Euterpe è una delle nove muse della mitologia greca, quella della musica. Zeno, musicista in eterna fuga, che si è appena trasferito nella città di S., la conosce bene. L’arte è un’amica capace di confortarlo e di guarirlo. Cosa accadrebbe, però, se la musa si trasformasse in una nemica, in una rivale misteriosa, dalla voce incomprensibile e dalla terribile forza seduttiva? Zeno lo scoprirà ascoltando la storia di Teresa, una donna scostante e amara. In un ritmo alternato di musica e silenzio, i due protagonisti metteranno a nudo le proprie ossessioni e le proprie ferite, rivelandosi con timore l’uno all’altra. L’arte può essere voce e silenzio, può essere espressione di vita o anche di morte. C’è un unico modo per cucire i lembi di ogni ricordo doloroso, per trasformare la musa da nemico invincibile a tenera amica, ossia abbandonare i propri fantasmi e concedersi all’amore.
Che dire: un concentrato di disgrazia e dolore, tristezza e amore. Difficile mettere tutto in così poche pagine. In certi momenti è così reale che non penso che sia narrativa ma vita vissuta.
Fare una recensione oggettiva di questo romanzo è praticamente impossibile, quindi mi limiterò a lasciare le mie impressioni sperando che possano essere d'aiuto. Premetto che sono divisa fra aspetti positivi e aspetti negativi, la somma dei quali mi ha portato a una valutazione al di sopra della sufficienza senza però punte di eccellenza.
Parto dagli aspetti positivi: il principale è la stesura elegante e poetica. La penna di Simona Lazzaro è come un bel sogno, il profumo delicato dei fiori. Alcuni passaggi sono persino belli da recitare ad alta voce (provare per credere). Risulta lampante il talento dietro la scelta minuziosa delle parole. Ho amato l'intensità delle emozioni e la profonda introspezione dei due personaggi principali. Zeno non ha molte particolarità se non la presenza di un fantasma che gli impedisce di andare avanti; una lode va alla trattazione accuratissima di Teresa e dei suoi disturbi.
Ora passiamo alle caratteristiche che mi hanno fatto storcere un po' il naso. Ripeto che le considerazioni sono totalmente soggettive. Per prima cosa, i wall of text. Non li sopporto, sono i miei peggiori nemici. Pagine intere senza capoversi o pochi. Mi indispongono e non danno respiro alle parole. Spero che il secondo romanzo abbia un po' più di respiro, perché è un vero peccato vedere gli aforismi soffocati e stretti tra loro. La seconda cosa che non ho gradito è la struttura del romanzo. La prima parte è la narrazione vera e propria con protagonista Zeno, mentre la seconda è una lunghissima lettera in cui Teresa si racconta in modo autobiografico. Ecco, la scelta della lettera mi ha pesato molto: non solo perché ha sostituito la narrazione - che ho preferito - ma ha fatto diventare il confronto fra i due personaggi passivo e quindi meno intrigante. Avrei preferito un confronto aperto; questa soluzione da parte di Teresa mi è sembrata un po' vigliacca, con tutto rispetto, e non credo avrei reagito nello stesso modo di Zeno.
Nel complesso Euterpe è un romanzo intenso e garantisce un talento ancora un po' acerbo ma pronto a grandi titoli in un futuro non troppo lontano.