Di citazioni di Grossman è tappezzata tutta la blogosfera. Non mi sono mai degnato di leggerle, certo, ma da un autore così acclamato ci si aspetta un certo grado di commercialità, no? Eh no, non è così.
Perché si comincia a scrivere una storia? Perché si ha una storia da raccontare, presumo. In questo caso la storia sembra non esserci per la metà del libro: c'è Aharon che non cresce, né fisicamente né caratterialmente, mentre le persone che ha attorno cambiano. Detto così sembra il Peter Pan degli ebrei. Leggendo la quarta di copertina sembrerebbe addirittura avere a che fare con Dedalus di Joyce, che però non ho ancora letto e quindi non so quanto possa essere ingiusto come paragone.
Dicevo: la storia è un canovaccio molto debole che si fa vedere ogni tanto, in un mare di parole senza fine, perché sì, la grammatica interiore del titolo non è una cosa a caso, c'è davvero una grammatica interiore, ma davvero?, sì proprio così, è così interiore che Grossman non è stato in grado di esplicitarla, gli è rimasta dentro, un'indigestione, ecco cos'è, e poi esplode, esplode e ti travolge, un fiume di parole e frasi e periodi che non hanno fine, puff, cambia argomento, no era una finta, parlavamo di questo fiume di parole che ti travolge e che continua per pagine e pagine, non azzardarti a distrarti perché perdi il filo, scemo, ma che dici, qui ci starebbe bene un punto, eh no, a Grossman di punti gliene hanno dati pochi, è parsimonioso lui, sa che non ci sono abbastanza virgole nel mondo e ha voluto creare un nuovo record, credo ci sia riuscito, poi magari neanche si degna di rileggere perché quello che scrive è arte, gli viene così, con grazia, poesia pura, la musa di Aharon, che magia, un fiume che ti travolge, senza fine, come la vita, la vita ferma di Aharon, le vite degli altri, chissà che faranno poi, voglio dire dopo che il libro è finito, chissà se anche loro tirano un sospiro di sollievo perché finalmente possono tornare a respirare ché si sono liberati di questi periodi immensi.
Che poi la cosa odiosa è che dopo questo fiume di pseudo flusso di coscienza (pseudo perché non è sempre chiaro di chi sia, a volte sembra dell'autore stesso, a volte di Aharon, a volte di tutti i personaggi che ha intorno, a volte sono anche solo dialoghi o azioni che scrivere normalmente pareva troppo banale, quindi più in generale è un insieme di parole a caso riguardante un po' tutto) — dicevo, dopo aver chiuso un capitolo, riprende il successivo in maniera chiara, con calma, e tu ti illudi che è la volta buona che gli hanno insegnato ad andare a capo e a mettere qualche punto qua e là. Eh no. Ti frega e ti ritrovi con le lacrime agli occhi perché non c'è un punto neanche a pregarlo, se ti distrai rischi di dover ricominciare da capo perché non c'è un rientro di paragrafo che ti dica: "Ehi, tranquillo, suppergiù eri qui, ricomincia con calma, andrà tutto bene".
Ma poi mi dico, forse è il suo stile. Lo stile, certo! Non dev'essere per forza chiara la narrativa, non dev'essere per forza commerciale, magari è un autore ermetico, magari vuole trasmettere qualcosa attraverso la difficoltà di lettura e comprensione. Magari sono esasperato perché era quello che voleva Grossman, quindi va bene così. Magari. No, seriamente, voglio credere che questo sia uno stile. Non capisco cosa ci sia di bello nell'essere così ermetico e pesante e confusionario, ok, e non capisco come un editore possa aver letto questa roba e aver deciso che valeva la pena pubblicarla, ma...
Perché sapete, a me ogni tanto viene il ghiribizzo di prendere qualche testo incredibilmente noioso e illeggibile pubblicato da un autore famoso, cambiare il nome dei personaggi e dei luoghi e così via e proporlo allo stesso editore che ha pubblicato il romanzo originale presentandolo come una cosa mia. Può darsi che una volta arrivi a farlo davvero, ma sono sicuro che l'editore rifiuterebbe seduta stante, senza accertare la sensazione di déjà vu che lo attanaglia da pagina tre (anche perché non ci arriverebbe).
No, ok, sono un po' ingiusto e un po' esasperato, e in fondo ho messo due stelline e non una perché non fa proprio così schifo. Alcune parti scorrono bene, quando il flusso ha un senso non è difficile seguirlo, ad Aharon un po' ti ci affezioni e nel complesso la storia in sé per quanto misera non è così terribile.
Se solo fosse sempre così, se solo nella sua interezza fosse stato degno di essere scritto/pubblicato/letto, forse mi sarebbe piaciuto di più.
Leggerò qualcos'altro di Grossman? Eh no.