Ci sono spazi vuoti che vanno rispettati
Gli spazi vuoti la fanno da padrone in questo romanzo, che è una storia di una delicatezza disarmante.
È la storia di una vita, o due. È un romanzo su cosa sia l’amore, l’affetto, la quotidianità. Soprattutto, su una vita condivisa quasi in 3, due donne e il loro lavoro.
Jonna e Mari condividono un villino su un’isola e un edificio dove ci sono i loro studi. Due vite dedicate all’arte. Due persone con un carattere non semplicissimo, soprattutto perché diverso. La loro diversità, che a volte sfocia in piccole gelosie e discussioni o incomprensioni, non diventa mai un problema, però.
L’amore è una questione di spazi, qui. Di quanto ne viene lasciato all’altro, di quanto bisogna essere capaci di condividere senza invadere.
La narrazione è uno spettacolo. Di una delicatezza estrema. Minimalista, dicono, lo stile di Tove Jansson. Sì. Però io direi più: essenziale. È un andare a togliere tutto il superfluo, che del resto non viene mai esplicitato nemmeno nei discorsi di Mari e Jonna. Non c’è bisogno di dire o spiegare le cose.
All’inizio non capivo molto il nodo del romanzo, cosa volesse veicolare l’autrice. Poi, mano mano che le pagine mi prendevano, non ho più saputo fermarmi. Davvero un romanzo bellissimo.
Concludo con un pensiero personale: sinceramente, quanto di autobiografico o meno ci sia nella vicenda, per me non è importante. Anche fosse tutto inventato, resta di una bellezza incredibile. Mica si può sempre giudicare i libri dalla vita di chi li scrive… (Tove era grandissima e avantissimo).
Uno stralcio per farvi capire, dal capitolo Fuochi d’artificio.
(Mari riceve una lettera da una fan, Linnea, che ha una vita tristissima. Jonna e Mari discutono su cosa dia significato all’esistenza).
«Non fare quella faccia preoccupata, forse anche la tua Linnea ha visto i fuochi e si è tirata un po’ su.» «Lei? Guarda su un cortile tetro, perché la vista sul porto è capitata alla vicina…» «La vicina?» «Sì, una che non fa che dirle cosa deve fare, come vestirsi, che cibi comprare, come fare la dichiarazione dei redditi, eccetera, eccetera.» «Davvero?» ribatté Jonna. «Curioso. Io ci vedo parecchio affetto in tutto questo (…)»
[…]
«(…)Domani vai in posta?» «Sì, vuoi che ritiri i tuoi pacchi?» «Li ritiro io più tardi, sono troppo pesanti. Potresti però magari fermarti a prendere un po’ di formaggio e pomodori e il detersivo? E la senape. Ti ho fatto la lista. E copriti bene, dicono che domani va a meno dieci. Non perdere il biglietto e sta attenta per strada, sarà molto scivoloso.» «Sì, sì», disse Mari. «Lo so, lo so.» Attraversando la soffitta , si fermò come al solito a guardare il porto e rivolse un pensiero distratto a Linnea, che non sapeva niente dell’amore.