il popolo curdo ha dovuto e ancora, purtroppo, deve combattere per non essere spazzato via e per ribadire il suo diritto a esistere. È sorprendente come un insieme così semplice di parole possa portare con sé una tale anelito verso la libertà e l’amore.
È una poesia profondamente commovente, è impossibile rimanere impassibili di fronte al desiderio di essere al sicuro e in pace nel luogo che si chiama casa e alla voglia di mettere a disposizione della lotta qualsiasi cosa, anche la vita – perché, quanto vale questa se è spesa tutta in servitù e umiliazione?
August 26, 2017
La nostra poesia è scritta con le lacrime
Nell'oscurità di anguste celle,
tra usci infami e solidi ferri
fra topi e scarafaggi
seminiamo la nostra parola,
e matura la nostra storia
irrigata dalle lacrime dei bambini
per il padre dietro le sbarre,
nutrita dal desiderio umiliato
delle giovani spose
cui il carcere ha tolto
ben presto l'amore.
La fantasia tesse nuovi racconti,
ricama con fili di lacrime,
con colori di sangue,
del sangue dei ragazzi e delle ragazze
che scorre eroico sui nostri monti,
su queste montagna kurde
e così continuano le nostre leggende
si intrecciano altre canzoni.
La nostra ispirazione non nasce
da labbra rosse dipinte,
da occhi e volti
elegantemente abbelliti:
da lacrime, sangue, desiderio
sorge la poesia
rinnova il nostro amore
e sospinta da un soffio leggero vola
oltre le sbarre.
(Mehmet Emin Bozarslan)
Nell'oscurità di anguste celle,
tra usci infami e solidi ferri
fra topi e scarafaggi
seminiamo la nostra parola,
e matura la nostra storia
irrigata dalle lacrime dei bambini
per il padre dietro le sbarre,
nutrita dal desiderio umiliato
delle giovani spose
cui il carcere ha tolto
ben presto l'amore.
La fantasia tesse nuovi racconti,
ricama con fili di lacrime,
con colori di sangue,
del sangue dei ragazzi e delle ragazze
che scorre eroico sui nostri monti,
su queste montagna kurde
e così continuano le nostre leggende
si intrecciano altre canzoni.
La nostra ispirazione non nasce
da labbra rosse dipinte,
da occhi e volti
elegantemente abbelliti:
da lacrime, sangue, desiderio
sorge la poesia
rinnova il nostro amore
e sospinta da un soffio leggero vola
oltre le sbarre.
(Mehmet Emin Bozarslan)
September 29, 2026
Tramite questo libro ho imparato tanto del popolo kurdo! Un popolo super resiliente
January 21, 2023
'HEJAR
Quel fiore
Gli hanno strappato i petali, ma è vivo
Quel cuore
Nella sventura, è rimasto saldo
Quella stella
È caduta, con una scia di luce nella foresta
Come chi sa morire con un sorriso
Quando spalanca le ali
Il vento dell'altopiano.
Li porto con me
Sono l'immagine del non arrendersi'
Quel fiore
Gli hanno strappato i petali, ma è vivo
Quel cuore
Nella sventura, è rimasto saldo
Quella stella
È caduta, con una scia di luce nella foresta
Come chi sa morire con un sorriso
Quando spalanca le ali
Il vento dell'altopiano.
Li porto con me
Sono l'immagine del non arrendersi'
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