"Chi vincerà? Ci vuole un cambiamento di costume, culturale. Vincerà chi capisce che il gioco è cambiato e che bisogna farne uno completamente nuovo. Ci volevano un altro tipo di persone, un altro modo di fare politica. Un'altra solidità, un altro rigore. Un'altra integrità." Nanni Moretti
Dal sogno della Canzone popolare di Ivano Fossati, l'inno dell'Ulivo, ai centouno che a volto coperto hanno eliminato Romano Prodi dalla corsa per il Quirinale. Dalla democrazia dei cittadini alla palude delle larghe intese. È il risultato di una guerra civile a sinistra durata vent'anni. Una catena di ambizioni personali, rivalità tra capi, logiche di conservazione degli apparati che ha spezzato la speranza di un partito nuovo e ha condotto a sconfitte disastrose. Una debolezza culturale, istituzionale, perfino etica, che si è conclusa con una catastrofe. Questa è la prima storia del centrosinistra della Seconda Repubblica, in presa diretta. Un diario personale e politico. Con le voci di quattro protagonisti, Romano Prodi, Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Arturo Parisi, e di un testimone d'eccezione, Nanni Moretti. Le vittorie, le cadute, i duelli. I leader e i personaggi minori, le loro debolezze e i voltafaccia, le rivelazioni di un traditore. Ma anche il racconto del popolo dell'Ulivo, che si muove come un fiume carsico e irrompe a sorpresa. I movimenti, i girotondi, le file ai gazebo delle primarie che spesso capovolgono i risultati già un'incredibile riserva di passione e di militanza nei tempi delle appartenenze liquide e dell'anti-politica crescente. Il ritratto di una, due generazioni che non ci stanno a farsi tradire da chi ha sbagliato più forte.
Una tribolazione,... il ricordare. Come mancare puntualmente ad ogni appuntamento con la svolta, deliberatamente, scientemente. Come azzoppare con metodica costanza ogni possibilità e volontà di cambiamento, come deludere gli elettori, o tutti quelli che hanno sperato una rivoluzione democratica, oltre i partiti incancreniti dal connubuio secolare, dalla consorteria, dai larghi accordi. Come ostacolare, anzi, andare contro la volontà di buona parte della società civile che desidera uscire dalla palude del berlusconismo... E' questo, in sintesi, il messaggio che mi sembra di aver tratto dalla lettura di questo libro. Tranne pochissimi individui, è un'intera classe politica, che si autodefinisce di centro-sinistra, responsabile del blocco di ogni riforma, di ogni cambiamento, per miopia, per spirito di conservazione, per mancanza di coraggio, per faziosità e spirito di parte, priva di ogni lungimiranza, insensibile, sclerotica, autoreferenziale, attaccata al "posto", interessata ai rimorsi elettorali anche dopo un referendum popolare che aveva deciso l'abolizione del finanziamento ai partiti; e poi, suddita e subalterna al "fascino" del "gran malfattore e furfante", lo stupratore della democrazia. "Con questi dirigenti non vinceremo mai!" aveva urlato profeticamente Nanni Moretti a Piazza Navona nel lontano 2 febbraio 2002, e in effetti sembra che i dirigenti dei DS-PD, PPI, Margherita etc., abbiamo fatto di tutto per perdere sempre. Se avete voglia, leggetelo questo libro di Marco Damilano, se avete anche voglia di incazzarvi e rodervi il fegato. L'autore scrive citando dichiarazioni, brani di discorsi dei protagonisti, oltre che sulla base di appunti suoi, elaborazioni e riflessioni. Quando parlano i D'Alema e &, il libro diventa noiosissimo che verrebbe voglia di buttarlodalla finestra; ma non è colpa del libro, sono così i protagonisti; mai un afflato, mai una speranza, un colpo d'ala in questo cieco carcere che è diventata l'Italia berlusconiana. Fortuna il capitolo su Nanni Moretti e qualche altro...
Dal sogno della Canzone popolare (la canzone di Ivano Fossati scelta come inno dell’Ulivo), ai centouno che hanno eliminato Romano Prodi dalla corsa per il Quirinale (dopo averlo eliminato dal Governo qualche anno prima): tutti gli errori del centrosinistra, tutti le lotte interne, le occasioni perse, la distanza siderale dalla "società civile". Chi vuole cambiare il centrosinistra dovrebbe leggersi questo saggio. Interessante il racconto anonimo di un parlamentare PD che spiega lo stato di sbando durante le fasi della rielezione di Napolitano.