Un uomo, un ragazzo, un contadino d'Italia avanza a fatica nei mille orrori della guerra. Francesco non è solo. C'è Berto, il cavallo che non è suo. Si aiutano l'un l'altro, mentre il mondo finisce. Francesco impara che la vita può costare anche la morte dell'anima. Ma a qualcuno devi restare fedele. A una fiaba che ascoltavi accanto al fuoco. A un cavallo. A quella voglia improvvisa e potente di non essere piú lo schiavo di nessuno. Ora Francesco sa perché lui e Berto devono vivere, e tornare nel luogo dove l'ingiustizia è nata.
Nel freddo implacabile di una terra da occupare, razziare, distruggere, dove la leggendaria strega Baba Jaga diventa lo spettro di ogni crudeltà, la Campagna napoleonica di Russia è per Francesco una discesa agli inferi, un incubo a cui cerca di sfuggire insieme a Berto, il cavallo da tiro che ha in custodia. Un impietoso viaggio nel luogo in cui ogni umanità è annientata: dal gelo, dalla fame, da un primordiale istinto di sopravvivenza. Con il nitore di una lingua asciutta e lirica nello stesso tempo, Eraldo Baldini scrive un romanzo dove a fare paura, questa volta, è il mistero stesso dell'esistenza: la lotta ostinata contro la morte che, proprio mentre spoglia di ogni dignità, accende un sentimento di rivalsa.
Ha iniziato a dedicarsi alla narrativa dalla fine degli anni ottanta, dopo essersi specializzato in antropologia culturale ed etnografia ed avere scritto diversi saggi in quei campi. La sua prima produzione a carattere mystery è la raccolta di racconti Nella nebbia pubblicata dallo stesso editore degli studi sul folklore romagnolo; la rinomanza di Baldini cresce poi gradualmente da quando, nel 1991, vince il Mystfest di Cattolica con il racconto Re di Carnevale. Per la sua narrativa viene coniato il termine di «gotico rurale» perché Baldini è riuscito a trasportare un genere tipicamente anglosassone e (negli autori moderni) tipicamente cittadino, nei panorami familiari della campagna romagnola. Oltre ad essere un romanziere affermato in Italia e all'estero, Eraldo Baldini è anche sceneggiatore, autore teatrale e organizzatore di eventi culturali. Nei giorni 14 e 15 aprile 2009 viene trasmessa su Rai Uno la fiction Mal'aria, tratta dall'omonimo romanzo.
Nella prima parte troviamo il Baldini gotico-rurale che conosciamo, un’ambientazione contadina condita da leggendarie credenze che ci attraggono e ci scuotono, mettendoci addosso una bella, atavica paura. Nella seconda conosciamo invece un Baldini del tutto nuovo, che ci racconta la discesa del protagonista, un semplice contadino romagnolo, negli inferi della Campagna di Russia: il freddo, la fame, i morti, l’istinto di sopravvivenza, un orrore quotidiano narrato con crudezza. Infine, i due Baldini che si uniscono in un sorprendente finale di riscatto. Comunque lo leggi, Baldini è un autore che non delude mai. Talentuoso, abile, versatile narratore di esistenze, capace di parlarci, con una scrittura magnetica, di tutto ciò che è necessario.
Eraldo, lassa ban ster (che è emiliano più che romagnolo ma si capisce lo stesso…)
Mi domando come, a Baldini così abile ed efficace nel rappresentare l’ambientazione della Romagna, di montagna (Come il lupo, Terra di nessuno) o di pianura (Mal’aria, Faccia di sale), punto di forza dei suoi romanzi e racconti, sarà venuto in mente di pescare la location del suo nuovo romanzo addirittura in Russia! E ugualmente mi domando perché la sua capacità di trasfigurare la realtà nel fantastico, nelle leggende e nei miti, sia stata qui sacrificata ad una narrazione improntata a un assoluto realismo.
Che si sia stufato dei “suoi” temi prediletti? Che non voglia essere rinchiuso nel cliché di cantore della terra romagnola? Che abbia pensato di prendersi una vacanza e lasciarsi catturare dal fascino di terre lontane (peraltro ben poco affascinanti)?
Qualunque sia il motivo spero soltanto che si sia tolto lo sfizio e torni a battere i territori letterari che meglio gli si addicono lasciando Napoleone ai francesi: c’è Garibaldi, del cui passaggio sono costellate di insegne e cippi le terre, le antiche magioni e le pinete di mezza Romagna, che bisogno c’è di inseguire gli eroi altrui?
Una stellina in più per il finale militante e fuori dalle righe del racconto storico tradizionale (e qui mi fermo per evitare spoiler…)
Questo libro mi è piaciuto davvero molto, non lo avevo mai sentito nominare, ma già il titolo ha conquistato il mio cuore. E' scorrevole e assolutamente interessante, viene descritto l'orrore della guerra vissuta da Francesco, un semplice soldato, e Berto, il cavallo a lui affidato, anche il finale è fortunatamente realistico e non banale.
Sempre pulita la scrittura di Baldini, schietta e onesta. La storia è cruda, è una guerra raccontata senza esclusione di colpi, con i dettagli del dolore fisico, della lacerazione della carne cosi come dell'anima. La storia di un uomo onesto che viene obbligato alla leva dal suo fattore, avendo in realtà il diritto di non partire per motivi familiari. Francesco, ingenuo e servile parte, lasciando le sue donne e assistendo alla vista del dolore altrui, provandone anche direttamente sia di fisico che morale. E le violenze cui assiste non sono ripetibili, vanno oltre l'umana comprensione. Per cosa? Per tornare a casa svuotato, smagrito, morto dentro per poi trovarsi senza casa, con le promesse fatte da chi lo ha mandato all'inferno e lo ha poi tradito. Cerca una via d'uscita, estrema, non sua, ma purtroppo l'unica dopo che la guerra ha stravolto ogni sua piccola certezza.
Come si spiega la Guerra e il suo orribile mistero, ovvero Nevicava Sangue di Eraldo Baldini. L'innocenza calpestata, violata, annientata dall'esperienza della Guerra, ma soprattutto dall'esperienza dell'estremo. Francesco, giovane bracciante della romagna di inizio '800, è costretto a partire con lòe armate di Napoleone alla conquista della Russia. Scritto con linguaggio pulito e bello, una storia di puro orrore di chi si trova scaraventato, masticato e risputato da un orribile mostro, la Guerra, metaforicamente identificabile nella Baba Jaga delle fiabe russe. Davvero molto, molto bello e commovente.
Dramma storico sull’inferno di gelo e sangue che fu la campagna di Russia napoleonica vista da uno stalliere ravennate. Narrato in terza persona e al presente, scelte che non capisco fino in fondo, il romanzo va avanti piuttosto veloce, da villaggio in cenere a fiume da attraversare. Gli scenari sono raccapriccianti ma non abbiamo mai il tempo di calarci appieno nella sofferenza perche’ Baldini, che ha studiato la vicenda, preferisce raccontarci la cronologia degli eventi. E visto che e’ Baldini ci spolvera sopra anche un richiamo a streghe e folk horror. Interessante, non il meglio in bibliografia, ma comunque buono.