Sono molti anni che Ida Sconin scende i trenta gradini del music-hall che ha consacrato il suo successo, e anche se il pubblico l’ama ancora, il tempo passa e Ida invecchia. Un giorno, però, i suoi impresari introducono un nuovo numero eseguito da una ballerina americana, che si esibirà nuda. Quando Ida vede la ragazza alle prove, comincia a temere. Quel corpo magro e sodo le ricorda la propria giovinezza, i suoi difficili inizi. La discriminazione del pubblico verso di lei, straniera, povera. Poi, all’improvviso, dopo una lunga gavetta, il successo, la fama, la ricchezza, grazie a un amante che scrive canzoni per lei. Per quest’uomo, Ida abbandona un marito fedele, dal quale ha avuto un figlio gracile di cui nessuno nell’ambiente del teatro ha mai sospettato l’esistenza. Ricordi dolorosi che non vanno risvegliati. Continuano le prove del nuovo spettacolo. Ida ha aperto incautamente la diga del passato che ora la travolge con i suoi dolori rimossi. La sera della prima è stanca, sente all’improvviso il peso degli anni. La giovane ballerina americana fa la sua esibizione e l’incantesimo sembra spezzarsi. Il pubblico vede improvvisamente Ida per quello che è, una donna sfiorita. E un ultimo ricordo, terribile, va a insidiarla in cima alla scala, nel momento di estrema fragilità prima di entrare in scena. Un ricordo feroce, nocivo, che le sarà fatale.
Irène Némirovsky was born in Kyiv in 1903 into a successful banking family. Trapped in Moscow by the Russian Revolution, she and her family fled first to a village in Finland, and eventually to France, where she attended the Sorbonne.
Irène Némirovsky achieved early success as a writer: her first novel, David Golder, published when she was twenty-six, was a sensation. By 1937 she had published nine further books and David Golder had been made into a film; she and her husband Michel Epstein, a bank executive, moved in fashionable social circles.
When the Germans occupied France in 1940, she moved with her husband and two small daughters, aged 5 and 13, from Paris to the comparative safety of Issy-L’Evêque. It was there that she secretly began writing Suite Française. Though her family had converted to Catholicism, she was arrested on 13 July, 1942, and interned in the concentration camp at Pithiviers. She died in Auschwitz in August of that year. --Penguin Random House
Se il 2018 è l'anno in cui ho scoperto la casa editrice Beccogiallo, il 2019 mi vedrà impegnata con la collana Lampi, di Elliot Edizioni. Sì, io mi affeziono alle case editrici.
Ida è un racconto bellissimo. Ida è un'allegoria, quella del cabaret francese anni '20. Ma è anche una storia banale, il solito topos della donna matura rimpiazzata da quella più giovane, meno talentuosa ma esteticamente più gradevole. Ida cade in una notte. Il suo errore è stato ricordare il passato mentre scende la sua scala dorata, scala che richiede attenzione totale. Inutili i sacrifici fatti per quel palcoscenico, quando la luce decide di tradirti i trucchi di scena diventano di colpo una maschera grottesca che suscita il riso e non più l'ammirazione.
Ho sempre difficoltà a iniziare un nuovo libro a inizio anno. Forse per l’eco delle bellissime letture dell’anno appena concluso, forse per l’abbuffata di pagine divorate a dicembre, complice il tempo sospeso delle vacanze. Sta di fatto che scegliere “la prima lettura” è sempre complicato. Così ho deciso di ripartire da qualcosa di breve e da una scrittrice che per me è un porto sicuro: Irène Némirovsky. Con la sua scrittura mi sento un po’ a casa. E infatti non potevo sbagliare. Ida è un racconto brevissimo, una sessantina di pagine, ma durissimo. Némirovsky ci mette davanti a una donna di sessant’anni, con un passato torbido e mai del tutto afferrabile, che da anni lavora come ballerina in un locale notturno. Fin dalle prime righe si avverte la sua stanchezza, una fatica che non è solo fisica ma esistenziale. Il racconto procede come un flusso di coscienza affannoso, quasi scritto a occhi chiusi, con una penna che sembra muoversi da sola, trascinata dall’inerzia dei pensieri. La vecchiaia incombe, è lì, inevitabile, ma Ida non riesce ad accettarla. È prigioniera della propria immagine, della bellezza che l’ha definita per tutta la vita e che ora la sta abbandonando. Non c’è indulgenza nel modo in cui Némirovsky la racconta, ma nemmeno giudizio: solo uno sguardo lucidissimo e spietato su una donna che non sa chi essere senza il suo corpo, senza lo sguardo degli altri. Poche pagine bastano a Némirovsky per raccontare il tempo che passa, la paura di scomparire, la violenza silenziosa con cui ci si può sentire intrappolati in se stessi. Un racconto breve, ma che pesa moltissimo.
(Audiolibro) Amaro racconto di una diva dell'avanspettacolo, ormai in declino nei giorni della maturità, che si illude di essere ancora nei cuori degli spettatori. Una carriera che per lei ha costituito una rivalsa per le sue origini e le umiliazioni subite, in cui ha lasciato poco spazio ai sentimenti e, quando usata o ferita, al lasciarsi andare al dolore. Dritta e avanti per la sua strada, per farsi una fortuna e, soprattutto, una fama che le riempisse il vuoto con la soddisfazione di essere venerata. Ma il tempo è inesorabile e la comparsa, nel duo declino, di una promettente e bella giovane ballerina, la condanna ad una dura presa di coscienza della realtà. Nemirovsky traccia il percorso della diva degli ultimi giorni, con ricordi del suo passato sapientemente inseriti nelle riflessioni di Ida, in terza persona, lasciando ai lettori un ritratto crudo, senza pietismi ma proprio per questo efficace che permette al lettore di comprendere una storia dolorosa e le conseguenze su chi la vive che ne forgiano il suo modo di essere.
[3.5] L'oro e il rosa che addobbano la vita di Ida Sconin creano un'atmosfera di favola e regalità che però sta abbandonando la show girl. Amata un tempo per il suo corpo, ora è messa da parte per l'arrivo di una nuova scoperta, la giovane e bellissima Cynthia. Se inizialmente l'aura di Ida sembra ancora confermare il suo posto, quando le due escono insieme sul palco è chiaro a chi andranno i prossimi ingaggi. Tra i temi: gioventù vs vecchiaia, show business che manda via le donne quando non sono più belle da vedere, corpi delle donne manipolati da altri, ageism. Che bello tornare a leggere Irène Nemirovsky.
Ida Sconina, la straniera, la cantante, l'amante, l'amata. Lei una donna per il palco, per le adulazioni, per gli sguardi, per i baci, per le rose. Una bellezza che vive, che resiste, coltivata con ossessione. La sua arroganza e pienezza di sé attirano i desideri di giovani, di uomini altolocati. È ricoperta di gioielli conquistati con le sua vitalità e la sua brama. Ma tra le luci del palco, lo sbrilluccichìo dei gioielli i ricordi si affastellano al vociare delle girls, ai passi sul palco. Dove la porterà quello spettacolo tanto atteso?
Breve e tremendo, come la consapevolezza di avere ormai alle spalle gli anni migliori della vita. Una vita, quella di Ida, vissuta tra successo e gloria che l’hanno fatta sentire leggera ed eterea fino al momento in cui la verità si palesa alla sua coscienza. E allora appesantita da molti ricordi (che poi sono l’essenza dell’invecchiare) è costretta a cedere il suo posto a una donna più giovane.
Pochi altri scrittori riescono a farti immergere così a fondo nella drammaticità dei propri personaggi. E riemergendo, non si è più gli stessi.
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Fu la stessa Némirovsky a spiegare come dietro l’immagine di Ida si celasse la satira di un mondo sotterraneo, quello dei cabaret e del decadentismo degli anni Venti (del Novecento). Un’allegoria affascinante che lascia in eredità al lettore, oltre ad una certa inquietudine, l’opportunità di interrogarsi, in modo critico, sul destino dell’uomo e della società.
Sempre belli i personaggi tinteggiati dalla Nemirowsky, anche in così poche pagine. E sempre tristi... La tematica della vecchiaia, poi, mi sembra le stia particolarmente a cuore. Nonostante Irène non sia mai potuta invecchiare...