"Non sono mai riuscito ad abituarmi completamente all'esistenza, né a quella del mondo, né a quella degli altri, né soprattutto alla mia. Mi accade di sentire d'un tratto che le forme di svuotano di contenuto, la realtà diventa irreale, le parole non sono che rumori privi di senso, le case, il cielo soltanto una forma del nulla, le persone sembrano muoversi in modo automatico, senza ragione: tutto sembra volatilizzarsi, tutto è minacciato - compreso me stesso - dal precipitare imminente, silenzioso, in non so quale abisso, di là dal giorno e dalla notte. Quale stregoneria ci consentirà di durare ancora? E che significa questa parvenza di movimento, questa parvenza di luce, questa sorta di mondo, questa sorta di cose? Eppure io sto qui, nell'alone della creazione, senza poter afferrare le figure vane, senza capire, spaesato, sradicato da non so che cosa, privo d'ogni sostegno. Contemplo me stesso e intanto mi assale una sofferenza incomprensibile, rimpianti senza nome, rimorsi senza oggetto, una specie d'amore, una specie d'ira, una gioia apparente, una strana pietà (di che? di chi?); forze cieche mi straziano, salendo dal più profondo di me stesso, opponendosi in un conflitto senza speranza, senza esito; ora mi sembra di identificarmi con l'una ora con l'altra, e tuttavia so di non essere interamente nessuna delle due (che cosa vogliono da me?), poiché non posso evidentemente sapere chi sono, né perché sono." (p. 149)