Pinuccio non fa i compiti. Mirko gioca col cellulare. Davide rompe le penne. Romoletto scrive "vado ha casa". Siamo di fronte a vecchi Pinocchi o nuovi somari? Cosa succede nella testa di molti adolescenti di oggi? Perché è così difficile coinvolgerli nelle attività didattiche? Per rispondere a queste domande non basta analizzare le statistiche dell'abbandono scolastico o interpretare i risultati delle prove di verifica. Bisogna indagare sulle emergenze sociali e culturali del nostro mondo, legate alla rivoluzione digitale, alla crisi della famiglia, alla frantumazione informativa, alla decadenza di principi morali un tempo ritenuti invalicabili. Eraldo Affinati, da sempre impegnato nel recupero dei ragazzi difficili, racconta con tenerezza non priva di ironia lo splendore e la fragilità dei quindicenni con cui divide l'esistenza quotidiana. Riflette sulla sua esperienza di insegnante scegliendo il punto di vista del ripetente, cioè colui che fallisce, ma proprio per questo può aiutarci a capire cosa non ha funzionato e perché. La valutazione, la nota, i genitori, la questione del voto, le canne, la finzione pedagogica, i programmi, i consigli di classe, le autogestioni, gli alunni non italiani, i dislessici: questi e altri nodi sono affrontati, con appassionata competenza, nella consapevolezza che la sfida educativa contemporanea è un impegno decisivo per uscire da una crisi etica che riguarda tutti. Pagine che si chiudono con l'immagine di una scuola diversa: la Penny Wirton, dove si insegna la lingua italiana ai ragazzi immigrati e proprio i "ripetenti" hanno la possibilità di vedersi con occhi nuovi e liberarsi dalla loro maschera aiutando i coetanei che arrivano da tutto il mondo.
Eraldo Affinati (Roma, 1956) è uno scrittore italiano. Alla didattica e alla produzione letteraria affianca un’intensa attività di conferenziere e formatore. Nel 2008 insieme alla moglie, Anna Luce Lenzi, ha fondato la Scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana ai migranti.
Ho letto questo ebook in un giorno perché sono molto interessata all'argomento.
Premetto che personalmente sono contraria alle "bocciature", trovo che siano pratiche incivili, che rappresentino solo un modo per affermare l'autorità dell'istituzione causando lo scandalo tutto italiano degli abbandoni scolastici. (Anche il ministro Carrozza ultimamente si è espressa in questi termini). Ma naturalmente, quando si vota allo scrutinio, sono sempre in minoranza. Diverso è il discorso di quando presiedo gli esami dove, a fronte di prove disastrose, i commissari interni fanno fuoco e fiamme per proteggere e giustificare i propri studenti. Spesso sono proprio i paladini dell'oggettività ad assumere questo comportamento. -Vista la coerenza espressa dalla categoria, mi schiero per mediazioni che salvino capra e cavoli, soprattutto le capre!-
L'argomento che pone l'autore, però, riguarda l'approccio didattico verso gli studenti che frequentano gli Istituti Professionali di cui ho solo qualche esperienza. Ciò non toglie che sia un libro che dovrebbero leggere tutti gli insegnanti, perché le problematiche si ripresentano anche in quelle scuole dove si pensa che la "normalizzazione" e la "scolarizzazione", rispetto alle pratiche comportamentali e didattiche, sia accettata e, invece, si cominciano ad avere anche in quei contesti parecchie situazioni di disagio e di abbandono.
L'autore, che insegna Lettere e Storia, dà qualche indicazione che condivido ed, anzi, ho affermato in altre occasioni in tempi non sospetti. "Abbandoniamo i libri di testo e facciamo apprezzate la letteratura partendo leggendo direttamente gli autori", e così, aggiungo, anche per le altre discipline. Se togliamo anche la meraviglia e il gusto della scoperta a questi ragazzi, cosa rimane?
«Il primo compito dell’insegnante è quello di trasformare l’ipocrisia in un’esperienza conoscitiva. Ogni tanto bisogna mischiare le carte. Non accontentarsi del mansionario. Assumersi la responsabilità dei contesti nei quali operiamo. Prendersi in carico lo sguardo altrui. Insomma tirar fuori, prima ancora che gli artigli, se stessi.»
«È lo spazio del risarcimento. Un processo di distruzione e nuova crescita. Il campo di battaglia. Dove ti abbracci e ti fai male. Percepisci la tua ignoranza e combatti la cecità. Consegni il bagaglio e porti il fuoco. Contribuisci a modellare la percezione della realtà dei giovani che hai di fronte. Accarezzi le cicatrici. Scavi dentro le tue piaghe. Trovi la ragione delle cose. E, immediatamente dopo, la perdi. I ragazzi ti aiutano a ritrovarla. Speri di poter decifrare gli sguardi che ti regalano. Se ci riuscirai, potrai credere di diventare, anche tu, come diceva Kipling a suo figlio, un uomo.»
Che dire... Un libro che dovrebbe essere letto da ogni insegnante. L'autore entra nel mondo di questi adolescenti ai margini della scuola, che vogliono fare i duri, ma in realtà sono fragili e gridano aiuto. Da leggere assolutamente!
sono d'accordo con chi, commentando questo libro, ha citato paola mastrocola per cotrasto: nulla di più distante dall'insegnante inacidita e nemica dei ragazzi autrice di "togliamo il disturbo". se affinati mi ricorda qualcuno, mi ricorda un po' il pennac di "diario di scuola", l'ex somaro diventato professore. somiglianze a parte, affinati mostra un vero amore per la sua professione e per gli allievi, anche e soprattutto gli ultimi (che non sempre diventano biblicamente i primi, inutile illudersi). lui scrive bene, e quello che scrive è confortante. (grazie a drunkenbutterfly per il consiglio)