Il Hlaringum è stato a lungo un regno potente e temuto, ma adesso è una terra dilaniata dalla guerra e dall’odio.
Mentre gli imperi dell’ovest e dell’est si contendono il comando, i due popoli che vivono nel Hlaringum combattono uno contro l’altro in una spirale di vendetta senza fine.
Nelle remote valli del nord, Holdir conduce la sua vita da schiava. Non esiste alcun riscatto per gli schiavi, ma Holdir è divisa tra un irraggiungibile sogno di libertà e il desiderio di vivere insieme alle persone che ama: la sua compagna Hjörild e sua madre Audun.
Quando però la vita di sua madre è messa in pericolo, Holdir scopre che il passato può essere più forte di qualsiasi altra cosa.
Costanza Miccichè (1995) è appassionata di cultura norrena ed è laureata in Storia Medievale all'Università di Bologna. "La Danza dei Tre Spiriti" è il suo primo romanzo.
"La Danza dei Tre Spiriti" è un romanzo high fantasy ambientato nel mondo di Brothla, dove tra guerre ataviche e uno schiavismo pervasivo la protagonista Holdir si barcamena in cerca della propria libertà. Il romanzo è il primo di una serie di quattro volumi, "Le Vie di Brothla". Il secondo volume è previsto per il 2026.
La trovate su Instagram come @steinunn_sagnakona, dove parla di libri, aggiorna sulla scrittura, e per lo più polemizza e mema su qualsiasi cosa le passi per la testa.
Cominciare questo libro mi ha lasciata perplessa. Da Costanza mi aspettavo una prosa densa e importante, direttamente proporzionale alla lunghezza del libro. Mi sbagliavo. Aveva ben presente di rivolgersi al pubblico moderno con quanto c'è di più classico, un fantasy di matrice epica, quindi ha adottato uno stile affilatissimo e molto sciolto. E vi assicuro che ha fatto scorrere queste centinaia di pagine come nulla fosse.
Il lavoro dietro alla realizzazione di questa saga è immenso. Si sente tutta la passione per la storia e la mitologia norrena, sulla cui base è stato dipinto un mondo fenomenale. Ogni cosa, usanza, peculiarità di un luogo o un popolo è curata nei minimi dettagli. Il rischio di far mangiare la storia dallo scenario è immenso ma Holdir è talmente carismatica da tenere perfettamente il centro della scena, son sempre le sue vicende e la sua figura a farla da padrone.
Holdir è la mia girl, non ci si può fare niente. Talmente cocciuta, ostinata e incazzosa che le ho voluto bene fin dalle prime pagine. Il suo desiderio estremo di libertà tocca profondamente il lettore moderno. Perché Holdir è resa schiava dalla società, ed essere schiavi significa anche non essere liberi di avere affetti e amore, oltre che al libero arbitrio. Il sistema in cui è incuneata è sbagliato e malato, la pressione sociale che avverte sulle spalle ci rimanda facilmente ad aspetti della realtà attuale... E la vita di questa povera ragazza è un susseguirsi di disgrazie: la narrazione è ricca di eventi a scena, ti spinge a continuare anche solo per vedere cosa succedere alla malcapitata protagonista nella pagina seguente. Spoiler: di tutto.
Ho apprezzato particolarmente una cosa: Costanza si è dimostrata grande conoscitrice di sociologia e interazione. Al giorno d'oggi sembra che sia di moda scrivere romanzi dove tutti intralciano il protagonista. O tentano di farlo fuori. Holdir è una schiava, ha tutto il mondo contro, ma nel suo percorso trova ugualmente persone disposte a darle una mano. Spesso, anche senza un motivo apparente. Semplicemente perchè a volte gli uomini agiscono in un determinato modo anche senza un motivo, ed è troppo facile portare avanti un mondo dove tutto è avverso al protagonista.
Un lungo viaggio quello di Holdir, alla ricerca di libertà e verità. Spesso, anche di un affetto sempre negato. Un viaggio che, guardandomi alle spalle, mi è sembrato anche troppo breve a dispetto della pagine lette. Se avessi qui il seguito, lo starei leggendo. Questa è una di quelle storie che fanno venire voglia di averne di più.
Spero che Costanza ci regali presto il secondo capitolo di questa storia.
Di questo libro ho molto amato l’impegno messo dall’autrice per creare il suo mondo. Per quanto di chiara ispirazione norrena, c’è tanto di inventato, soprattutto per quanto riguarda la mitologia e il sistema magico che rende tutto interessante. Io, quando leggo un fantasy di questo tipo, voglio essere portata in un mondo ben specifico, ben delineato e ben costruito, voglio che si veda che si è voluto creare qualcosa. È una cosa molto tolkeniana, forse, anche se mi accontento di meno di quello che faceva Tolkien e so che molti sono più per il “trama e personaggi” sono più importanti ma quando anche questi sono buoni per me un’ambientazione curata è quello che fa alzare la media. E qui è quello che è successo. E amo anche quando anche il sistema magico cerca di essere un po’ diverso da “maghi e magia”; qui la decisione narrativa sui poteri di Holdir è stata davvero interessante.
Mentre sulla trama ho poco da dire, ci sta, scorre bene ma non è la parte che rimane più impressa, altro devo dire invece sui personaggi. Questo è un libro molto protagonisto-centrico, nel senso che non solo è narrato quasi tutto dal punto di vista di Holdir ma la storia è la sua e tutto gira attorno a lei. Io di norma preferisco libri multipov ma questo non è un problema, alla fine basta anche che i personaggi secondari siano interessanti. E qui è così, è pieno di personaggi secondari che vengono introdotti, a cui basta anche poco di descrizione a renderli interessanti, a volerne sapere di più. Purtroppo, però, la maggior parte di questi personaggi è funzionale al mondo di Holdir e non vive per se stesso, quindi questi personaggi non ci accompagnano mai in tutto il corso della storia ma entrano e escono dalla narrazione come entrano e escono dalla vita di Holdir. È stato un po’ frustrante per me perché ogni volta che c’era un personaggio di cui avrei voluto vedere di più questo spariva dalla narrazione (la figlia e il figlio del padrone, la tizia che Holdir incontra al mercato e che la interroga in filosofia, la capitana del forte). E mi è dispiaciuto perché secondo me Holdir e la trama funzionano molto meglio quando sono in compagnia, infatti ho adorato l’ultima parte del libro perché i personaggi secondari e il modo in cui interagivano con Holdir era veramente interessante e divertente.
Questa non è una vera critica, perché cmq il personaggio di Holdir è ben fatto, e se voi vi innamorerete di lei di sicuro non avrete la mia stessa impressione. È più un “avrei voluto di più e spero che nei prossimi libri avremo Holdir che interagisce di più” cosa che dovrebbe essere fattibile vista comunque la fine del libro. C’è davvero tanto potenziale in tutti quei personaggi, quindi rimaniamo in attesa.
La Danza dei Tre Spiriti è il primo volume della tetralogia de Le vie di Brothla, romanzo d’esordio di Costanza Miccichè, un high fantasy ad ispirazione norrena. Mi raccomando, non lasciatevi ingannare da quel “romanzo d’esordio” perché Costanza scrive dannatamente bene e emerge chiaramente la sua passione e il suo studio per la cultura norrena.
La storia è narrata in prima persona dalla stessa Holdir, la nostra protagonista franca e impulsiva (troverete anche altri tre POV, ma il principale rimane il suo). Holdir, come molti dei personaggi che incontreremo durante la lettura, è una schiava e sa bene che non è facile liberarsi dalla condizione in cui è costretta, ancora più difficile se ci sono dei legami da proteggere e preservare. Eppure, questa ricerca all’apparenza impossibile guida costantemente il suo percorso. Non sa di preciso cosa sia la libertà, nè come raggiungerla, nè cosa aspettarsi, ma durante il suo viaggio incontrerà sempre qualcuno disposto ad incoraggiarla e a darle qualche tassello in più per portare a termine la sua ricerca.
Non solo per Holdir dovreste leggere questo romanzo, ma per ognuno dei personaggi, tutti riconoscibili e ben caratterizzati e per questo lungo viaggio in una terra devastata dalla guerra, ma che grazie alla determinazione e a un tocco di magia può ancora essere salvata.
N.B Non sarà facile destreggiarsi con i vari nomi, ma non lasciatevi scoraggiare, tanto più che il romanzo è provvisto di diverse appendici che verranno in vostro soccorso.
Sul blog Land of books potete trovare la recensione completa!
Ho dovuto riassumere in poche parole la recensione di quella che è una complessa trama di 600 pagine, e non credo neanche che mi sia venuto bene. "La danza dei tre spiriti" è un libro ricco di informazioni e avvenimenti, e devo ammettere che ogni tanto non abbia ben capito dove volesse andare a parare: nel suo viaggio, Holdir passa per così tante peripezie, alcune delle quali che paiono completamente slegate dal filone principale (la ricerca di risposte e dei genitori), da aver fatto sorgere in me la domanda di che direzione avrebbe preso la storia da quel momento in poi. In qualche punto ho trovato le scene un po' troppo lunghe, mentre in altri un po' corte, ma in linea generale il libro si fa leggere: lo stile dell'autrice è semplice e senza fronzoli, molto diretto, un po' come il suo personaggio principale. Holdir è una di quelle protagoniste cui mi sarebbe tanto piaciuto poter tirare un pugno: testarda in modo distruttivo, a volte arrogante, e con una faccia di bronzo da far perdere la pazienza. È un miracolo che arrivi viva in fondo alla storia, perché personalmente l'avrei impiccata a pagina 2. Fortunatamente i personaggi che le gravitano attorno riescono a bilanciare questo suo carattere odioso e a sopportarla. E almeno ci sono gli "orsetti" e Gillon. Tutti abbiamo bisogno di un Gillon nella vita. E anche di qualcuno come Hjorild, di cui mi dispiace il poco spazio concessole in questo volume.
“La Danza dei Tre Spiriti”, di Costanza Miccichè, ha in sé tutti gli elementi che cerco in un fantasy: una lore dettagliata, un sistema politico complesso, l’umanità in tutte le sue sfaccettature e una buona dose di magia. Il mondo di Holdir, giovane schiava che si trasforma (letteralmente) davanti ai nostri occhi, nelle quasi settecento pagine di questa opera prima, è crudele, fondato su un equilibrio sottilissimo costruito attraverso la schiavitù, subdoli spargimenti di sangue e segreti che si insidiano nelle crepe di una realtà precaria. Nonostante questo, Holdir ha l’amore di una madre e della donna che ha conquistato il suo cuore, le uniche persone che rendono la sua condizione di schiava sopportabile…almeno finché le fondamenta della sua esistenza non crollano. Vedrete più volte la volontà della protagonista spezzarsi, il dolore farsi spazio nella sua anima, già martoriata da una vita di prigionia. Verità inaspettate condurranno Holdir in un viaggio incredibile, alla ricerca di se stessa e della libertà in un mondo in pieno conflitto. Inutile dire che la caratterizzazione dei personaggi è stata la cosa che mi ha colpito di più. Costanza Miccichè sa delineare benissimo le personalità dellə protagonistə di questa storia, che si preannuncia essere una saga epica che mi terrà col fiato sospeso fino alla fine. Non manca la queerness, con l’esplorazione di diverse identità di genere e orientamenti sessuali, perfettamente integrati nell’economia di una narrazione che, nonostante la complessità, concede spazio alle varie personalità che si ha modo di conoscere pagina dopo pagina. Affascinante il folklore e il sistema magico, che prendono spunto dalla mitologia norrena in modo estremamente originale e convincente. Non mancano una serie di trigger emotivi che potrebbero turbare anche gli animi più forti: non vi aspettate una lettura leggera, che accompagna lə lettorə passo per passo, ma un durissimo resoconto di un viaggio che rovescia gli equilibri interiori della protagonista (per quanto già incerti). Credo fermamente che questo sia il principio di un’incredibile avventura per Holdir, Costanza e le lettrici e i lettori che daranno una chance a questa saga. Tenete d’occhio il profilo dell’autrice per saperne di più, l’uscita de “La Danza dei Tre Spiriti” si avvicina!
Un fantasy d'esordio di tutto rispetto. Terrò sicuramente d'occhio l'autrice, ha una bella penna e anche se per il suo primo libro ha fatto una scelta forse azzardata (un epic fantasy come debutto può essere molto spericolato) è stato fatto un ottimo lavoro.
Si vede innanzi tutto la capacità di tenere insieme una storia molto complicata, concentrata su un singolo personaggio, senza però annoiare mai. Soltanto i primi capitoli mi sono sembrati forse troppo lunghi, ma col senno di poi si vede che sono stati inseriti per creare contesto e atmosfera.
La Danza dei Tre Spiriti - Le Vie di Brothla è l'inizio di una serie che racconta le peripezie di una schiava in cerca del suo posto nel mondo. Però è anche la storia di tanti altri personaggi schiavi di un sistema che li incasella dove non vorrebbero stare.
Non conosco l'autrice, ma ho letto che ha studiato storia e secondo me ha anche qualche conoscenza di antropologia (so io di cosa parlo), perché si vede tanto il lavoro di costruzione. In apparenza è una storia lineare, un arco si apre e si chiude nel libro stesso, ma è solo uno dei tanti conflitti, perché ci sono ancora molte cose che rimangono in sospeso e che aspettano di essere svelate.
Una cosa che mi è piaciuta molto è il sistema magico. Il vero punto forte sono i personaggi. La protagonista si prende tutta la scena, ed è caratterizzata psicologicamente al massimo. A volte per il suo carattere e la totale immedesimazione del lettore nella sua testa può sembrare eccessiva, ma mi è sembrato che per tutto il tempo agisse in maniera coerente al suo carattere e alla sua storia, senza troppi "drammi" che ultimamente vanno tanto di moda. Se la protagonista (Holdir) sbrocca, é perché tutto quello che c'era prima l'ha portata a questo, senza che ce fosse via d'uscita.
Ma anche gli altri personaggi, che qui sono collaterali ma non marginali, sono caratterizzati molto bene. All'inizio è normale confodersi con i vari nomi, e qui ci sono veramente molti personaggi, ma dopo qualche pagina e quando ci si immedesima totalmente con la visione della protagonista diventano tutti ben distinguibili.
Mi è piaciuto molto il rapporto della protagonista con la sua "dolce metà", Hjorild, che insieme fanno una bella coppia. Ben rappresentata la disperazione quasi assoluta degli schiavi, la loro mancanza di fiducia che qualche voltta può sembrare estremizzata, ma è credibile, e mi è piaciuto molto il cinismo realistico e sensato di un re che vuole solo preservare quello per cui ha combattuto. Dell'altro antagonista (in verità ce ne son alcuni) non posso dire molto perché sarebbe uno spoiler, ma mi ha lasciato una grande curiosità.
Un'ultima cosa volevo dirla sullo stile. Non è uno stile imbellettato come molti epic vorrebbero usare per Imitare/scimmiottare i grandi classici. Ha uno stile sì immersivo ma è anche molto dettagliato, senza mai risultare pesante. Sono uno che detesta le frasi troppo brevi, quelle con 3-4 parole seguite dal punto solo per chè vogliono creare suspense, mi infastidiscono. Qui lo stile è immersivo ma non scialbo, c'è la giusta dose di tell e di show che permette al lettore di immaginarisi il mondo o gli interlocutori della nostra protagonista.
Sono curioso di vedere come si evolverà la storia. Il finale (o forse dovrei dire i finali) promettono grandi rivelazioni nei libri successivi. Esordio promosso a pieni voti. 5 stelle su 5
"È non avere legami che ci rende schiavi, che ci mette in balìa degli altri."
La Danza dei Tre Spiriti è un'epopea che pare uscire dritta dall'Edda, un fantasy che miscela sapientemente elementi della mitologia scandinava per creare un mondo ben costruito. La prosa fluida e moderna all'inizio parrebbe fuori posto, ma man mano che il romanzo ingrana diventa una cifra stilistica apprezzabile con picchi anche interessanti. Il viaggio della protagonista, schiava in cerca di verità e libertà, è intervallato da momenti crudi, terribili, che l'autrice non teme di usare per alzare la posta in gioco. Anzi, la vita di schiavitù è ben analizzata, senza mai scadere nel torture porn. La protagonista, caustica e sarcastica, lenta a fidarsi del prossimo a causa della sua vita, compirà un viaggio che la porterà oltre i confini del mondo che conosce, in un percorso che potrebbe smussare un po' di angoli. Meraviglioso e tragico il suo rapporto con la compagna, in un mondo queernormative che presenta anche identità di genere complesse e legate all'uso della magia. Proprio la magia è un altro elemento ben sviluppato del romanzo, con una suddivisione di poteri legati a diversi elementi e la presenza di mutaforma ispirati alla figura del berserkr.
C'è da dire che ero partita con in mente una cosa più semplice, mi sono invece ritrovata in un mondo complicato ma dannatamente bello! Sì, mi è piaciuto e tanto anche. Penso lo trovassi un po' ostico all'inizio, nel senso che la premessa del libro, quelle che per me erano le prima 100 pagine, l'ho trovata lenta. Ma non ho desistito in nessun modo perché sapevo mi sarebbe piaciuto! E infatti, così è stato!
La storia è pregna di "materiale" norreno, si sente tutta la sua "norrenità" (passatemi il termine, sto buttando giù i pensieri al momento) ed è stupefacente! I personaggi sono fatti molto bene e si fanno apprezzare altri risultano magari irritanti, ma questo è il bello del romanzo.
Holdir è la cosiddetta best girl e la sua strada tortuosa verso la verità e la libertà è bellissima da seguire, da assaporare. La sfiga regna sovrana dalle prime pagine e la cosa mi piace tantissimo. Questa cosa del "mai una gioia" mi piace assai. Certo, vorrei un po' di gioie ogni tanto, ma il mai una gioia regna sovrano.
In definitiva, un grandissimo romanzo d'esordio e spero veramente tanto di poter leggere presto il seguito di queste avventure!
Le luci dell'aurora danzano sulle terre del Hlaringum, e sotto di loro una schiava guarda il cielo e sogna libertà e giustizia. Non c'è riscatto per gli schiavi, specialmente se come schiavo ci sei nato e nella tua vita non hai conosciuto altro se non il sudore versato a esclusivo beneficio del padrone. Ma la fame di verità e la speranza di una vita migliore per lei e i suoi affetti non abbandonano Holdir neanche nelle notti più buie.
Con queste premesse Costanza Micciché ha tratteggiato il mondo di Holdir, che si muove in una terra aspra, dilaniata da guerre e bagnata dal sangue degli schiavi. La nostra protagonista non ci porterà per mano a scoprirlo: Holdir è dura quanto il ghiaccio delle vette più alte che attraverserà, ed è altrettanto fredda. Non si fida di nessuno, così le ha insegnato la vita. Si circonda di pochi affetti, ma per loro darebbe la vita. Insomma, non è una protagonista che si faccia benvolere fin dalle prime pagine. Ma non potremo fare a meno di seguirla e affiancarla nella sua epopea, in un viaggio lungo e insidioso, faticoso a tratti, ma che ci lascerà tanto.
Costanza ha scritto una storia che entra sottopelle di soppiatto. L'avventura di Holdir è lunga e intensa, a ogni pagina diventa sempre più coinvolgente. La storia si dipana con la lentezza necessaria, arricchita dal contorno della situazione geo-politica ricca di dettagli. I personaggi e soprattutto i dialoghi sono sempre credibili e mai banali o cliché.
Una delle cose migliori di questo libro è che si tratta di un romanzo queer del miglior tipo possibile: quelli in cui la tematica queer non è centrale. Non è un romance né una storia di scoperta del sé, ma semplicemente una storia in cui i personaggi queer esistono e vivono le loro vite senza il peso di essere queer, normalizzati al 100% (proprio come è stato nella mia amatissima Locked Tomb Saga sì).
Insomma, come avrete capito dal mio entusiasmo, è un libro che vi stra-consiglio.