Un evento esterno modifica improvvisamente il mondo attorno a noi, tutto cambia aspetto. Un bambino di sei anni attraversa il mutamento e lo legge con gli occhi delle sue fantasie. Un breve e nebuloso romanzo su una data impossibile da dimenticare.
Avrei preferito non recensire questo libro, ma poiché l'ho vinto con i giveaway di Goodreads mi sento quasi in obbligo a spiegare i motivi per cui non ho apprezzato la lettura di questo brevissimo romanzo. Da dove iniziare? Inizierei dalla trama se ce ne fosse una. Ecco ciò che succede nel libro:
Il racconto non è nebuloso, come c'è scritto nella sinossi, è del tutto incomprensibile. Vengono fatti accenni alla guerra in Vietnam (quindi al napalm), alla Union Cabride (quindi al disastro di Bhopal in India) e così ho pensato che forse l'autore avrebbe voluto parlare di sostanze tossiche, l'uccisione di innocenti, disastri ambientali e la conseguenza a breve e a lungo termine di questi gas velenosi. Se questo era l'intento dell'autore, beh, non c'è riuscito. Cercando informazioni su internet ho scoperto che Cafaggi voleva parlare del disastro di Seveso avvenuto nel 1976. Leggendo il libro non si capisce assolutamente dove volesse andare a parare e se non avessi trovato le informazioni non ci sarei mai potuta arrivare (anche perché non tutti hanno sentito parlare di questo disastro). Secondo me, Cafaggi ha scritto questo libro principalmente per se stesso perché il suo messaggio non arriva al lettore. Soltanto l'autore è capace di decifrare e dare un senso agli avvenimenti illogici del racconto.
Ho trovato questo libro in casa di un'amica che, appena aperta la porta, ha esordito dicendomi "Guarda, ho tra le mani un libro di merda, ma così di merda che non puoi tirarti indietro. È unico, fenomenale, una perla rara!" Non leggo spesso autori contemporanei, ancora meno chi si autopubblica, e di solito non lascio recensioni su goodreads. Stavolta farò un'eccezione per accontentare l'amica di cui sopra.
La prima cosa di Centosette che salta agli occhi sono gli errori. Il libro è così zeppo di refusi ortografici che sembra una fanfiction pubblicata su internet. Particolarmente comune è la trasformazione del nome "Saturnia" in "Saturina". Magari anche il personaggio ne ha viste a sufficienza. Non so se nel panorama delle autopubblicazioni cose del genere siano la norma.
Veniamo alla storia. Il protagonista è un'uomo di mezz'età perso per il mondo, una figura macchiettistica che ricorda quelle spesso interpretate da Silvio Orlando o Antonio Albanese. Stavolta il risultato è pessimo. In realtà quest'uomo ha sei anni, come l'autore preferisce spoilerarci sulla quarta di copertina. Il suo compito è di metter su famiglia, parte così per un viaggio costellato da situazioni e personaggi che sembrano tratti dal peggio che la rivista Urania, la letteratura pulp e la Beat Generation avessero da offrire.
Arrivato a metà libro mi rendo conto che l'autore non ha intenzione di arrivare da nessuna parte. Tutto è fine a se stesso e privo di valore letterario. La storia è brutta e inconcludente, i vari episodi sono piatti, banali e scontati, i personaggi con qualcosa da dire si contano sulle dita e hanno tutti la profondità di un cartone animato. Se potevano essere presenti più livelli di lettura, l'autore decide di non provare nemmeno a cimentarsi con la sfida, preferendo spiegare tutto molto platealmente sul suo blog. Scopriamo così che è tutta una metafora dei disastri chimici degli anni settanta osservati dal punto di vista dei bambini e improvvisamente Centosette diventa ancora più banale.
Una valida componente surrealista avrebbe forse potuto portare qualche fortuna ma è chiaro che manchino le capacità.
Alla fine della fiera l'unica nota positiva è costituita dal cognome dell'autore, che si presta molto bene a calembour botanici.
Centosette é un libro divertente e fantasioso, in cui traspare la scioltezza dell'autore nel lasciare la narrazione a srotolarsi in maniera apparentemente spontanea. Questa natura dona al lettore una rilassatezza paragonabile a quella data dall'ascolto di musica classica contemporanea, un trasporto che non fa stare del tutto tranquilli.
L'assenza di tensione narrativa, in cui gli ostacoli vengono tutti aggirati nel corso di poche righe, fa pensare a una favola per l'adulto che non vuole rinnegare il fanciullo interiore e non vede perché mai dovrebbe, visto che "l'orrore ha un volto, e bisogna essere amici dell'orrore," a ogni modo.
É un libro in sé piacevole, ma che rimane un po' troppo esoterico per essere seguito con attenzione. É interessante la narrazione ancorata sul centosette, la sfera nera, Andromeda e Cassiopea, come a rassicurare il lettore che le cose stanno solo mutando in terra mentre in cielo tutto resta fermo per fornirci un appiglio.
Un eccesso di autoritá di testa, di personaggi e attrezzeria, di metafore fuori tema e descrizioni non sviluppate toglie coesione al testo e lo rende effimero. Ma forse é questa la sua bellezza, mentre personalmente avrei fatto a meno della terminologia a tratti affettata che, accoppiata ad alcuni riferimenti colti, tradiscono una sospetta intenzione dell'autore a fare sfoggio della propria cultura rendendo il testo troppo 'scritto'.
Le promesse ci sono, e penso che Centosette si rivelerá per Stefano Cafaggi come il libro da cui per primo la sua voce unica avrá liberato i fraseggi piú autentici.
Le mie parti preferite sono state il capitolo del processo, con l'atmosfera ben resa dalle descrizioni tetre dei giudici, e poi il respiro alla Darth Vader del padre.
Centosette è un romanzo breve e nebuloso, proprio come dice la quarta di copertina, forse un po’ troppo nebuloso e non sempre si riesce a seguire e capire tutti i passaggi, ma basta una semplice visita al sito dell’autore per capire che in centosette c’è molto di più di quanto si riesce a cogliere alla prima lettura. Attraverso la forma della favola l’autore ha cercato di esorcizzare le paure di grandi eventi drammatici della storia recente, come il disastro di Severo, che da anche il titolo all’opera, e la guerra del Vietnam. Secondo me sarebbe stato meglio se l’autore avesse inserito una prefazione per preparare i lettore ai contenuti del libro sarebbe stato tutto più chiaro.
Una versione moderna e come la definisce l'autore stesso "nebulosa" del Piccolo Principe. Mi sentivo immersa nella stessa atmosfera irreale, nello stesso viaggio intricato.
Lo stile c'è ed è particolare, forse qualche chiarimento in più e un po' di editing avrebbero reso il lavoro meno astratto e più concreto.
E' uno squarcio nella mente di un autore che non vuole farsi comprendere più di tanto.