Come tanzaku dimenticati è un romanzo di Valentina Sgambato uscito per Sperling&Kupfer lo scorso luglio. La trama sul risvolto di copertina per certi versi svia un po' rispetto alla realtà dell'intreccio.
Il protagonista del romanzo è Hirai, un ragazzo molto giovane che aveva vissuto a Tokyo da bambino, circondato dalla bellezza dell'infanzia e dall'amore della madre, con un padre in giacca e cravatta abituato a lavorare tutto il giorno. Un giorno il padre si era licenziato dal lavoro, per tornare in campagna a casa della madre e dedicarsi all'attività di famiglia: la coltivazione e il commercio di tè verde. La rinuncia ad un mondo che Hirai vedeva come bellissimo, da parte del padre, aveva spinto da subito il bambino a odiare quel padre incapace: era una sconfitta per lui vederlo regredire all'agricoltura, quando nella grande metropoli poteva avere molta ricchezza e un lavoro stabile e sicuro. Unico piacere nel paesino per il bambino era stare con la nonna e imparare a preparare dolci, per i quali era molto portato.
Ma il tempo passa, la nonna muore, rimane l'insoddisfazione e la frustrazione nei confronti del padre, che spingono Hirai a buttarsi sugli studi informatici e a cercare di lavorare in una multinazionale, la Kabuto corporation. Qui però apprende subito che non è tutto oro quel che luccica e che la voglia di predominio spinge il capo a prendere decisioni impulsive, scartando gli elementi non perfettamente soddisfacenti per l'azienda, in nome di un ideale di produttività e superiorità che iniziano quasi subito a spaventare il ragazzo. Nonostante questo Hirai ha già deciso che quella sarà la sua strada, quindi poco importa se il tempo libero rimanente è poco, se per il lavoro deve sacrificare tutto: passioni, dolci e soprattutto la fidanzata, Ayame.
Ayame è una ragazza che ama dipingere e l'arte, sogna di vivere di quello e per questo si barcamena tra lavoretti part time per inseguire il suo sogno. Viene appoggiata da Hirai, ma con il suo nuovo lavoro il ragazzo inizia a non considerarla come prima e, quando durante la notte di tanabata il 7 luglio, durante la quale Ayame ha esposto un suo banchetto con le sue opere, Hirai non si presenta, qualcosa si rompe e cambia.
Un litigio telefonico in cui Hirai ferisce l'amor proprio e i desideri di Ayame, la spingono ad abbandonare sul letto del fiume tutti i suoi disegni, assieme ad un tanzaku, una striscia di carta blu su cui ha scritto un desiderio per Hirai. Il giorno dopo di Ayame non si sa più nulla e Hirai l'ha dimenticara assieme alla felicità condivisa. Hirai inizia a sentire un vuoto profondo dentro di sé.
Una sera si spinge in un vicoletto di Tokyo, dove incappa in una taverna piccola e poco frequentata, che serve ottimo cibo e dove c'è un vecchietto chiacchierone e invadente che si mette a dargli consigli. In autunno poi conosce Iromu, una fotografa.
Hirai e Iromu iniziano a legare e per una serie di circostanze iniziano un viaggio per il Giappone e le sue stagioni.
La trama di questo romanzo è molto bella, perché lascia intendere che i protagonisti nominati nel risvolto, Hirai e Ayame, subiranno un bel percorso di crescita e si dovranno ritrovare un domani, dopo un percorso irto di prove. Ma c'è qualcosa che in queste pagine non funziona, a cominciare dallo stile narrativo che si presenta un po' troppo pomposo e pesante dalle primissime pagine.
Il lettore infatti fatica a capire dove il testo voglia andare a parare, dal momento che nei primissimi capitoli assieme alla presentazione dei due personaggi principali, anche se per il trascorrere della storia a me sembra che il protagonista sia uno solo, ci sono tantissimi pensieri e riflessioni che allungano un po' il contenuto, fin troppo.
Lo stile sembra migliorare nel corso delle pagine, o forse l'attenzione del lettore si sposta sullo scorrere della storia e si pone le domande "Ma che fine ha fatto Ayame?", "Ma dove vuole andare a parare?". Nonostante questo anche la storia in sè in alcuni punti zoppica un po': ci sono dei salti nel tempo ripetuti, alcune questioni non vengono neanche ben spiegate. Tutto funziona in base al punto di vista di Hirai e quello che accade attorno a lui. C'è uno stacco sostanziale tra prima parte e parti successive, in cui si ha quasi l'impressione di stare leggendo due storie differenti: Hirai all'inizio si comporta da stronzo testardo con Ayame, continua iperterrito nella sua convinzione per cui deve pensare al lavoro per il futuro; dopo la notte di tanabata cambia improvvisamente, diventa più malleabile, più dolce. Il suo rapporto con Iromi è più delicato: improvvisamente sembra che il lavoro scenda in secondo piano, c'è tempo per fare tutto con Iromi. La crescita del personaggio è molto graduale, ma pur essendo a piccoli passi il personaggio non sembra mai compiere scelte personali definitive, si lascia quasi scivolare la vita addosso. Anche quando capisce di essersi comportato male con il padre non muove un muscolo per riavvicinarsi a lui.
L'elemento fantastico presente poi, va a cozzare con la storia narrata. Non trovo che ci sia un equilibrio funzionante all'interno delle pagine, che anzi, lasciano molto insoddisfatto il lettore. Come tanzaku dimenticati doveva essere una bella storia d'amore ambientata nello scenario del tanabata giapponese, la festa delle stelle innamorate, ma mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Mi sono sentita derubata di una protagonista femminile che avrebbe dovuto avere più risalto, almeno secondo la trama riportata ovunque. Non ho abbandonato la lettura proprio perchè volevo capire come dovesse finire la storia. La fine ha anche un senso, ma l'insoddisfazione è comunque troppo grande.
SCHEDA DEL LIBRO
Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 342
Prezzo: 17,90€
Voto: 5/10