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Sen

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Aşka en çok çaresizlerin mi ihtiyacı vardır?

İki çaresiz, yalnız, eksik ve kırgın yürek aynı topraktan olmalarına rağmen yazgılarına yenik düşüp, farklı cephelerde yer alır. Baz devletin derinliklerinde, yalancı bir geçmişle beslenmiş bir komutan, Kevok, üniversiteyi bırakıp sevdiğinin ardı sıra dağları mekan tutan idealist bir genç kız. Ve bununla birlikte akıp giden, bir halkın makus talihi ve gelecek işaretleri. Yazgıları, onları en umulmadık zamanda buluşturup ölüme yolcu eder.

215 pages, Paperback

First published January 1, 1984

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About the author

Mehmed Uzun

40 books73 followers
Mehmed Uzun (1953 – October 10, 2007) was a contemporary Zaza-Kurdish writer and novelist. He was born in Siverek, Şanlıurfa Province, Turkey.
Although the Kurdish language was outlawed in Turkey from 1920 to 1990, he started to write in his mother tongue. As a writer, he achieved a great deal towards shaping a modern Kurdish literary language and reviving the Kurdish tradition of storytelling. From 1977 to 2005 he lived in exile in Sweden as a political refugee. During his time in Scandinavia, he became a prolific writer, author of a dozen Kurdish language novels and essays, which have made him a founding member of modern Kurdish literature in Kurmanji dialect. In June 2005 he returned to Istanbul, Turkey. He was a member of the PEN club and the Swedish writers association.
On May 29, 2006, it was revealed that Uzun had been diagnosed with cancer.[1] Following treatment at the Karolinska University Hospital of Stockholm, in Sweden he returned to Diyarbakir, Turkey, where he died, aged 54. (Wikipedia)

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Displaying 1 - 9 of 9 reviews
128 reviews41 followers
February 21, 2017
Uzun'un rezil hapis hayatını anlattığı, bir çok kez kurgu mu yoksa kendi hapis deneyimini mi anlatıyor diye sorduran bir kitap. 70'lerin, 80'lerin işkence dolu yıllarıyla yazılmış.
157 reviews27 followers
May 9, 2016
Deng bêjle siyasi tarih harmanlanmış, kitabı çok sevmesem de kurgusu ve tekniği çok başarılı.
Profile Image for Cengiz PEKGÖZ.
39 reviews5 followers
July 11, 2021
Yazarların eserlerini kronolojik olarak okumak gerektiğine inanıyorum. Mehmed Uzun'da bunu kısmen yapmış olsam da ilk romanı Sen, diğer romanlarından sonraya denk geldi. Hal böyle olunca diğer romanlarda alınan tat bu romanda biraz eksik kaldı. Ancak diğer yandan da bu tarz sıralama değişiklikleri yazardaki gelişimi görme imkanı sunuyor okuyucuya.

Mehmed Uzun romanlarını özellikle bahar ve yaz döneminde okurum. Romanlardaki pastoral hava, bu dönemde beni daha çok içine çeker. Yine romanlardaki hüzün yazın neşesi ve sevinci ile bir tezat oluşturur ama bu hüzün kışın hiç tolere edilemez. (Tam da bu iki nedenden ötürü aynı dönemde okuduğum diğer yazar Yaşar Kemal'dir.)

Sen, diğer romanların hepsinden daha çok çile, keder, acı, öfke, hüzün, zulüm içeren bir roman. O yüzden bu kadar olumsuzluğu yönetebileceğiniz bir dönemde okumanızı tavsiye ederim. İyi okumalar...
Profile Image for Yusuf.
14 reviews
May 9, 2025
diyarbakır cezaevinde direnenlere bin selam
Profile Image for Giuseppe Circiello.
192 reviews5 followers
January 7, 2023
Tu, dello scrittore curdo Mehmed Uzun, è un romanzo che ben testimonia l’importanza della lingua e della letteratura, per la sopravvivenza dell’identità culturale di un popolo. Soprattuto se questo è vessato e la sua esistenza è messa di continuo a rischio a causa di politiche assimilazioniste di smisurata potenza e ferocia. E purtroppo bisogna dire che è questo ciò che è accaduto in Turchia per molto tempo e che – sotto altre forme – ancora continua.

Come lucidamente afferma Uzun, la più marcata specificità dei curdi, ciò che più li distingue dal resto delle popolazioni con cui condividono i territori, non è tanto il fatto di essere indo-europei (poiché anche gli iraniani lo sono), quanto la loro lingua (e il bagaglio di tradizioni orali e scritte ad essa legato). E non è un caso che proprio qui lo stato turco – da Ataturk in poi – ha tentato di colpire più duramente, al fine di indebolire l’identità nazionale curda, per non permetterle rivendicazioni indipendentistiche, preservando l’unità territoriale turca.

Quando Uzun, ormai in esilio in Svezia, negli anni ’80, scrive Tu, ogni utilizzo pubblico della lingua curda è proibito ed essa non può nemmeno essere insegnata nelle scuole. Questo approccio repressivo ha portato ad un prolungato mancato sviluppo di una letteratura nazionale contemporanea e – al tempo stesso – ad una perdita di conoscenza e di modernizzazione della lingua, purtroppo unita anche alla inevitabile estinzione di racconti e tradizioni orali.

E così è da questa problematica che Uzun, padre della letteratura curda contemporanea, prende ispirazione, per fare della lingua lo strumento di resistenza e rivolta, ma anche lo strumento che possa permettere la sopravvivenza del suo popolo. Perché, quando la lotta è impari sul piano politico e militare, ciò che si deve fare è continuare ad esistere, senza consentire che l’altro ci cancelli dalla storia. Dunque, diviene necessario riscoprire, riformare e perpetuare la propria identità. E questo è stato possibile non solo all’interno delle famiglie, nelle quali gli anziani e le madri hanno tramandato e insegnato quanto più è stato possibile lingua e costumi alle nuove generazioni, ma – sorprendentemente – è avvenuto anche e soprattutto nel luogo in cui il governo turco credeva di estinguere tutte le voci dissidenti: il carcere. Perché è proprio lì che gli intellettuali curdi hanno potuto confrontarsi su tematiche politiche, letterarie, tradizionali, riorganizzando il proprio agire e la propria lingua.

Ed è per raccontarci tutto questo che Mehmed Uzun ha poi scelto di scrivere, in un romanzo semi-autobiografico, l’esperienza di un ragazzo, imprigionato a causa dei libri e di una poesia in curdo trovati in suo possesso, durante una perquisizione notturna nella sua casa.

Così, Tu è ambientato in una cella del carcere di Diyarbakır, la più importante città curda sul suolo anatolico. E, purtroppo, è una triste successione di ingiuste angherie e torture, subite per la sola colpa di esistere, di rappresentare una minoranza, in un paese che, costantemente, nega la pluralità – di fatto – della sua composizione (negli anni recenti, qualche miglioramento c’era stato, e questo va detto, ma va altresì detto che qualche timida concessione non è sufficiente e che dal tentato golpe del 2015 si sono fatti dei passi indietro, rispetto ai timidi progressi dei primi anni 2000).

I soprusi commessi nel tristemente famoso carcere N°5 di Diyarbakır fanno ribollire il sangue e reclamano giustizia ma, come ho detto, la prigionia nei momenti di tregua, si può trasformare in scuola. E viene ben mostrato nel romanzo. Il protagonista incontra professori universitari, in grado di spiegargli bene il contesto storico, economico e sociale del Kurdistan, anziani che gli raccontano storie tramandate di generazione in generazione e compagni con i quali parlare la lingua materna e condividere l’esperienza carceraria, senza completamente avere l’animo annichilito. Saranno i giovani, una volta usciti dal carcere, a doversi organizzare e a dover portare la fiaccola dell’impegno politico e dell’intellighenzia, per il bene della loro gente. Uzun lo fece iniziando a scrivere e diventando un rinomato intellettuale, altri lo fecero fondando il PKK.

Ma la forma romanzo, per l’autore, davvero non è qui solo denuncia. E’ di più. I capitoli ambientati in prigione sono intervallati da altri capitoli, in cui il protagonista, una volta finito in cella di isolamento, racconta ad un insetto la sua vita passata. E questo è un espediente che lo scrittore utilizza per poter tramandare, tramite le pagine del suo libro, usi e costumi curdi alle future generazioni. E trovo più rivoluzionario scrivere per questo, per sopravvivenza culturale, che tanti altri atti – magari violenti – che si possano compiere. Il Kurdistan – secondo la visione di Uzun – deve esistere prima di tutto tra le pagine della storia, per poter esistere nella storia futura. Ed è così che oltre al carcere, agli usi e ai costumi, l’autore dedica un bel capitolo anche alla città di Diyarbakır, che per lo scrittore deve diventare, per gli scrittori curdi, ciò che Parigi, Mosca, San Pietroburgo e Londra sono state per le rispettive letterature nazionali.

Un progetto ambizioso. Ma che sta avendo risultati e sta portando – negli anni – alla pubblicazione di tanti libri curdi, che parlano di curdi. E forse è questa la più grande vittoria, per adesso.

Altra idea è – poi – quella che si nasconde dietro il titolo del libro, Tu. Vi sono vari motivi. Prima di tutto l’autore racconta i capitoli della prigionia in seconda persona, tecnica utilizzata per creare un distacco tra la sua esperienza e quella del protagonista, senza dover usare la troppo personale prima persona e la troppo impersonale terza persona. Una via di mezzo, proprio come il libro è una via di mezzo tra autobiografia e invenzione. In secondo luogo, Tu è anche l’espressione dell'”altro”, in questo caso lo scarabeo compagno di cella e “ascoltatore”, che con la sua presenza fornisce un’appiglio esistenziale al protagonista, prostrato dalle botte e dai giorni in isolamento. Ed infine, Tu perché chi scrive vuol rivolgersi, con calore, alla persona di cui sta parlando, che rappresenta e vive un ingiustizia che non solo ha coinvolto l’autore, ma che potrebbe colpire ogni ragazzo curdo.

Insomma, è un libro importante, questo romanzo di Mehmed Uzun, basato su un’idea nobile e scritto per una causa giusta. Uno scritto che ha preso il kurmanji (la varietà di curdo parlata in Turchia) e lo nuovamente reso lingua letteraria, fornendo una traccia e un esempio che sono stati fortunatamente seguiti. Ed anche se magari là fuori esisteranno romanzi migliori (anche dello stesso Uzun, dice la prefazione), il valore di queste pagine è inestimabile. E poi, sinceramente, a me è piaciuto così com’è. Semplice, ambizioso e pregno di buone intenzioni.

Questo è il primo romanzo curdo ad essere stato tradotto direttamente dal kurmanji all’italiano, ed è stato portato in Italia grazie ad una collaborazione tra l’ISMEO (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente) e l’Istituto Internazionale di Cultura Kurda, che ringrazio tanto e che invito a continuare la opera di diffusione.
Profile Image for Nusret.
240 reviews3 followers
September 10, 2021
<> Stran

Şimdiki zaman eksilmektedir yaşam çizgimizden bana bir ağıt ve bana bir acı anlatır mısın yaşamın suyu, yaşamın özü, gözü, ciğeri, yüreği varlık sebebi?

Şimdiki zaman eskidi, gelecek için ve umuda dair bir şeyler mırıldanmak dahi istemiyorum, kitap okuyorum, kitap.
Bazen sadece okumakla avunabildiğimi sanıyorum, mutlu olabilseydim keşke diyorum bu acizliğim yakamı bırakmıyor,
bir şeylerden bahsetmek istiyorum ama neden diye sorgulamıyorum, dogmalara yöneliyor aklım kendimi ve hislerimi unutuyorum, özümü bulabileceğimi umarak yaşıyorum.

Ve bir kitabın bazen insana dokunması gerekebilir diye umuyorum. Bu kapalılık ve bu anlaşılmazlıkta yıldızları sayamayacak ve ışıltısına,
güneşine, aydınlığına yüreğimi bırakamayacak kadar güçsüz olduğum halde elime aldığım kitabı - büyük umutlarla - okuyup bitiriyorum,
dinletemiyorum kendime, yalnızım. Sessizlik, yalnızlığımdır. Sen evet sen merhaba, yeni bir kitapta ümit var dediler,
umuda yolculuk var dediler ve birçok şeyden bahsettiler ve bizler ve sizler ve hiç adını anmaya gerek duymadığım onlara seslendim.
Ben ki kendimle dahi ne barışabilmiş ne de kendimi anlaşılabilmiş kılabildim.
Kılabilseydim eğer bir vakit olabilirdi iç huzur, gerek kalmadı diyor anarşist bir yanım, bir yanım diyorum çünkü sol yanım bir yumruk misali,
eşitlikten ve özgürlükten yana, çünkü sağ yanım çürüdü oysa bir yanım daha var biliyorum ve
o yanım anarşist yanım, adını sen koy büyükbaba zaten hiç bahsetmemiştik birbirimizden belki bir vesileyle bahsi geçer dede-torun ilişkimiz, hüzünlenirim ve mutluyum.
Bu kitabı okumayı sevdim ve sevebileceğim bir şeylerin olmasına tanıklık ettiğim için umutluyum ve yarı inançsız.

Profile Image for Hevdil .
5 reviews
July 11, 2020
Nivîsandina devê kesê duyemîn ê yekjimar bo nivîskaran gelek dijware. Bi min, Mehmet Uzun vî romana xwe ya "Tû"de li hemberê ev dijvarîyê serkeftinek girîng kirîye. Li alîyê din ve gotinên wî li ser pişta bûyeran carnan bi şayî û xweşî, lê gelek caran bi xemgînî û bi jan diherike. Ev roman neynika dilhişk û bêwijdanîya li hundirê zîndana Dîyarbekir'ê ye . Ev roman neynika tekoşîn û hêvîya gelê me ye. Û ev roman neynika çanda devkî a kurdane. Tevî her tiştî Xwedê tu carî, li rûkenî û dil germîya wan va, me li mamoste'yan, ap'an û Mehmed Uzun'an bêpar
neke...
Profile Image for Zahra.
3 reviews
February 21, 2021
Pirtûk behsa jîyana xortekî girtîxanêde dike. zilm û zordarî ya girtîxanê , işkenceyên wê ... Lêbelê vê navberêde jî behsa jîyana wî ; zarokatîya wî, stranên bavê wî, çîrokên dapîra wî , dîroka hinik bajarên kurdistanê , keleha amed ê ... Zimanê nivîskar jî dişibe Yaşar Kemal dema hûn dixwînin hûn diçin nav wê malê cem wî bavî , ser wê newalê cem wa hevalan, bin kelehên amed ê , ser wan reyên gund , binîya wan cîyan ... hûn dikarin ji vê jî fehm bikin : Min vê kitêbê cem dîya xwe dixwend digot min " keça min dengê xwe bilind bike deqene ez jî seh bikim " û min dixwend ew digirît .🖤
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