«Voi sareste gli essere umani che io ho giurato di proteggere sacrificando il mio corpo di uomo?»
Quando, con le mie titubanze iniziali, ho deciso di cominciare Devilman, tutto mi sarei aspettata tranne la piega che questo volume prende. Credevo che fosse una storia sostanzialmente classica, con il tipico protagonista dall'animo puro che tenta di contrastare le avversità con tutte le sue forze – un comune shonen, dove il bene riesce sempre a prevalere alla fine. Ma non c'è nulla di comune in quest'opera di Go Nagai, e non c'è neanche una conclusione lieta. C'è solo il male, in tutta la sua inevitabile brutalità.
Più si procede con la lettura, più si resta sconvolti dalle atrocità che impregnano le pagine. La reale natura di Ryo, l'uccisione dei coniugi Makimura, la decapitazione di Tare, Miki fatta a pezzi, la distruzione completa della razza umana – un crescendo dell'orrore, che culmina con la battaglia decisiva tra i demoni e l'esercito dei Devilman, tra Amon e Satana, tra Akira e Ryo. Dello scontro, però, non viene mostrato quasi nulla, perché Go Nagai preferisce concentrarsi su un ultimo dialogo tra Akira e Ryo. Satana ripercorre tutta la storia dei demoni, dalla loro creazione al loro ritorno sulla Terra abitata dagli uomini, rendendosi conto troppo tardi dell'errore che ha commesso decidendo di sterminarli tutti.
Solo alla fine, quando chiede perdono ad Akira – l'uomo di cui si è innamorato, che ha spinto a diventare Devilman nel tentativo di salvarlo dal genocidio dell'umanità –, realizza che ormai anche lui è morto, che si è abbandonato ad un sonno eterno.
Finisce così "Devilman" di Go Nagai, un'opera che è riuscita a sconvolgermi nel profondo con tutta la sua splendente amarezza e che sono orgogliosa di aver aggiunto alla mia collezione manga. È un pezzo di storia a cui tutti dovrebbero approcciarsi una volta nella vita, soprattutto per la critica lucida che il sensei fa alla natura sostanzialmente malvagia degli uomini.