Dalle scalinate romane di Trinità dei Monti alle stradine di Napoli, dai boschi siciliani ai sotterranei e ai palazzi di Palermo continua la saga dei Beati Paoli. A cinquant’anni dalle vicende del romanzo che rese famoso Luigi Natoli, la setta degli incappucciati continua ad agire nel buio dei sotterranei e dei vicoli di Palermo. Sarà l’amore tragico e contrastato tra il giovane Cesare Brancaleone, valoroso ma di oscure origini, e la bella e nobile Giovanna Oxorio a far tornare sulla scena gli adepti della setta in difesa dei due giovani, vittime inconsapevoli di un sanguinoso intreccio di passioni e vendette familiari. Al loro fianco si ergono quali paladini della giustizia i due indimenticabili protagonisti dei “Beati Paoli“: Blasco di Castiglione e Coriolano della Floresta, vecchi compagni di avventure ancora una volta insieme nella eterna lotta tra il bene e il male. Sullo sfondo di una Palermo settecentesca bellissima e decadente, si conclude con questo romanzo la saga dei Beati Paoli.
Veniva da una famiglia di ardenti ideali risorgimentali: nel 1860, quando aveva solo 3 anni, sua madre, alla notizia dell'imminente arrivo dei Mille guidati da Garibaldi, fece indossare a tutti la camicia rossa: l'intera famiglia venne arrestata dalle guardie borboniche e portata nella prigione palermitana della Vicaria.
A 17 anni Natoli iniziò a scrivere per i giornali, quindi lavorò come professore di storia in vari licei italiani: pubblicò anche una Storia di Sicilia.
«Ma insomma chi siete, signori?». «Quelli che vedete...». «Io non vedo che cappucci...». «Contentatevi di questi. Che cosa sono i volti? Voi non vedreste nulla di notevole; forse vedreste volti ignoti, insignificanti, di gente comune. Questo cappuccio invece è il segno, il sigillo, è il nostro carattere, è la nostra forza. Esso fa di ogni uomo un simbolo; spegne l'uomo comune, che vive più o meno miseramente, come gli altri; e risorge l'uomo in quanto è la fiamma di un principio, di un sentimento. Noi non siamo quel Tizio o quel Sempronio: siamo i Beati PaoIi; vuol dire una legge: la legge di difesa.
Un’epopea incredibile, Natoli un vero maestro (che meriterebbe molta più notorietà ed apprezzamento).
Pochi riuscirebbero a scrivere un personaggio monumentale come Coriolano Della Floresta.
Seguito e conclusione dei Beati Paoli, strano nessuno stia pensando di proporla come serie TV. Da accostare ai grandi classici come Il Conte di Montecristo, Il Gattopardo, I Promessi Sposi. Trama avvincente, molto prolissa e ridondante nei capitoli sulle giovani coppie del protagonista di questo capitolo ma stupendo nell'amicizia dei vecchi protagonisti Blasco e Coriolano. La triade Sicilia, Napoli e Roma presente nei tumulti delle persone e dei territori. Nuovi fedeli compagni della setta e personaggi secondari che su schermo renderebbero meravigliosamente: Conte di S. Mauro e Don Mariano Ventimiglia. Grandissima forza nei personaggi femminili dopo gli affari di cuore. Cesare pessimo ma valoroso. "Don Antonio di Casalgiordano" esattamente il tipo con potere che tratta di merda il prossimo e non afferra perché lo si odi.
In questo romanzo ho trovato diverse similitudini con I Promessi Sposi. Ci sono due giovani che si vogliono bene, un matrimonio che non s'ha da fare, un romito dal passato misterioso, diversi signori che fanno il bello ed il buono in città spesso affamando il popolo. Alla fine c'è anche una rivolta che ha come pretesto il pane ed il grano. Manca solo la Peste. Non ha la stessa forza del primo capitolo della saga dei "Beati Paoli" ma sa comunque essere a volte ironico nei confronti di chi detiene, o crede di detenere, le leve del potere. Punto di forza di questo libro, come del precedente, è quello di saper descrivere bene le atmosfere dell'epoca settecentesca.
Il volume, imponente come i Beati Paoli, risulta meno intenso alla lettura, forse perché la memoria del primo offusca in parte il secondo. D'altra parte è affascinante seguire il protagonista attraverso Roma, Napoli e solo infine Palermo, perché ancora una volta ciò che conquista più di tutto nei libri di Natoli è la cornice storica, la fotografia del tempo, in cui i protagonisti a tratti passano sullo sfondo. È stato un viaggio lungo e intenso, meno lieve del primo volume, ma comunque consigliato!
(Review pour le t.2 et 3) J'ai un peu moins aimé que le premier tome, notamment parce que les nouveaux héros sont moins attachants que dans le premier. Peut-être un peu long mais reste une lecture agréable si on aime les romans de cape et d'épée et les feuilletons historiques.
Come il suo predecessore, “I Beati Paoli”, “Coriolano Della Floresta” è una lettura appassionante e godibilissima che nelle sue 1758 pagine non annoia neanche per un secondo. Merito della grande abilità narrativa di Luigi Natoli che anche in questo caso ci presenta una trama ricca di intrighi e colpi di scena che va spesso avanti indietro nel tempo nella prima parte e che si arricchisce di svariate ambientazioni e di situazioni differenti nella seconda. Molto interessante (e sorprendente!) è lo sviluppo, rispetto al romanzo precedente, del personaggio di Coriolano ma non aggiungo altro per non spoilerare. La storia comunque non finisce qui! Un terzo seguito, “Calvello il Bastardo”, mi aspetta nel prossimo futuro.