An exploration of what it means to think about psychiatric disorders as "real," "true," and "objective" and the implications for classification and diagnosis. In psychiatry, few question the legitimacy of asking whether a given psychiatric disorder is real; similarly, in psychology, scholars debate the reality of such theoretical entities as general intelligence, superegos, and personality traits. And yet in both disciplines, little thought is given to what is meant by the rather abstract philosophical concept of "real." Indeed, certain psychiatric disorders have passed from real to imaginary (as in the case of multiple personality disorder) and from imaginary to real (as in the case of post-traumatic stress disorder). In this book, Peter Zachar considers such terms as "real" and "reality"--invoked in psychiatry but often obscure and remote from their instances--as abstract philosophical concepts. He then examines the implications of his approach for psychiatric classification and psychopathology.
Proposing what he calls a scientifically inspired pragmatism, Zachar considers such topics as the essentialist bias, diagnostic literalism, and the concepts of natural kind and social construct. Turning explicitly to psychiatric topics, he proposes a new model for the domain of psychiatric disorders, the imperfect community model, which avoids both relativism and essentialism. He uses this model to understand such recent controversies as the attempt to eliminate narcissistic personality disorder from the DSM-5. Returning to such concepts as real, true, and objective, Zachar argues that not only should we use these metaphysical concepts to think philosophically about other concepts, we should think philosophically about them.
veramente ma quanto fai schifo goodreads? pagali due programmatori perché il sito non crashi ogni due minuti magari? :( comunque il libro di zachar mi è piaciuto molto, avevo scritto una rece molto bella (eheh no però era tutta in inglese coi termini giusti credo e le citazioni agli articoli perché sono studiato). è un testo molto dense, probabilmente più utile ai ricercatori che lavorano nella classificazione dei disturbi psichiatrici o ai filosofi della scienza piuttosto che ai clinici; si apre con una discussione molto lunga sulle science wars, che hanno visto la contrapposizione tra scienziati metaphysicamente inflated come weinberg & co. e prima sociologi come latour/bloor e poi postmodernisti apertamente ciarlatani che però qui non sono citati (ma se avete letto sokal, sapete a chi mi sto riferendo!!). zachar si dichiara influenzata dal pragmatismo di william james e tenta di costruire una teoria della verità in queste linee minimaliste - si tratta di rinunciare alla nozione di "corrispondenza" ed evitare le definizioni circolari di "realtà" offerte da certi filosofi: il progetto mi piace molto sebbene qui sia soltanto abbozzato (ok, è un testo di filosofia applicata). questo conduce direttamente alla seconda grande questione di a metaphysics of psychopathology, cioè: quando nasce una polemica - anche e soprattutto in ambito mediatico - riguardo all'eliminazione della bereavement exclusion dal dsm-5 e dunque sorgono domande come "qual è la differenza tra depressione e tristezza?" oppure "la depressione è reale? cioè davvero reale?", non ci sono forse assunzioni essenzialiste implicite, del tipo che i disturbi psichiatrici siano natural kind là fuori che attendono di essere scoperti dai nosologi? i natural kind sono oggetti filosoficamente interessanti perché (a) supportano le inferenze, (b) non dipendono dagli interessi umani ma rifletterebbero la struttura causale del mondo (mmm la filosofia è un mistero..) e (c) "posseggono" un'essenza che determina la loro appartenenza all'insieme del proprio natural kind in modo necessario e sufficiente (ad es. tutti i sample di "oro" sono tali se e solo se hanno come numero atomico 79). lo scopo delle scienze naturali sarebbe dunque quello di riferirsi con progressiva precisione ai natural kind; per dirla con plato, si tratta di sezionare la natura secondo le sue articolazioni. questa teoria in metafisica ha origini nobili & antiche (v. la fisica aristotelica credo?) ma è stata riportata in auge prima da kripke e putnam coi loro esperimenti mentali e poi da fine. zachar porta diversa evidenza in psicologia cognitiva per cui l'essenzialismo sarebbe una risorsa che in certi contesti è utile per ottenere informazioni salienti (ad es. sapere che qualcosa è un cane è più informativo di sapere che è peloso; altresì gelman mostra che bambini molto piccoli attribuiscono un'underlying essence agli oggetti per raggrupparli e inferire qualcosa a partire da questa operazione). zachar propone un modello "tetraedrico" (sì?) delle nozioni della psichiatria dove un termine come "depressione" possiede quattro componenti - in parte è un natural kind (i ricercatori - specie quelli che lavorano contro la dominante psicopatologia descrittiva derivata da kraepelin, v. research domain criteria - stanno progressivamente scoprendo il meccanismo causale nascosto del disturbo depressivo maggiore, oppure, analogamente al modello proposto da van der maas et al. 2006 per il fattore di intelligenza g, il network di sintomi che interagiscono causalmente tra loro producendo le diverse forme di depressione così come le conosciamo), in parte è un practical kind (nel senso che possediamo diverse categorizzazioni dei disturbi mentali a seconda del livello di analisi rilevante, sia esso quello della neurofisiologia o del trattamento clinico), in parte è un concetto che si è evoluto storicamente (sovrapponendosi in modo parziale a malattie come la "melancolia") e in parte è un concetto normativo (ad es. il depresso è colui che reagisce in modo eccessivamente negativo a certi eventi spiacevoli della vita; questo è ancor più evidente coi casi-limite della tassonomia, cioè i disturbi di personalità: v. potter 2006 per un'analisi del termine "manipolativo" in contesti clinici e charland 2004 per la proposta di un "trattamento morale" (lol) degli individui antisociali). zachar spinge così per una concezione anti-essenzialista dei disturbi psichiatrici, antitetica a quella che ha implicitamente influenzato la stesura di certe parti del dsm-iv, cioè l'harmful-dysfunction model di jerome wakefield, sicuramente da rigettare perché troppo speculativo riguardo a quali siano le reali "funzioni" di sistemi relativamente sconosciuti come la personalità o anche soltanto l'amigdala (questo non sarebbe un problema così grande se wakefield non lo proponesse come intrinsecamente descrittivo). certo è che quando zachar parla di come il suo modello - cioè quello della "comunità imperfetta" - avrebbe potuto rigettare malattie mentali palesemente "fittizie" come la drapetomania o l'omosessualità, mi viene il sospetto che i risultati non sarebbero stati granché migliori di quelli implicati dalla proposta di wakefield, se non altro perché zachar per primo sembra minimizzare il ruolo dei mutamenti sociopolitici (e dunque ambientali) nella determinazione di ciò che conta come "dannoso" (ad es., da un punto di vista evoluzionistico non sappiamo se l'omosessualità sia veramente una condizione maladattiva; ma, anche nel caso in cui lo fosse, non necessariamente (soprattutto al mutare del pensiero comune) sarebbe dannosa, dunque il modello di wakefield sarebbe ancora ancora applicabile; quello di zachar è ancora più relativistico, perciò figuriamoci). seguono tante altre cose interessanti che avevo scritto ma non mi va di riscrivere ancora fottiti goodreads 3