Nelle culture occidentali la città è stata a lungo immaginata come spazio dell'Integrazione sociale e culturale. Luogo sicuro, protetto dalla violenza della natura e degli uomini, produttore di nuove identità, sede privilegiata di ogni innovazione tecnica e scientifica, culturale e istituzionale. Nella città occidentale ricchi e poveri si sono da sempre incontrati e continuano a incontrarsi, ma sono anche sempre più resi visibilmente distanti. Oggi più che in passato, nelle grandi aree metropolitane, le disuguaglianze saltano agli occhi e strategie di distinzione ed esclusione sono state spesso favorite dallo stesso progetto urbanistico. Bisogna tornare a riflettere sulla struttura spaziale della città, riconoscere l'importanza che nel costruirla ha la forma del territorio. Tornare a conferire agli spazi urbani una maggiore e più diffusa porosità, permeabilità e accessibilità; disegnarli con ambizione, tenendo conto della qualità delle città che ci hanno preceduto e ragionare di nuovo sulle dimensioni del collettivo.
O livro traz insights muito bons, é safo em analisar a perspectiva de desigualdade pela ótica dos "ricos". A linguagem é difícil em alguns momentos, fiquei me questionando se era mais um problema de tradução ou da própria escrita, que por vezes fica confusa (frases muito grandes, sem sujeito claro ou fora de ordem). No geral, uma excelente leitura para embasamento e reflexão sobre a desigualdade social nas cidades.
Saggio che rilegge e analizza il ruolo delle discriminazioni sociali su base economica nella composizione delle città degli ultimi decenni, inquadrandolo come una delle problematiche poste dalla cosiddetta "nuova questione urbana". Partendo dall'illuminante presupposto che il privilegio economico si traduce sempre in privilegio spaziale, il libro ripercorre le strategie di esclusione e di segregazione messe in atto da ambo le parti, e di come la retorica della paura messa in campo dalle istituzioni sia stata spesso fondamentale per la creazione di fenomeni quali la "città diffusa" o le "gated communities". Trovo molto densa di significati la conclusione: il progetto dello spazio pubblico, la pianificazione delle connessioni, la costruzione della "porosità urbana" dovranno essere gli strumenti dell'urbanistica del prossimo futuro. E' chiarissimo il peso morale delle azioni di chi progetterà la città del futuro: se il capitale economico è anche capitale spaziale, parte delle responsabilità per appianare le diseguaglianze sociali è affidata ai progettisti. Una chiosa che echeggia di monito e presa di coscienza.
Lo stile è molto limpido, adatto al taglio analitico, l'autore non si concede inutili digressioni teoriche, ma arriva subito al cuore della trattazione, senza al contempo trascurare casi ed esempi significativi. Lo reputo in generale accessibile a qualunque tipo di lettore, anche a chi non è pratico della materia.
3 stelle, è stata una lettura utile per approfondire temi di grande rilevanza per le città contemporanee. That's it.
Libro letto per preparare un esame, direi che é già abbastanza esplicativo così. L’analisi riportata da questo libro é anche abbastanza attuale, a parere mio, c’é molta distinzione tra il “bel quartiere” (= buon quartiere) e tra il “ brutto quartiere” (= malfamato). Spesso questa distinzione apparente poi va anche a riflettersi sui pregiudizi che una persona si fa sulle persone che vivono in un determinato quartiere. Bernardo Secchi ne ha fatto una buona analisi, e soprattutto molto utile nel momento in cui teorizza e progetta degli ambienti che vanno a smontare questa distinzione creatasi nel corso degli anni. Ho apprezzato veramente tanto il linguaggio, semplice, sintetico e mirato, che ha reso facile la lettura anche a chi non é pratico della materia o comunque a chi non ne é particolarmente appassionato.
Lectura recomendada a todos aquellos arquitectos y urbanistas que asuman su papel transformador en el mundo. Secchi aclara muchas de las cuestiones que acompañan al urbanismo y a las desigualdades sociales, pero siempre desde la propuesta de la reflexión. Invita a crear ciudades y espacios más justos, más democráticos y para todos
En general, es un buen manifiesto que entiende el urbanismo y el problema de la ciudad como causa más que como consecuencia de las desigualdades sociales. Sin embargo es un poco denso y me hubiese gustado que se desarrollasen mejor las ideas y los factores.