Gli esordi di Elsa Schiaparelli (Roma, 10 settembre 1890 – Parigi, 13 novembre 1973) appaiono come una lotta incessante in nome di piccole libertà. Condotta con altre donne che condividono questo slancio. Alla moda ci arriva per istinto, rivalsa, necessità. La sua è una rivoluzione veloce e assolutamente spontanea. A volte in maniera ironica, a volte crudele, la visione dell’abito per Schiap incarna i fantasmi e le ossessioni del desiderio femminile, assecondandone il profondo senso di autonomia. E nel suo correre furioso non è mai sola.
Dopo aver letto “l’ultima rivale di Coco Chanel” non potevo non leggere una biografia di Elsa Schiaparelli! Nella mia biblioteca ho trovato questo libriccino il cui titolo mi ha colpito e che – ho scoperto alla fine- si rifà ad una frase che la couturier disse l’anno in cui chiuse la maison in Place Vendome, e che era inserita in un contesto più ampio di cambiamento e possibilità (Schiap era diventata nonna di due nipotine e sperava in un futuro migliore per loro e per tutti). In meno di cento pagine si ripercorrono gli esordi e la carriera di una donna è arrivata a creare capi di abbigliamento iconici per necessità: doveva essere certa di garantire le migliori cure alla figlia Gogo, affetta da poliomielite. Quanto coraggio in Schiap! Quanta eccentricità e che gusto tutto particolare! Queste sue caratteristiche, però, non emergono ma si leggono tra le righe, attraverso ciò che ha creato partendo dal niente (A dirla tutta aveva iniziato come scrittrice, pubblicando in giovane età una raccolta di poesie). Il taglio della biografia è più orientato alla moda, a come è cambiata la visione del corpo della donna da Poiret in poi; al modo in cui Schiap interpreta il femminile: lo sapevate che negli anni Venti molto abiti femminili erano di tipo sportivo? Completi per il tennis, costumi da bagno. Perché c’era un’associazione dello svago con lo sport. I due concetti erano inscindibili. Da lì parte la Schiaparelli, ma poi va oltre, cambia insieme ai tempi, anche se ha i suoi punti fermi e tra questi Mike, la rifugiata armena incontrata a Parigi all’inizio della sua carriera e che resterà con lei fino alla fine. Aroosiag Mikaelian cuce, ricama e crea per sopravvivere ed è proprio la persona che fa al caso di Elsa: un colpo di fortuna che farà il successo delle due donne. La maison Schiaparelli non si ferma agli abiti sportivi ma darà alla luce collezioni indimenticabili, che hanno al loro interno anche pezzi tipicamente maschili – boleri da torero, spalline e imbottiture, cappe dal taglio militare e vesti da doge trasformati in mantelli da sera. Non cerca la liberazione del corpo femminile già effettuata da Chanel, lei stravolge la “cultura dell’apparire” fregandosene di linee classiche e rassicuranti: stupire, stravolgere, ironizzare sono le parola d’ordine e così nasce la collezione “le Cirque, o la “Paienne”. Solo per citarne alcune. Schiaparelli crea non solo la moda, ma l’evento, l’esperienza. E arricchisce gli abiti di gioielli, accessori – dai guanti ai cappelli- e di profumi. Sperimenta, attingendo dal mondo dell’infanzia, ai colori, ai sogni, a quelle stoffe e quelle sete che stavano nello studiolo della madre. Insieme a Dalì crea il suo rosa Shocking. Ecco, “shocking” rende bene la vita e l’opera di Schiap. In senso buono, ovviamente. E dopo aver letto questa biografia mi sono resa ancora più conto di quanto sia stata grande, di quanto abbia saputo cavalcare l’onda e cogliere al volo i colpi di fortuna. Di quanto sia stata forte e autoironica e coraggiosa. Certi suoi pezzi sono inconfondibili e geniali e, ancora oggi, indossabili. O meglio, forse ancor di più oggi che allora! Quanto era “avanti”! Grazie a questa mini biografia ho scoperto l’aspetto più professionale. E non mi è dispiaciuto, ma io preferisco quelle più incentrate sulle emozioni, la vita personale, ecc.… L’autrice- forse perché esistono già opere di questo tipo- ha preferito concentrarsi su questo aspetto e sulla collaborazione al femminile con Mike. E sono contenta di averla letta. Scorre bene, fornisce molte informazioni sul mondo della moda nella sezione “racconti, letture e altre fonti” e non ripete cose già lette altrove. Per cui il mio voto è 3 stelle e mezzo. Buone letture e alla prossima!
piccolo saggio super interessante sulla stilista, poco da dire, anche se non si ha molto interesse per il campo della moda qui si parla della donna che riesce a prendere decisioni per sè costruendosi un futuro a partire dagli anni 10, più o meno, l'influenza della moda sulla società e come quest'ultima vi reagisce, nonostante ciò trovo sia un po' molto tecnico, non che sia difficile da comprendere ma piuttosto che utilizzi esempi, nomi ed avvenimenti dando per scontato che il lettore ne sia già a corrente, credo però sia quello il pubblico puntato data la lunghezza del libro. Ovviamente nulla che non si possa risolvere con una ricerca veloce man mano che si incontrino suddetti termini, continuerò sicuramente a leggere tutta la collana