Conosciuto come un frammento, una favilla splendente e famosissima del magico universo delle “Mille e una notte”, “Le avventure di Sindibàd il marinaio” nasce invece come un racconto autonomo, entrato solo più tardi a far parte del composito mondo della celebre raccolta: risale infatti alla metà del IX secolo e appartiene dunque a un repertorio novellistico di età anteriore a quella di formazione delle “Mille e una notte”. L’ignoto e l’inutile, l’avventura e il guadagno, la conoscenza e la prosperità si fondono nei sogni di Sindibàd e dei tanti mercanti come lui che popolano la vasta geografia dei suoi viaggi, che si incontrano, cerimoniosi e ciarlieri, avidi, idealisti e astuti nelle infinite isole dell’Oceano Indiano come nella familiare piazza di una città araba. La ricchezza e lo stupore sono i due tesori che Sindibàd insegue e snida nella natura del suo luminoso Oriente. Natura che è insieme reale e fantastica. E la ricchezza è in fondo il punto d’arrivo che la mentalità del Medioevo arabo gli ha assegnato: ogni volta riconquistata, pur se ogni volta abbandonata e perduta.
Simpatiche tutte queste avventure (e disgrazie) per mare del nostro protagonista, a cui ne capitano di tutti i colori ma non demorde e continua imperterrito a sfidare la sorte - che tra l'altro gli arride sempre, e anche abbondantemente. Morale: Se sei tremendamente fortunato, poi ricordati di condividere.