Questo è un volume smilzo, ben curato, compresa la prefazione di Eleonora Marangoni; se si escludono le pagine di sinistra, quelle relative al testo originale, sono una settantina ma significative. La prima metà delle pagine sono costituite da singole frasi, frammenti, annotazioni tecniche che via via si faranno stranianti.
Albertine workout, esercizi di definizione.
”Alla ricerca del tempo perduto” è semplicemente il libro più bello del mondo, per Anne Carson.
Può essere, può non essere, ciascuno di noi ha, non uno, ma quella decina, ventina, trentina di libri pressanti; ad ogni buon conto “Alla ricerca del tempo perduto” può esser letto solo se non sei alla ricerca del tempo perduto. Se sei catafratto, se sei piacevolmente adagiato, se sei capace di leggere per piacere, senza farti atterrire. Se sei Albertine.
Frammento 4: «Albertine è presente in 807 pagine del romanzo di Proust».
Frammento 5: «In almeno il 19% di queste pagine, dorme».
Frammento 8: «I problemi di Albertine sono (secondo il punto di vista del narratore)
a) il mentire
b) il lesbismo
(dal punto di vista di Albertine)
a) vivere imprigionata nella casa nel narratore».
Frammento 23: «Il volto di Albertine dal davanti è dolce e bello ma di lato ha un aspetto diverso, un naso aquilino che riempie Marcel di orrore. Lui vorrebbe prenderle la faccia e riposizionarla».
Frammento 30: «La risata di Albertine ha il colore e il profumo del geranio».
Nella seconda parte del testo si entra più ampiamente in alcune scene, tra vita e opera. Ne La fuggitiva (o Albertine scomparsa), penultimo volume de La Recherche, il narratore si reca in viaggio a Venezia con sua madre, per una serie di circostanze - ‘originalità alquanto artificiosa nella scrittura di Gilberte’ ed errore dell’impiegato della poste -, gli viene viene recapitato un telegramma:
Amico mio voi mi credete morta,
perdonatemi, sono vivissima,
vorrei vedervi, parlare di matrimonio, quando tornate?
teneramente.
Albertine.
Ma non si tratta di Albertine bensì di Gilberte. Il narratore ci fa anche notare che lo avevano avvertito di quanto funzionasse male il sistema telegrafico a Venezia, tuttavia non ci descrive temporalmente come avvennero le cose, con tutto l’evidente subbuglio; egli parla dal ‘già avvenuto’, scrive di come un errore che aveva il potere di resuscitare Albertine (morta cadendo da cavallo) abbia generato tutta una serie di pensieri sul fatto che Albertine, viva o morta, in lui già da tempo non esiste, non come sentimento, non come figura palpitante, e se esiste come memoria ha fatto la stessa fine di Gilberte, è entrata nel meccanismo dell’oblio.
«Il mio amore per Albertine non era stato che una forma passeggera della mia devozione alla giovinezza» […] «Il nostro amore della vita non è che una vecchia relazione di cui non sappiamo liberarci».
Proust bluffa, bluffa spesso. Nella parte finale de La Recherche - scritta prima e non rivista - diventa malinconicamente Venezia, entra in Thomas Mann, ci sono toccanti pagine in cui ascolta ‘O sole mio’ dalla voce di un musicante, « Sole mio, proclamato in quel modo, davanti ai palazzi inconsistenti, finiva di sbriciolarli e consumava la rovina di Venezia. Assistevo alla lenta realizzazione della mia infelicità...».
Nabokov, che riteneva La Recherche tra i tre massimi capolavori del Novecento, con La metamorfosi di Kafka e L’Ulisse di Joyce [e “L’uomo senza qualità” e altri ancora, questo lo dico io :)] nei suoi corsi si soffermava sui primi due volumi, come se fossero autosufficienti, esteticamente conchiusi. Proust ci comunica in che modo possiamo un po’ morire attraverso connessioni mentali e queste connessioni attraverso Albertine si fanno sfibranti. Albertine è un trattato di gelosia. Di grandiosa nevrosi sulla gelosia.
«Albertine costituisce un’ossessione romantica, psicosessuale e morale per il narratore del romanzo», scrive Carson.
Nabokov, forse [forse] preferisce fermare l’immagine di Albertine con un berretto sportivo che a piedi conduce una bicicletta sulla sabbia della spiaggia, la prima immagine che tornerà nei ricordi del narratore.
Scrive Anne Carson:
«Proust usa ‘le bluff’ tre volte, in interazione tra Albertine e Marcel. Marcel sottolinea la differenza tra bluffare a poker e bluffare in amore, ossia: una partita a carte avviene durante il presente e tutto ciò che importa è la vittoria. Mentre l’amore arriva fino al passato al futuro e alla fantasia; la sua sofferenza consiste nell’ipotizzare in questi reami tutto ciò che è celato dal bluff».