Éste es un libro de viajes móviles e inmóviles. De observaciones, divagaciones y obsesiones. Deimpresiones inmediatas y rápidas o, por el contrario, maceradas durante largo tiempo. Contemplaremos el Grünewald de Colmar. Y la catedral de Estrasburgo, lugar criptado e iniciático. Pero también el retrato de una mujer anónima; Rembrandt en la Morgue; la Maja de Goya y las chiquillas durmientes de Kawabata; Leopardi y Teresa de Jesús; Abelardo y Eloísa; y una larga meditación sobre los Salmos y la plegaria. Seremos partícipes, asimismo, de unas notas tomadas con ocasión del cincuentenario de la guerra civil española. Como siempre, no hay lugar en el mundo al que Ceronetti no aplique su monóculo melancólico. Y no hay lugar en el mundo que podamos ver del mismo modo después de su mirada.
Guido Ceronetti è un poeta, filosofo, scrittore, giornalista, drammaturgo italiano. Uomo di erudizione e di sensibilità umanistica, ha cominciato nel 1945 a collaborare con vari giornali; la sua presenza sul quotidiano La Stampa ebbe inizio nel 1972 e continua tuttora. Nel 1970 ha dato vita al Teatro dei Sensibili allestendo, insieme alla moglie Erica Tedeschi, spettacoli itineranti con le sue "marionette ideofore". Amico di Emil Cioran, quest'ultimo gli ha dedicato un capitolo di Esercizi di ammirazione pubblicato in Italia nel 1988. Nel 1981, all'uscita del primo libro tradotto in italiano di Emil Cioran (Squartamento), presso Adelphi, Ceronetti scrisse la prefazione definendo lo scrittore rumeno-francese "squartatore misericordioso". Di rilievo la sua attività di traduttore, sia dal latino (Marziale, Catullo, Giovenale, ecc.), sia dall'antico ebraico (Salmi, Qohèlet, Libro di Giobbe, ecc.). È noto per essere un acceso sostenitore del vegetarismo. Nel 2012 è stato insignito del premio "Inquieto dell'anno" con cerimonia avvenuta il 2 giugno 2013 nell'auditorium di santa Caterina a Finale Ligure
Ascetiche divagazioni, dissertazioni mistiche, meditazioni artistiche: sono parole profonde e magiche, che studiano l'assoluto e il tragico, quelle contenute in questo enigmatico testo di Ceronetti. Il filologo scritturale scrive “vedo la carne sospesa all'anima”, il poeta riflette che la poesia oscura “vuole penetrare al di là della disonesta frattura del visibile e del finito”. Questa sua convinzione discende dall'idea che noi esseri umani “più gridiamo frattura, più armonia provochiamo”. Le tematiche trattate nei diversi capitoli vanno a costituire una rassegna molteplice di sguardi e tracciati: la pittura di Grunewald, le costruzioni sacre, Van Gogh, Rembrandt, i reperti classici e le fotografie bianco e nero; Kawabata e l'eros, Teresa d'Avila, Abelardo e Eloisa, l'amore mistico e la preghiera, l'angoscia e il caos; Rimbaud, la guerra civile spagnola, le catastrofi della natura e della storia. In tutto questo, l'autore indica nel vuoto e nell'attesa la specificità umana, il nudo, l'esausto, il privo, la caratteristica essenziale della nostra umiltà, il nostro restare vicino al suolo, alla terra. Scrive Ceronetti che sentiamo dentro un pugno di suoni affannati, e veniamo continuamente aggrediti dalle tenebre; la nostra anima è deserto imperfetto e inguaribile, ma molto amore si trova nei sentieri dell'angoscia.
”Non cercavo qualcuno, seguivo una lampada che mi rischiarava la mano”.
molti ricorderanno il 2018 per cose forse più importanti della morte di un uomo, soprattutto per quella di uno scrittore dimenticato e perduto, di un esploratore di cloache letterarie, di un antimodernista pieno di idiosincrasie puerili e ridicole, di un traduttore di salmi, di una anoressico ossessionato dai temi della distruzione e della apocalisse. io sento che lo ricorderò anche per lui, perché mi è mancato una specie di amico, anche se non l'ho mai conosciuto. ricordo una sera di qualche anno fa, in un inverno quasi lontano, passeggiavo lungotevere e scorgevo il profilo inesorabile della basilica di san pietro e avevo questo suo libretto in mano. coincidenza, leggevo quel saggio che parla della cattedrale di Strasburgo, di arenaria rossa e imperfezione sublime perché munita di una sola guglia in segno di "lutto" o di "preghiera orientale", non sa specificarlo ma ne rimane, come sempre, affascinato. E mentre parlava con quel suo tono inconfondibile e iconoclasta, con quel furore di angelo caduto, del tragico che vi è nell'architettura, di quanto sia difficile e sublime afferrare il tragico architettonico (dice un verso di Bolano, la passione è geometria che cade nell'abisso), di quegli operai che portavano a compimento un'impresa senza cedere a nessun altra identità (perché nella doppia identità vi è una sorta di salvezza, nessuno uomo è solo una cosa, nessun ferroviere è solo un ferroviere), dediti solo al loro lavoro ("quegli operai erano veri attori tragici, e sulla scena del cantiere sacro la vocalità drammatica si concentrava nel movimento silenzioso delle cazzuole, dei compassi e dei fili a piombo. Attori tragici senza pubblico e maestri di pensiero senza accademia"), io viaggiavo nel tempo. La fatica trascendente assorbiva integralmente le loro energie, certo non dovevano essere felici, il grado della loro felicità doveva essere pari allo zero, tanto che quel mestiere così autentico "non lasciava buchi per la malinconia". come lessi avidamente quelle pagine! E mi ritrovavo al cospetto della chiesa più famosa della cristianità, che ora si stagliava davanti ai miei occhi, nuda nella sua perfezione. così diversa dalla cattedrale di Strasburgo. eppure, nonostante quella sontuosità e quello spreco, sentivo il tragico architettonico, il tempo me lo restituiva come un lamento di membra e un nodo in gola, un sentimento che avevo avvertito altre volte nella vita e non avevo saputo chiamare, dargli un nome. Quella malinconia di cui erano stati privati quegli uomini-operai, guidati da una trascendenza che non sapevano decifrare, era intrappolata in quei marmi e ora si trasfondeva, per concessione celeste e per sapienza letteraria, nella mia anima, nei miei occhi e nel mio corpo. davanti a una chiesa e un colonnato. Guido Ceronetti sapeva dare un nome ai miei sentimenti. Addio, amico mio.
Una mitad del libro no la he entendido, un cuarto no me ha gustado y otro cuarto está muy bien. Le pondría un 2,5 pero me revienta cuando la gente puntua sin entender un libro así que no cometeré ese error, pero no lo recomiendo.