"Condom" è la storia di Dario e hanno trent'anni, stanno insieme, forse no; lui ha i dreadlock, lei è nigeriana e molto bella; lui è gentile e accomodante, lei è brusca e concreta; entrambi lavorano per Medici senza frontiere. Distribuiscono preservativi e brochure informative su malattie e gravidanze indesiderate alle ragazze che arrivano dalla Nigeria e che si prostituiscono nella campagna intorno a Castelvolturno. in realtà Condom è la storia di Domenico Starnone, invitato da Medici senza frontiere ad andare a Monrovia, in Liberia, per poi scrivere un racconto sull'esperienza. Ma quando scopre che l'organizzazione, «uno dei simboli del pronto intervento nei posti del pianeta dove tutto va a pezzi», opera anche a Napoli - la città in cui è nato e cresciuto, e che ha lasciato a ventiquattro anni - Starnone decide di ritornarci. Sergio e Florence - o forse Dario e Lu? - lo accompagnano in una Napoli che non conosceva, dove incontra un'umanità piegata ma non per questo priva di speranza.
Domenico Starnone (Saviano, 1943) è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista italiano.
Ha collaborato e collabora a numerosi giornali (l'Unità, Il manifesto per cui è stato redattore delle pagine culturali) e riviste di satira (Cuore, Tango, Boxer), con temi generalmente improntati alla sua attività di insegnante di liceo.
Ha scritto con costanza su Linus, negli anni '70-'80.
Ha lavorato anche come sceneggiatore; film come La scuola di Daniele Luchetti, Denti di Gabriele Salvatores e Auguri professore di Riccardo Milani sono ispirati a suoi libri.
Il suo libro maggiormente apprezzato, Via Gemito, ha vinto il Premio Strega nel 2001.
Starnone si riconferma essere un genio della letteratura contemporanea, anche con questo breve racconto non si smentisce e non delude chi ama il suo modo di scrivere, sono sempre più convinto che leggerò tutti, ma proprio tutti i suoi libri.
Un breve pezzo diaristico/giornalistico sull'incontro nel napoletano con attivisti di medici senza frontiere, impegnati a difesa della salute di alcune prostitute africane. Bello e giusto parlarne, però Starnone si limita alla sua breve testimonianza, e il risultato è modesto.