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Teatro naturalistico II: Predatori - Signorina Julie

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La Signorina Julie è l’opera più celebrata e perfetta di quel breve periodo, straordinariamente fecondo, 1886-1888, in cui Strindberg si avvicinò al naturalismo teatrale. In Predatori, Strindberg aveva dato voce a un antifemminismo stridente, che si opponeva al patto tacito fra il naturalismo e le buone cause, quale ancora valeva per Ibsen e Zola. Ma con la Signorina Julie la ricerca va molto più in là: ora è al centro della scena il miasma erotico stesso, che invade una notte di san Giovanni. Fra la «signorina» Julie e il domestico Jean si stabilisce una tensione sessuale intrecciata alla relazione servo-padrone. È una partita crudele di provocazioni, che finisce nell’orrore. Eros, rancore e sopraffazione sono qui le potenze di cui Strindberg registra le minime vibrazioni. E i personaggi stessi, più che figure autosufficienti, sono concrezioni psichiche che si scontrano, con effetti di stupefacente modernità, e spezzano dall’interno la cornice naturalistica. «Le mie anime (caratteri)» scrisse Strindberg nella prefazione alla Signorina Julie «sono mescolanze di stadi culturali passati e presenti, brani di libri e di giornali, pezzetti d’uomini, lembi di abiti da festa ridotti a stracci, così come le anime stesse sono rattoppate».

219 pages, Paperback

First published January 1, 1982

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About the author

August Strindberg

1,996 books791 followers
Johan August Strindberg, a Swede, wrote psychological realism of noted novels and plays, including Miss Julie (1888) and The Dance of Death (1901).

Johan August Strindberg painted. He alongside Henrik Ibsen, Søren Kierkegaard, Selma Lagerlöf, Hans Christian Andersen, and Snorri Sturluson arguably most influenced of all famous Scandinavian authors. People know this father of modern theatre. His work falls into major literary movements of naturalism and expressionism. People widely read him internationally to this day.

https://en.wikipedia.org/wiki/August_...

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Profile Image for Hermann Nitsch.
55 reviews1 follower
April 14, 2026
Se "La signorina Julie" mantiene una struttura drammaturgica interessante e, con il famoso [probabilmente solo per gli addetti ai lavori] monologo conclusivo si rende memorabile, "Predatori" cala drasticamente atto dopo atto (i più interessanti dal punto di vista della costruzione del contesto, dei personaggi e del ritmo sono proprio i primi due, aggiunti al testo "Camerati" in un secondo momento) in un rigagnolo arido di ripetizioni e sbrodolature che conduce a un finale dispersivo e vuoto.

In un segmento di vita in cui la misoginia del maschio medio mi è esplosa in faccia più del solito, quattro cose mi hanno tenuta nella lettura senza sboccare o dare fuoco alle cose:
1. fai scrivere a un sessista un testo teatrale lasciandolo libero di esprimere quello che pensa e avrai il testo perfetto per bucare il patriarcato - in oltre ho colto finalmente a pieno il senso registico di "tradire l'autore" su cui rimugino da almeno un anno e mezzo [grazie Strindberg]
2. se hai la forza di guardarlo con sano distacco, il piagnisteo no-sense degli uomini che odiano le donne fa veramente ridere
3. [vedi punto 1.] "La signorina Julie" esprime in maniera puntuale, e soprattutto autentica, il terrore panico del maschio medio verso l'esorbitante femminile e come l'esorbitante femminile si trasforma, o viene trasformato, in mostruoso femminile
4. l'intersezionalità che emerge dalla penna inconsapevole di Strindberg tra questioni di genere e classe: Julie, figlia di un conte, muore comunque di patriarcato

Qui il monologo di Julie:
Tu credevi che io non sopportassi la vista del sangue! Così debole, mi credevi. Oh… il tuo sangue, il tuo cervello vorrei vedere su quel ceppo! Tutti quelli del tuo sesso vorrei veder nuotare nel sangue!… Credo che potrei berci, nel tuo teschio… vorrei bagnarmi i piedi nel tuo torace… potrei mangiarmi arrosto il tuo cuore… tu mi credi debole… tu credi che io ti ami… perché il mio ventre ha desiderato il tuo seme… tu credi che io voglia portare sotto il mio cuore la tua genia… e nutrirla col mio sangue… partorire tuo figlio e assumere il tuo nome. Ma come ti chiami tu veramente? Sai che io il tuo cognome non l’ho mai sentito? Ma ce l’hai tu un cognome? Scommetto che non ne hai neanche uno. Ah, ecco come dovevo chiamarmi: signora Portineria o Madame Pattumiera. Cane col mio collare… schiavo col mio stemma sui polsini!… Io, spartirti con la mia cuoca… io, avere come rivale la mia serva… oh, oh, oh, tu mi credi vile, e pensi che voglia fuggire… invece no… ora rimango! E s’abbatta pure il fulmine! Mio padre torna, trova la scrivania scassinata… il suo denaro scomparso… allora suona il campanello, quel campanello… due volte… per il cameriere… e manda a chiamare la polizia… e allora io dico tutto! Tutto! Che bello farla finita. Purché finisca. E poi a lui viene un malore… e muore. E per noi è la fine! E allora viene la pace… il silenzio! La quiete eterna! E lo stemma di famiglia si schianta contro il catafalco… e la stirpe dei conti è stroncata… e la razza dei servi trasloca all’ospizio dei trovatelli e conquista allori fra le fogne, e finisce nelle galere!
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