Ho tutto perduto, mi è rimasto soltanto l’onore e la vita» scrive Francesco I re di Francia alla madre, Luisa di Savoia, all’indomani della sconfitta di Pavia. Ha combattuto, e lo ha fatto valorosamente, ma nella sua sconfitta ha trascinato il fior fiore dell’aristocrazia del regno – i Bonnivet e i La Palice, i Tonnerre e i La Tremoille – lanciatasi al galoppo nella nebbia e finita massacrata in un carnaio acquitrinoso dove soldati di ventura di tutta Europa hanno assunto la funzione del boia: sudore e sangue, picche e coltelli, moschetti e alabarde... Il vincitore è l’imperatore Carlo V, fiammingo di nascita, spagnolo di adozione, ombroso di carattere, un fisico infelice, un’anima religiosa e insieme lacerata dai dubbi e dall’inanità della vita stessa. L’esatto opposto di chi, come Francesco I, è alto e forte, scrive poesie, ama la cultura e la bellezza, il rischio e la gloria. E infatti a Pavia Carlo V non c’era. Non si è mai mosso da Madrid e alla notizia della vittoria ha fatto celebrare una messa solenne. Ed è in Spagna che ora attende l’arrivo del suo prigioniero. Il re di Francia è nelle sue mani, anche la Francia, pensa, adesso è sua. In questo scontro di caratteri, da Jean Giono delineato magistralmente, c’è in controluce il definitivo tramonto di un mondo ancora cavalleresco e il venire alla ribalta dell’età moderna con il suo corteo di masse che si preparano a invadere la scena e di distruzioni di massa, di calcoli politici e di guerre di religione, di nuove classi sociali e di Stati assoluti. Costruito con il rigore dello storico, "Il disastro di Pavia" è opera però di un grande romanziere che si trova fra le mani non solo la più romanzesca delle storie reali, ma la possibilità di raccontarla avendo come sfondo e decoro quell’Italia rinascimentale che mai come allora è al massimo della sua gloria artistica e della sua debolezza politica. Tutti la vogliono, perché tutti ne rimangono sedotti e, nell’impossibilità di farvi fronte, con tutti i principi italiani, compreso quel principe della cristianità che è il papa, di volta in volta si alleano, per poi rivoltarvisi contro: un balletto di alleanze da cui alla fine l’intera penisola uscirà stremata.
Jean Giono, the only son of a cobbler and a laundress, was one of France's greatest writers. His prodigious literary output included stories, essays, poetry, plays, film scripts, translations and over thirty novels, many of which have been translated into English.
Giono was a pacifist, and was twice imprisoned in France at the outset and conclusion of World War II.
He remained tied to Provence and Manosque, the little city where he was born in 1895 and, in 1970, died.
Giono was awarded the Prix Bretano, the Prix de Monaco (for the most outstanding collected work by a French writer), the Légion d'Honneur, and he was a member of the Académie Goncourt.
Diantre! Quelle plume! Je ne connaissais pas Jean Giono mais je ne suis pas prêt de l'oublier! Il nous compte l'avant, le pendant, et l'après de la bataille avec un style unique et magnifique. On a jamais prit autant de plaisir à lire l'histoire d'une défaite française. Giono passe beaucoup de temps à décrire la mentalité de François Ier et celle de Charles Quint (ce qui explique pourquoi le premier est présent sur un champs de bataille et l'autre ne l'est pas), à démontrer dans quelle situation francois Ier était avant la bataille, quels sont les généraux qui entouraient les 2 adversaires, rien ne manque! Le siège de Marseille par Bourbon, prince félon, est magnifiquement conté. Quant à la bataille de Pavie, elle est riche de détails, certains assez morbides mais qui sont fascinants sur la manière dont meurent les grands capitaines français. Enfin, on arrive à la captivité de François Ier et des négociations avec Charles Quint et on est impressionné par tous ces revirements politiques et diplomatiques. Ce livre vieux de près de 50 ans en date de février 2020 ne semble pas avoir perdu de son piquant et reste très dénué de tout chauvinisme, ce qui en fait une très bonne lecture objective de cet événement majeur de l'histoire de France: lorsqu'un roi est prisonnier.