Il ruolo della Scuola oggi è più importante che mai. In un mondo altamente diseducativo, improntato alla superficialità e al disimpegno, che esalta l'immagine a scapito dei contenuti, occorre che l'insegnamento si evolva ispirandosi anche alle più moderne tecniche di comunicazione, di problem solving, di elaborazione creativa... In questo manuale troverete suggerimenti, riflessioni, strategie e consigli pratici, che spiegano con esempi reali e puntuali tutto ciò che un insegnante oggi deve sapere per sviluppare una nuova didattica, che non miri all'insegnamento di pure nozioni, ma all'educazione nel suo più alto significato (da ex ducere: «tirare fuori» il meglio dall'allievo). Tra gli argomenti trattati: come affrontare e gestire le classi; come impostare il rapporto insegnante-alunno: leggere il linguaggio del corpo; strategie per acquisire autorevolezza; come motivare gli alunni e catturarne l'attenzione; affrontare i problemi di disciplina per recuperare i ragazzi e le classi difficili.
Ho cominciato ad insegnare il 20 ottobre, la mia prima esperienza.
Prima della convocazione, ero stata dalla mia libraia di fiducia e le avevo chiesto un manuale per insegnanti. Elisa, gentilissima come sempre, mi ha tirato fuori questo. E ho cominciato a leggere.
Ammetto di essere entrata in classe la prima volta facendo più o meno il contrario di quello indicato nel libro. Non perché ci abbia pensato ma è la mia natura. Da allora la lettura è stata difficoltosa.
So di essere una minoranza ma questo libro non offre consigli pratici di nessun genere. Mi son letta il capitolo sui voti prima di cominciare il mio primo giro di interrogazioni e non ho trovato niente che potessi spendere in classe su come valutare. Questo perché, a mio parere, il libro soffre di un difetto enorme: l'utopia. Nonostante l'autrice insegni da trent'anni, ciò che lei ha in mente è una scuola talmente perfetta e inclusiva che non diverrà mai realtà. Parlare, accompagnare, educare alla vita... Bei propositi, ma persi in un mondo in cui i ragazzini non possono nemmeno correre a ricreazione.
Il capitolo sei, Si può insegnare a vivere?, è una collezione di discorsi prestampati su alcune parole chiave come rispetto, fatica, valori, dignità, felicità... Come se uno dovesse impararli a memoria e poi tirarli fuori al momento opportuno.
Che poi, il discorso sui fogli ad anelli rinforzati... Che evitano la fatica... Li uso sempre anch'io per evitare la seccatura che si rompano. Quando si hanno tantissimi fogli in un raccoglitore, poi, sono una benedizione. Capisco che non bisogna educare i ragazzi ad avere tutto pronto, ma neanche costringerli a ricopiare interi fogli perché si son rotti i buchi. Mi sembra veramente una punizione ingiusta.
Non so, da tutti i commenti positivi che c'erano mi aspettavo qualcosa di più pratico ed efficace. Peccato.
Prontuario per insegnanti in erba, ha alcuni spunti utili. Alcune parti sono a mio parere eccessivamente colpevolizzanti nei confronti del docente: quando ad esempio l'autrice sostiene che un docente timido debba cambiare lavoro sta evidentemente generalizzando troppo; quando invece insiste sulla necessità di avere sempre"tutto sotto controllo" dimentica che a impedirlo è la scuola stessa, per come è organizzata.
Qualche tema interessante e anche qualche buon consiglio. Ma troppe recriminazioni contro i governi (che mettono poche risorse) la società (troppo edonistica e priva di valori) le aziende (interessate - incredibile - al loro profitto) i genitori (che non educano). Il tutto diluito in uno spazio ben più ampio di quello itile e necessario
Un buon manuale per orientarsi in un lavoro difficile. Ho apprezzato la lunga esperienza sul campo dell'autrice e una visione educativa dell'insegnante che troppo spesso nell'ambiente scolastico si perde in un mare di disprezzo e indifferenza per studenti, genitori, alunni. Aiuta a riscoprire i ragazzi con cui lavoriamo ogni giorno come persone piene di valore e quello che facciamo come profondo, capace di fare la differenza. Ho trovato tuttavia che l'autrice intenda la professione come una vocazione e una missione, dunque chieda tantissimo a chi si appresta a cominciare, francamente troppo, invitando chi non si sente preparato a fare altro: pur con tutta le delicate responsabilità che comporta, é un lavoro che si sceglie anche per vivere, come qualsiasi altro, e non tutt* hanno il privilegio di evitare un'opportunità sicura e remunerata se se ne hanno i requisiti. Sebbene ben scritto e in un certo qual modo attento alle diverse sensibilità, animato da riflessioni e valori condivisibili, in grado di ispirare, grassofobia e sessismo purtroppo non mancano e compromettono un lavoro altrimenti apprezzabile: "Se esce la notizia di un ragazzo sovrappeso che si suicida, non aspettate la lezione programmata per parlare di educazione alimentare..". Ah, non di bullismo, pressione sociale, fat shaming, costruzione di un'autostima che non dipenda dalla forma del corpo?
Questo è un libro dalla parte dei docenti, ma anche e soprattutto dalla parte degli studenti. Isabella Milani (il nome è uno pseudonimo) è un'insegnante di scuola secondaria di I grado e ama il suo lavoro. Lo ama tantissimo, come capirete leggendo questo libro; ciò nonostante, lo osserva con sguardo lucido e disincantato, offrendo ai lettori uno spaccato realistico del mondo della scuola, così sincero che appunto preferisce rimanere nell'anonimato. Per contattarla, del resto, c'è il suo blog (https://professoressamilani.it/, un tempo http://laprofessoressavirisponde.blog...). La professoressa Milani è una di quei (tanti) docenti motivati dall'insegnamento, desiderosi di fare del bene ai "ragazzi", a costo di sacrificarsi. Sì, perché la scuola - per i docenti - è sacrificio; se non lo si sapesse per esperienza diretta, lo si intuirebbe dall'insistenza con cui l'autrice del manuale incita i colleghi a studiare e aggiornarsi, e ad essere sempre a disposizione dei giovani. Il libro ha infatti alcune tesi fondamentali: la carriera di docente dovrebbe essere intrapresa solo in seguito a un reale desiderio di insegnare; la scuola è cambiata e bisogna adeguarsi; gli alunni che si comportano male spesso sono vittime incolpevoli dei loro problemi familiari e bisogna capirli e ascoltarli. Milani è dalla parte degli alunni, sempre; forse un po' troppo. A loro trasmette quotidianamente i valori in cui crede (che, in una parte del manuale, ripropone anche a noi come se fosse una lunghissima lezione); pensa fortemente che il dovere della scuola sia continuare il compito educativo già iniziato dai genitori. Su alcuni punti ci sarebbe da dissentire; se Isabella Milani riscrivesse oggi qualche capitolo del suo libro (l'edizione che ho letto è del 2014) forse lo comporrebbe in maniera diversa, perché lockdown e DAD hanno cambiato molte cose. Chi trarrà maggiore beneficio da questo libro? I giovani insegnanti, certo; ma anche chi nella scuola non è, perché finalmente saprà come vanno le cose al suo interno.
Un libro molto utile per chi, come me, è alle prime esperienze come insegnante. Io personalmente insegno inglese in una scuola privata da circa 1 anno e mezzo e in questo libro ho trovato una conferma di molte supposizioni o impressioni maturate durante questi mesi. Ad esempio vi si insiste molto sull’importanza e sulla consapevolezza del linguaggio del corpo e della preparazione quasi “teatrale” che un insegnante deve possedere per arrivare a mandare messaggi senza nemmeno aprire bocca (risparmiando fiato prezioso e soprattutto tempo), un aspetto veramente importantissimo ma sul quale nessuno ti prepara, tanto che io ne ero totalmente e allegramente inconsapevole prima di iniziare e mi sono ritrovata a dover allenare su questi aspetti proprio per mantenere l’attenzione dei miei studenti su di me. È stato bello sentire che non sono l’unica ad aver avuto problemi di questo genere! Non concordo proprio su tutto quello che la professoressa dice perché in alcuni punti vi ho trovato anche un po’ di pedanteria, come nel capito sulle riflessioni sulla vita da proporre ai ragazzi o sul capitolo per la gestione dei ragazzi difficili che non offre nessuna vera strategia, però lo consiglierei comunque a chi inizia a lavorare per creare il giusto “mindset” per entrare in aula e sconfiggere l’insicurezza
Consigliatissimo a chi vuole diventare insegnante ma anche a chi lo è già. Sarà perché condivido praticamente in toto la visione dell'autrice sul mondo della scuola, la figura dell'insegnante, gli studenti di oggi e la società contemporanea, ma mi sono ritrovata ad annuire vigorosamente durante tutta la lettura. Anche nelle parti in cui riconoscevo i miei errori come insegnante alle prime armi. Ho trovato molti spunti di riflessione davvero interessanti da approfondire autonomamente. Non si può pensare di trovare soluzioni veramente pratiche in un libro; d'altra parte è anche vero che questo testo è lontano anni luce dai manuali di didattica, troppo teorici, che molto spesso vengono consigliati nei corsi universitari per i futuri docenti e/o nei corsi di aggiornamento. L'unica pecca che trovo è la ripetitività in certi tratti, ma, come si suol dire, repetita iuvant.
Bel libro, scorrevole, colloquiale e soprattutto scritto da una docente, non da una presunta tale. Pone l’attenzione su problemi e situazioni reali che capitano ogni giorno in qualsiasi scuola, ma anche nei rapporti docente-docente, docente-dirigente, docente-alunno, docente-gruppo classe, docente-genitori e docente-personale ATA, dando sempre spunti e consigli pratici per TENTARE di risolvere determinate situazioni.
A tratti demoralizzante in quanto l’autrice risulta brutalmente reale senza peli sulla lingua ne giri di parole.
Consigliato a tutti i docenti, ad aspiranti tali, sia nuovi che con esperienza.