Ho letto il romanzo di Sara Lidman su raccomandazione di un’amica svedese, che ringrazio molto. Che dire. È un capolavoro.
Sullo sfondo di una scabra campagna nella Svezia settentrionale di inizio Novecento, destino e scelta si contendono il personaggio di Linda Ståhl. Linda, legittima figlia di un padre fanatico, che come lui causa ferite inguaribili e implora perdono. Linda veggente, che due volte vaticina un destino di morte. Linda che sola conosce la sensibilità di Simon, ma non riesce a proteggerlo da se stessa. Linda, seduttrice per scelta. Linda che insegue lo spirito del villaggio e che mai vi si può abbandonare. Linda che attende la mano di uno straniero che la trascini lontano da un’esistenza corrotta: le parli del bosco, le regali un terreno vergine su cui fiorire. Ma l’attesa è vana e soltanto illusoria. Perché Linda sola conosce il canto della procellaria, e non può illudersi che significhi pioggia.
Quella di Sara Lidman è una scrittura non semplice, grondante di simboli come una nuvola temporalesca, una scrittura che squarcia il velo dell’evidenza e riporta in luce la connessione tra le cose. Una scrittura quasi pascoliana. Che il romanzo successivo non sia stato tradotto, né in italiano né in inglese, mi è fonte di grande tristezza.